«Una etichettatura armonizzata a livello europeo deve puntare a fornire gli strumenti adatti a incoraggiare e sostenere scelte informate da parte dei consumatori, piuttosto che indirizzarli verso alcuni prodotti puntando sulla semplicistica e riduttiva soluzione del colore».

E ancora: «La tutela dei prodotti importanti per le diete tradizionali, come ad esempio l’olio di oliva, pilastro della dieta mediterranea, non può essere messa in discussione. Non è un caso che tutte le associazioni agricole europee riunite nel Copa Cogeca abbiano criticato in questo senso un sistema come il Nutriscore nella loro lettera alla Commissaria Kyriakides del 4 giugno».

Sono alcuni dei passaggi che hanno caratterizzato, a Coblenza (Germania), in occasione dell’Agrifish informale avviatosi nella serata di domenica, gli incontri bilaterali della Ministra Teresa Bellanova con i suoi omologhi di Cipro, Portogallo, Slovenia sul tema etichettature nutrizionali, dopo i colloqui in videoconferenza già svoltisi a luglio con Spagna, Romania, Repubblica ceca e Grecia.

Nel corso del confronto, Bellanova ha ribadito il punto di vista italiano circa una futura etichettatura nutrizionale fronte-pacco: volontarietà; solide basi scientifiche; porzione come riferimento; taglio educativo e informativo invece che uso del colore per esprimere giudizi su cibi “buoni” e “cattivi”; esclusione dei prodotti DOP e IGP, che “rappresentano l’eccellenza agroalimentare europea e che sono già identificati come tali”; classificazione univoca, capace di tradurre visivamente il contributo alla dieta dell’alimento piuttosto di un algoritmo mutevole in base a scelte di convenienza.

«Una vera educazione alimentare – ha detto ancora la Ministra – non può essere sostituita da etichette, e proprio in linea con questi principi in Italia stiamo adottando un sistema di etichetta “a batteria”, chiamato NutrInform battery, chiamato a informare sugli apporti degli alimenti rispetto al fabbisogno quotidiano delle sostanze nutritive e fornire un’informazione utile al consumatore, che potrà orientare in questo modo la sua scelta».

«Non esistono cibi sani di per sé – ha concluso Bellanova -, ma solo diete sane. Gli alimenti non vanno considerati a sé stanti ma nel contesto del fabbisogno nutrizionale giornaliero. Le culture alimentari locali, le diete tradizionali, sono importanti. Al consumatore non possono essere date informazioni fuorvianti, che rischiano oltretutto di penalizzare produzioni che fanno parte delle diete tradizionali».