Intanto si avvicinano i termini di legge abituali: fino al 15 aprile sotto gli 800 metri. Orlandini, presidente Cia Toscana Centro: Operazioni devono ripartire per non compromettere prossima stagione

«Tutte le operazioni in bosco devono ripartire al più presto, altrimenti non saremo in grado di poter ripartire per il prossimo autunno e costretti a subire una imponente importazione di legname dall’estero, Est Europa in particolare».

A sottolinearlo è Sandro Orlandini, presidente Cia Toscana Centro, che si fa portavoce del malcontento delle aziende silvicolturali e forestali della provincia di Pistoia e nella zona del Mugello (Fi), visto che il taglio del bosco non rientra fra le attività permesse dai codici Ateco, al pari delle altre attività agricole.

È permesso infatti il taglio solo per rifornire le caldaie a biomasse per questa stagione, ma ormai, ad aprile – spiega Cia Toscana Centro – e con le temperature ormai primaverili, la “stagione delle caldaie” può considerarsi conclusa. C’è quindi preoccupazione perché in questo periodo si taglia il bosco in vista del prossimo autunno-inverno, ma ad oggi, non è permesso.

E il tempo stringe: «Il taglio del bosco ceduo – continua Orlandini – va verso la scadenza dei termini di legge (15 aprile sotto gli 800 metri; e 15 maggio sopra gli 800 metri) e il bosco come sappiamo inizierà a ricacciare e a crescere. Quindi un ritardo nelle operazioni di sgombro delle tagliate inevitabilmente vedrà danneggiato il nostro già fragile patrimonio forestale. La primavera – aggiunge il presidente Cia – è sicuramente la stagione dove le operazioni in campagna si fanno con maggiore produttività e mancando una quantità importante di biomassa ci troveremo ad importare dall’estero quantità di legname».

Inoltre, da non sottovalutare, il problema per chi ha già le piante in casa da mettere a dimora nei rimboschimenti. Poiché tra qualche giorno saranno da buttare in quanto secche.

Nei giorni scorsi l’assessore regionale Remaschi aveva scritto al ministro delle politiche agricole Bellanova per far presente il problema. Nessun divieto di vendita di legna da ardere, pellet e cippato a privati cittadini, come aveva precisato la Cia Toscana Centro, facendo chiarezza fra i consumatori ma anche fra le aziende agroforestali. Il problema più grave è adesso quello del taglio.