Discussione strategia Farm to Fork (“dal campo alla tavola”). No ad una classificazione dei prodotti alimentari in “buoni o cattivi”. La ministra: «La completa trasparenza è un’opportunità per tutti i cittadini e gli agricoltori europei. Dall’etichettatura di origine nessun rischio di distorsioni di mercato»

«Farm to fork, dossier estremamente importante e complesso che contribuirà allo sviluppo futuro del settore agroalimentare, non solo europeo; difficoltà per una posizione di sintesi su questioni particolarmente sensibili per gli Stati membri». Sono queste le premesse con cui si è aperto, significativamente, il contributo della ministra Teresa Bellanova alla ripresa del Consiglio Afrifish a Lussemburgo, chiamato alle conclusioni sulla strategia Dal campo alla Tavola.

«Ho molto apprezzato – ha proseguito la titolare del Mipaaf  – gli sforzi tesi a considerare le situazioni oggettive di partenza di ogni Stato membro, le circostanze nazionali, i progressi già conseguiti, l’importanza di una valutazione oggettiva costi/benefici e gli effetti sulla competitività del settore agro-alimentare europeo».

E ancora: «Sull’etichettatura nutrizionale ribadisco l’importanza di una informazione corretta e trasparente al consumatore e della sua formazione, elementi fondamentali da prendere in considerazioni per incoraggiare una dieta bilanciata. L’etichettatura fronte-pacco può avere una sua utilità ma non può essere presa a riferimento come “strumento” privilegiato o per classificare i prodotti alimentari in buoni o dannosi per la salute», ha ribadito la ministra.

Per questo, ha confermato Bellanova: «È importante che l’Europa si muova in questa direzione. La strada giusta è uno schema comune basato su evidenze scientifiche e non discriminatorie. Quanto all’etichettatura di origine delle materie prime, l’Italia si è sempre schierata a favore della completa trasparenza delle informazioni al consumatore e della correttezza nei confronti dei produttori, ritenendola una opportunità per tutti i cittadini e gli agricoltori europei».

«Il timore di una distorsione di mercato è smentito dai fatti: le produzioni che da decenni utilizzano l’etichettatura obbligatoria, quali le carni bovine, l’ortofrutta, l’olio di oliva, non hanno mai provocato distorsioni né discriminazioni tra produttori dei diversi Stati membri. Accolgo dunque con favore la proposta della Presidenza sul punto, evidenziando però che gli studi di impatto previsti non dovranno in nessun modo trasformarsi in pretesto per bloccare un nuovo schema di etichettatura di origine”, ha concluso la ministra.


Fonte: Mipaaf