Si è svolta a Siena l’assemblea della Cia provinciale: molti i temi e le problematiche del settore

“I motivi delle proteste degli agricoltori in Europa sono gli stessi che affliggono l’agricoltura italiana, toscana e senese, che, come Cia Siena abbiamo ribadito più volte negli ultimi mesi e anni. Come durante la manifestazione che si è svolta a Roma nello scorso mese di ottobre “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri”, nell’assemblea nazionale di novembre e nell’assemblea regionale. La Pac è da rivedere: non deve più essere punitiva, ma incentivante; tuteli ed incrementi il reddito delle imprese”.

Lo ha sottolineato il presidente di Cia Agricoltori Italiani di Siena, Federico Taddei, in occasione dell’assemblea provinciale che si è svolta oggi a Siena- nella sede della Camera di Commercio -, di fronte ai soci agricoltori, con la moderazione del direttore provinciale Roberto Bartolini, del presidente regionale, del senatore Silvio Franceschelli, del presidente della Provincia di Siena, Davide Bussagli, e del presidente della Camera di Commercio di Siena e Arezzo, Massimo Guasconi.

“Come Cia Siena siamo presenti ed in prima linea, stiamo organizzando incontri con gli agricoltori e riunioni degli organi per arricchire le nostre elaborazioni e proposte – aggiunge Taddei -; il nostro impegno è capillare e diffuso, pretendiamo risposte. Sicuramente rafforzeremo le nostre iniziative e la mobilitazione nelle diverse forme, un impegno costante e continuo a tutela dell’agricoltura e degli agricoltori che sono fondamentali per l’economia della regione e del nostro paese”.

“La crisi dell’agricoltura sta andando avanti da troppo tempo, negli ultimi due anni siccità e alluvioni, situazione climatiche avverse che hanno portato nel 2023 a cali di produzione. Problemi storici della fauna selvatica, che si stanno aggravando, non solo con gli ungulati ma anche i predatori che stanno mettendo a rischio la pastorizia, rischiando lo spopolamento delle aree marginali. In provincia di Siena, veniamo da un’annata molto difficile: il nostro territorio che da valore ai prodotti ci ha salvato negli ultimi anni, filiere a forte rischio, gli allevamenti allo stremo, i cereali in grande difficoltà anche per l’inflazione che ha fatto aumentare le materie prime. Per vino e olio, la riduzione del 40% di produzione, ha ovviamente messo a dura prova anche le aziende in provincia di Siena”.

Ma non basta – sottolinea la Cia Siena: i costi della produzione superano di gran lunga i ricavi, soprattutto a causa dell’aumento vertiginoso del costo delle materie prime ma anche a causa di un prezzo alla vendita che equipara i cereali a qualunque altro prodotto industriale e che quindi risulta essere sostenibile solo in terreni altamente produttivi come quelli padani mentre da noi possono portare solo all’abbandono. Un processo che non ci possiamo permettere e che quindi dobbiamo contrastare anche a livello locale perché nelle condizioni attuali la PAC non è più sufficiente come integrazione al reddito e teli settori non sono in grado da soli (con le condizioni attuali) di poter sopravvivere. “Per contro però, hanno un grande valore paesaggistico e ambientale. Pensiamo a cosa sarebbe la Val d’Orcia senza i campi coltivati e ci renderemo subito conto del danno che si potrebbe verificare” aggiunge Taddei.

Il sistema agricolo dipende dalle scelte di più soggetti: politiche, strategie, procedure ed adempimenti che vengono definite dall’Europa, recepite ed attuate dagli Stati che possono agire con una certa flessibilità, ed applicate dalle Regioni e dagli organismi pagatori. Un’Europa che sembra mettere i bastoni fra le ruote agli agricoltori, con una Pac da rivedere e norme sui fitofarmaci che vanno a favorire la concorrenza estera, costi di produzione sempre più alti causa anche la congiuntura internazionale e remunerazione per il mondo agricolo in ribasso, su tante filiere primarie.

I temi dell’agricoltura

Valore lungo la filiera – Stiamo proponendo una legge quadro per il riconoscimento del valore delle produzioni delle imprese agricole lungo la filiera, prima di tutto garantendo l’equo compenso, certificato e incentivando gli accordi di filiera, prevedendo interventi efficaci per la riduzione dei costi di produzione dal carburante agricolo, ai costi energetici e degli altri fattori di produzione.

Centralità aree interne e agricoltura familiare – Proponiamo norme che valorizzino il ruolo dell’agricoltura familiare nelle aree interne del Paese, dove è necessario uno snellimento burocratico e il riconoscimento economico per chi, da sempre, agisce come custode del territorio.

Consumo di suolo zero – Partendo dalle esperienze legislative di alcune regioni, proponiamo una legge quadro per il consumo zero del suolo agricolo. Quindi, il no a nuove cementificazioni o a pannelli solari a terra.

Risorsa acqua – Subito un Piano strategico nazionale per la costruzione di grandi invasi a usi plurimi, che, insieme a soluzioni aziendali, facciano fronte al problema della carenza idrica, contrastando alluvioni e dissesto idrogeologico.

Emergenza fauna selvatica – Raccordo di tutte le leggi regionali per rendere operativa ed applicabile la legge nazionale, fornendo così lo strumento applicativo alle regioni con l’obiettivo di ridurre al minimo i danni alle colture ed agli allevamenti.

Revisione della Pac – Questa Pac non funziona, troppa burocrazia e inapplicabilità degli eco-schemi che colpevolizzano l’agricoltura e gli sottraggono importanti risorse. Va abolito, immediatamente, l’obbligo al 4% di incolto. Occorre, dunque, stringere i tempi e intervenire efficacemente per una Pac non più punitiva, ma incentivante, capace di orientare le risorse verso la tutela del reddito delle imprese e non sulla rendita fondiaria e per politiche attive di gestione del rischio.

Crisi climatica – Puntare sulla ricerca agricola, anche varietale, per ridurre i costi di produzione e aumentare la redditività delle imprese. Le Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) siano una priorità, per colture resistenti ai patogeni e resilienti ai cambiamenti climatici.

Fitofarmaci – Non possiamo rinunciare, per imposizioni normative comunitarie, a principi attivi senza la disponibilità di valide alternative. Quindi bene la novità di Bruxelles che elimina l’obbligo di riduzione del 50% entro il 2030.

Mercati – Serve una maggiore attenzione alla politica commerciale europea, in particolare sul Mediterraneo, garantendo la reciprocità delle regole negli scambi.


Nella foto gli agricoltori della Cia di Siena alla manifestazione nazionale dell’ottobre 2023.