Tema della XIII edizione “Il Paesaggio delle aree interne”

Al via dal 24 al 28 agosto la Scuola di paesaggio “Emilio Sereni” 2021, dedicata quest’anno al “Paesaggio delle aree interne”.

La Scuola di Paesaggio intitolata a Emilio Sereni, importante storico del paesaggio agrario italiano, è una delle più consolidate esperienze formative sui temi paesaggistici e si propone quale sede di elaborazione di linee strategiche per il governo del territorio. Allestita nella sede dell’Istituto Cervi a Gattatico (RE), dove è conservato anche il patrimonio librario e archivistico di Sereni, costituisce una feconda occasione d’incontro fra università, scuola e governo del territorio. Con una impostazione pluridisciplinare, la Scuola è rivolta a coloro che sono impegnati nei diversi campi dell’istruzione e della formazione, della ricerca, dell’amministrazione pubblica, delle professioni, dei musei e dell’associazionismo culturale e ambientale.

L’edizione di quest’anno riguarda la parte più estesa del territorio italiano, quella delle colline e delle montagne, dei fiumi e delle paludi, cioè tutte quelle realtà essenzialmente rurali che sono state marginalizzate dal processo di sviluppo dell’età contemporanea e che oggi tornano alla ribalta come contenitori di patrimonio, risorsa per il futuro e ambiti di sperimentazione di un nuovo rapporto tra uomo e natura, a sua volta generatore di paesaggio, di economia, di società.

La XIII edizione della Scuola “Emilio Sereni” propone dunque un percorso articolato con varie metodologie didattiche. Il piano formativo è articolato in una lectio magistralis iniziale, alla quale seguiranno tre sessioni di lezioni frontali con discussione dedicate a: Territorio e ambiente, Società e culture, Economie e politiche.

Attraverso le lezioni, i laboratori e le uscite didattiche, ciascun partecipante alla Scuola avrà la possibilità di approfondire e sperimentare, in una feconda interazione con gli altri allievi, i docenti e i tutor, letture e interpretazioni sul declino delle aree rurali e sulle strategie per una possibile rinascita delle aree interne nelle loro molteplici forme e con i loro riflessi paesaggistici, con la finalità di arricchire il proprio profilo culturale, scientifico e/o professionale. Ulteriori opportunità di dibattito e di approfondimento sono costituite da iniziative collaterali (mostre, film, presentazioni di libri, colazioni e cene sociali, ecc.) che caratterizzano da sempre la Scuola “Emilio Sereni”, che viene così a configurarsi come una occasione di full immersion finalizzata alla trasmissione di conoscenze e alla formazione di competenze sulla didattica, la progettazione e le politiche del paesaggio come parte significativa della più ampia sfera di governo del territorio e dei necessari processi di rigenerazione territoriale.

Il declino delle aree rurali e interne è cominciato presto, è ancora in corso e si riflette nel paesaggio. Emilio Sereni aveva colto la portata di questa grande trasformazione parlando, già negli anni ’50, di “preludio alla disgregazione del paesaggio agrario” collegata alla diminuzione della superficie coltivata, del pascolo e delle pratiche boschive, allo spopolamento di interi villaggi e all’abbandono dei poderi in ogni provincia italiana “specie nella montagna e nell’alta collina”. Era, allora, un processo inverso e per molti aspetti speculare rispetto al nascente boom economico, con forti migrazioni interne (e non solo) verso le città, le coste e i poli industriali. In questo senso hanno agito in modo convergente fattori di attrazione urbana e di espulsione rurale, fattori economici e fattori socioculturali con l’affermarsi di nuovi stili di vita e di nuove forme di comunicazione. Così, gran parte dell’Italia ha subito processi di abbandono e di spopolamento, di rarefazione sociale e produttiva, di degrado ambientale e paesaggistico, con il risultato che tanti luoghi sono stati lasciati soli e che abbiamo inconsapevolmente partecipato alla decostruzione del paesaggio, oppure contribuito a costruire un nuovo paesaggio, più informe e semplificato. Si è venuta formando una grande periferia italiana come contraltare dei fenomeni di urbanizzazione e di litoralizzazione della popolazione e delle attività produttive.

La Scuola si occupa di questi territori progressivamente marginalizzati, non solo della montagna e della collina interna, o dei fondovalle secondari; non soltanto delle aree pilota individuate come “interne” dalla SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) definite in base alla collocazione geografica e agli indicatori di accessibilità, ma anche dei borghi rurali e delle zone pianeggianti dimenticate, quelle dove si è assistito ad una perdita di importanza del patrimonio territoriale (naturale, agrario, architettonico, materiale o immateriale) accumulato nella storia. La lettura dei caratteri e delle trasformazioni paesaggistiche, così come l’analisi della situazione attuale e la messa a fuoco delle prospettive future in termini di pianificazione e di una possibile rinascita territoriale, saranno i contenuti di fondo delle lezioni e dei laboratori, con l’obiettivo di contribuire alla la riconversione ecologica del Paese, per la quale proprio le aree interne potranno rappresentare luoghi di elaborazione e sperimentazione di buone pratiche per lo sviluppo sostenibile, per un’economia circolare dove le sfide del lavoro, della transizione energetica e della produzione di beni e servizi ambientali non siano in contrapposizione e dove l’impronta ecologica sia più accettabile. A questa visione strategica, alternativa e dinamica, saranno orientate le attività della Scuola, proponendo un metodo olistico e integrato indispensabile per la lettura dei fenomeni territoriali, per la loro comprensione e per la formulazione di scenari futuri. Le indicazioni scaturite dall’attività della Scuola confluiranno in un documento sintetico da proporre come ‘linee guida’ ai livelli istituzionali interessati e alla sfera dei decisori politici.

Affrontando questi temi, la Scuola di paesaggio non si limita all’orizzonte scientifico e didattico, ma intende essere un punto di riferimento per le politiche – locali, regionali, nazionali – al fine di una pianificazione orientata alla salvaguardia del paesaggio agrario, tramite la ricostruzione delle trame storiche e il governo ragionato delle trasformazioni, per contrastare lo spopolamento e l’abbandono delle aree rurali e montani e più in generale delle aree interne, promuovendo un ruolo attivo delle comunità locali, una più avanzata collaborazione dei diversi livelli istituzionali e forme di partecipazione della popolazione al governo del territorio.