L’ultimo episodio nel novarese, con la morte di due calciatori. In Italia ormai quasi 2 milioni di capi. 10mila incidenti stradali l’anno sono causati da animali selvatici

La sciagura stradale avvenuta stanotte nel tratto della novarese della A26, causata ancora una volta dall’impatto tra cinghiali e un’autovettura, è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi drammatici che vede protagonisti gli animali selvatici.

È, dunque, urgente intervenire su una questione ormai fuori controllo. Lo afferma Cia Agricoltori Italiani, rilanciando la sua proposta di modifica alla legge 157/92 che regola la materia, su cui è mobilitata anche attraverso il progetto “Il Paese che Vogliamo”.

«Sono anni che come Cia Toscana – sottolinea il presidente Luca Brunelli – insistiamo a tutti i livelli che venga risolta questa problematica che crea danni economici inestimabili alle colture e alle aziende agricole, ma crea anche incidenti molto gravi come quello che abbiamo visto oggi in Piemonte, talvolta mortali. È l’ora di intervenire in maniera drastica, garantire un equilibrio tra presenza di fauna selvatica, attività economica e sicurezza dei cittadini riducendo la presenza di ungulati, rappresentano una vera priorità per una politica di governo del territorio, il cui perseguimento non può essere delegato ai soli cacciatori. L’attuale consistenza della fauna selvatica è insostenibile».

Una riforma radicale, già presentata a Camera e Senato, nata dopo il sostanziale flop delle misure tampone adottate negli ultimi anni – spiega Cia -. Il proliferare dei cinghiali, passati da una popolazione di 900 mila capi in Italia nel 2010 ai quasi 2 milioni di oggi (+111%), crea danni milionari all’agricoltura (circa 50-60 milioni di euro l’anno), e non solo. Aumenta il rischio di malattie (in aumento in Europa i casi di Peste Suina Africana), provoca incidenti stradali sempre più frequenti – circa 10mila ogni anno – e minaccia la sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane.

Per questo è necessario riscrivere e aggiornare la legislazione sulla fauna selvatica, ormai obsoleta e totalmente carente sia sul piano economico che su quello ambientale. Per invertire la rotta, la proposta normativa lanciata da Cia: sostituire il concetto di “protezione” con quello di “corretta gestione”, non delegare all’attività venatoria le azioni di controllo della fauna selvatica, ma prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario; rafforzare l’autotutela degli agricoltori e garantire il risarcimento integrale dei danni subiti.