È deceduto nei giorni scorsi (23 gennaio 2018), all’età di 93 anni, Silvano Ulivieri

Era stato tra i fondatori della Cic – Confederazione Italiana Coltivatori, il 22 dicembre 1977, e aveva ricoperto la carica di vicepresidente della Cic regionale Toscana. Con il Congresso del 1980 venne eletto presidente avvicendandosi a Emo Canestrelli.

Nato a Volterra, il 18 novembre 1924, militante socialista, Ulivieri è stato un dirigente del movimento contadino. Nella sua carriera di militante e dirigente sindacale, Ulivieri ha ricoperto ruoli di primo piano sia nell’Uci Toscana (Unione Coltivatori Italiani), sia nella Cic, poi divenuta l’attuale Cia.


Ciao Silvano. Sindacalista delle campagne

di Valentino Vannelli, direttore Dimensione Agricoltura

La “Costituente contadina” del 17 febbraio 1978.

Il 17 febbraio 1978, quarant’anni fa, all’auditorium della Fondazione Officine Galieo a Firenze si svolse il Congresso di fondazione della Cic Toscana.

Le foto dell’epoca ci mostrano il tavolo della presidenza con un gruppo di dirigenti sindacali di un’altra generazione: Giuseppe Avolio, appena eletto presidente nazionale della Cic, Emo Canestrelli, già presidente regionale dell’Alleanza Contadini, Silvano Ulivieri, già presidente regionale dell’Uci e Rigoletto Calugi, già segretario regionale delle Federmezzadri Cgil. In platea contadini, coltivatori diretti, vecchi e giovani funzionari.

Io ero in platea, tra i giovani funzionari, molti dei quali neo assunti dalla nuova organizzazione contadina. In noi prevalevano sentimenti di rispetto e orgoglio di appartenenza di fronte ad alcuni dei principali interpreti delle lotte dei contadini e dei mezzadri che avevano caratterizzato il movimento sindacale nelle campagne del secondo dopo guerra. Sindacalisti che avevano sfidato la proprietà terriera e le forze dell’ordine sventolando le bandiere della pace sui pagliai durante le lotte mezzadrili dei primi anni ’50, che avevano occupato le terre incolte, che avevano sfilato alla testa del movimento contadino per rivendicare pari diritti – sanità, previdenza, servizi – per quanti vivevano e lavoravano nelle campagne, e per i quali l’impegno politico e sindacale è stato il tratto caratterizzante di un’intera vita.

Silvano Ulivieri venne eletto presidente della Confederazione Italiana Coltivatori al congresso del 1980.

Ulivieri con gli anni si era affermato esponente di primo piano della corrente socialista del sindacalismo nelle campagne. Uomo schivo, pacato, autodidatta, aveva la capacità innata di saper trasmettere ad ogni interlocutore la sua autorevolezza. E anche un po’ di soggezione.

Tutta l’agricoltura italiana e l’intero Paese debbono molto a quella generazione di sindacalisti che seppero interpretare autenticamente il bisogno di riscatto per un’intera categoria di lavoratori delle campagne, riuscendo a traghettare i contadini verso l’impresa. Cioè riuscendo, attraverso le conquiste sociali (ad esempio la sanità e la previdenza), sindacali (ad esempio con la legge che affermava la fine della mezzadria) e politiche (la nascita delle Regioni e della programmazione agricola comunitaria) ad affermare la sicurezza alimentare per l’Italia e per un intero continente, una nuova dignità del lavoro dei campi, il ruolo dell’agricoltore e dell’agricoltura nell’economia e nella società.

Persone come Silvano Ulivieri, Emo Canestrelli, Rigoletto Calugi e Giuseppe Avolio, hanno fatto crescere una nuova generazione di sindacalisti ed un’organizzazione professionale agricola – la Cia – unitaria, ispirata ai principi fondamentali della Costituzione ed autenticamente antifascista. Una delle principali e più autorevoli Organizzazioni agricole europee.

Ero uno dei giovani funzionari di allora. Ed ancora oggi, a 40 anni di distanza, non manco di sorprendermi pensando quanto siano stati determinanti nel mio percorso sindacale e professionale gli insegnamenti, gli esempi e gli stimoli di Silvano, Rigoletto, Emo e di Peppino Avolio.

Per questi motivi non temo di apparire retorico quando, al manifestarsi dell’ineluttabile, chino il capo, sorrido dei ricordi e ringrazio di quanto mi è stato regalato, di quanto ho avuto.

Ciao, Silvano, grazie!

Valentino