Il tabacco a lungo fiore all’occhiello dell’economia agricola della Valtiberina. Cia Arezzo: “Ascoltiamo le voci delle imprese che traduciano in una piattaforma di proposte e richieste da avanzare a vari livelli. A cominciare dal livello territoriale e regionale. Tutti devono fare la loro parte per garantire un futuro all’agricoltura”

Mentre su piazze e strade continua la protesta degli agricoltori, Cia Arezzo torna sul territorio per raccogliere testimonianze e problemi del settore. “Il nostro obiettivo è ascoltare la voce dei soci, per passare dalla protesta alla proposta”, spiega la Presidente Serena Stefani che, secondo un format consolidato, anche quest’anno ha deciso di raccogliere da vicino il parere delle aziende. Il tour inizia da uno dei settori più significativi: il tabacco, fiore all’occhiello dell’economia agricola valtiberina e oggi produzione in difficoltà a causa degli eventi meteorologici e per le forti difficoltà a reperire manodopera.

Maurizio Federico, con azienda ad Anghiari, produce da sempre Kentucky, insieme ai cereali. Racconta: “Ho partecipato anch’io alla manifestazione di Bettolle. La scelta di scendere in campo con i trattori è spia del forte disagio che si respira nelle nostre campagne. Sono orgoglioso di far parte di un’associazione che mi ha lasciato la libertà di decidere. Io ho deciso di esserci perché sono convinto che questa azione possa dare un contributo anche a rafforzare la rappresentanza e a richiamare l’attenzione dei decisori politici. Ormai i costi di produzione sono aumentati in modo vertiginoso e non sono compensati dai prezzi spuntati dai prodotti sul mercato. Molte aziende non ce la fanno. Gli investimenti si fermano. L’agricoltura invece ha bisogno di continui adeguamenti, aggiornamenti, meccanizzazione”, conclude.

È giovane Cesare Alessandrini, allevatore e produttore di tabacco ma ha le idee chiarissime: i suoi problemi? Cominciano dalla mancanza di forza lavoro. Dice: “Abbiamo grande difficoltà a reperire manodopera: dobbiamo ricorrere all’impiego di lavoratori stranieri, ma per essere efficace il decreto flussi dovrebbe essere armonizzato con la programmazione delle nostre attività. Tra l’altro una volta reperiti gli operai devono essere sottoposti a una formazione specifica e a una formazione obbligatoria sempre più impegnativa per l’azienda. Altro capitolo dolente sono i controlli. Ci devono essere ma andrebbero razionalizzati, anche attraverso specifici protocolli di intesa con gli organi preposti in modo da poter lavorare tranquilli, ma in sicurezza e nella legalità”.

“Gli incontri in azienda con gli agricoltori sono preziosi per comprendere le necessità, ascoltare le proposte e mettere a punto le strategie necessarie. La nostra organizzazione continua il suo lavoro di ascolto, traducendo i bisogni in una piattaforma di proposte per il governo nazionale e l’Europa, ma anche per Regione e comuni a cui sono stati richiesti interventi di competenza, che spaziano dall’emergenza ungulati al piano irriguo, alle soluzioni per contrastare il cambiamento climatico. Ognuno in questo momento deve fare la propria parte, per dare un futuro all’agricoltura”, commenta Serena Stefani, Presidente di Cia Arezzo.