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Biologico, il fattore prezzo fa da traino in Europa

2019-03-12T12:45:11+01:0012 Marzo 2019|Cia nazionale|

Il rapporto della Commissione sulla crescita dell’agricoltura bio nei Paesi dell’Unione

Tra il 2010 e il 2017 si è registrato un significativo aumento della superficie agricola dedicata all’agricoltura biologica nei paesi Eu. La superficie agricola dedicata al biologico ha raggiunto il 7%, con un aumento del 70% rispetto al 2009, di cui quasi la metà è concentrata in quatto Paesi: Germania, Francia, Italia e Spagna. Questo riflette le dimensioni del mercato europeo, il secondo dopo gli USA, con quasi 34,3 miliardi di vendite al dettaglio di prodotto biologico nel 2017.

I dati sono riportati dal report sull’agricoltura biologica della Commissione Ue. Il documento è disponibile integralmente su ec.europa.eu. Secondo l’analisi della Commissione, il crescente consumo interno ai Paesi europei è complementare a un massiccio aumento dell’import. L’analisi è particolarmente importante ora che nel Parlamento italiano è in via di approvazione il disegno di legge sul biologico, che secondo Cia-Agricoltori Italiani contiene gli strumenti necessari a favorire lo sviluppo di un settore in continua crescita e dal forte impatto economico, ambientale e sociale.

La forza trainante di questa crescita, secondo il report è legata al prezzo, perché i prodotti sono commercializzati con una maggiorazione che arriva fino al 150%, se paragonati ai non biologici. Di contro, la resa media delle aziende agricole biologiche è inferiore dal 40% (Germania) all’85% (Italia), rispetto alle convenzionali. Queste differenze di rendimento non sono comunque costanti: nel settore del latte bio, per esempio, i volumi produttivi sono più in linea con la media delle colture convenzionali. Il report ha rilevato che la ricerca e l’innovazione contribuiscono all’evoluzione del settore e nuove efficienti pratiche biologiche stanno avendo un impatto significativo sulla resa produttiva.

Complessivamente, nel 2016 c’erano quasi 250mila aziende agricole biologiche nei Paesi Eu e il numero totale di aziende agricole bio è in aumento. Sono nati 14mila nuovi operatori tra il 2010 e il 2017, il dato è stato parzialmente ridotto da alcuni produttori biologici ritornati all’agricoltura convenzionale. Il motivo di questa riconversione è da imputare principalmente alla mancanza di domanda locale, eccesso di burocrazia, alti costi di certificazione e raccolti negativi.

Le importazioni di alimenti biologici in Ue sono arrivati a 3,4 milioni di tonnellate nel 2018. La Cina è il principale fornitore con oltre 415mila tonnellate di produzione fornite al mercato europeo, pari al 12,7% del mercato totale. Anche Ecuador, Repubblica Dominicana, Ucraina e Turchia hanno significative quote di mercato. Le importazioni costituiscono una parte importante del mercato per i prodotti biologici e aumentano la scelta dei consumatori perché spesso forniscono prodotti assenti o difficilmente coltivabili in Europa. Particolarmente significativa la domanda di frutti tropicali, spezie e frutta secca, oltre a cerali e riso bio.

La lentezza del periodo di conversione al biologico per un terreno agricolo (3 anni, circa) rappresenta l’ostacolo maggiore per ridurre il divario fra la crescita della domanda e l’attuale offerta del comparto bio. Nelle conclusioni del report, dunque, il mercato dei prodotti biologici non è ancora maturo ed è prevedibile un’ulteriore crescita sia della produzione interna che del volume delle importazioni. L’agricoltura bio è un’efficace risposta ai trend emergenti della domanda di consumi alimentari, dal veganismo alla crescente attenzione di prodotti locali e nei prossimi anni le innovazioni tecnologiche e digitali potranno ridurre i costi di produzione, con un impatto significativo nei costi per gli imprenditori agricoli e nei prezzi al consumo.


Fonte: Cia nazionale

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