L’analisi dell’Ufficio studi Cia sui dati Istat di gennaio-maggio. Focus su mercato russo

Nonostante la difficile situazione internazionale – tra la guerra in Ucraina, le fibrillazioni dei mercati e gli aumenti di costi produttivi, energia e materie prime – le esportazioni agroalimentari Made in Italy reggono il colpo e continuano a crescere.

Nel periodo gennaio-maggio, infatti, secondo le analisi dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sulla base dei dati Istat, l’export tricolore di cibi e bevande ha registrato un incremento del 19% per un valore di 24,3 miliardi di euro.

In tale contesto, le vendite estere di prodotti agricoli hanno visto aumentare il loro valore dell’8% a fronte di una spinta del 19% che ha riguardato i prodotti alimentari.

Riguardo ai principali mercati di sbocco, il 57% delle vendite estere sono state realizzate all’interno dell’area Ue per un totale di 14 miliardi. La Germania, con 3,8 miliardi di euro, continua a essere il primo sbocco commerciale dell’Italia con un incremento annuo del 15% sul lato delle esportazioni alimentari rispetto ai primi cinque mesi del 2021. Sul secondo gradino del podio si è posizionata la Francia che, con 2,6 miliardi di euro, seguita dal Regno Unito, dove le vendite tricolori alimentari sono cresciute durante il periodo di osservazione del 25% annuo, a fronte di un valore assoluto pari a 1,6 miliardi di euro.

Il mercato USA, con un valore complessivo di 2,7 miliardi di euro e un aumento del 20% per l’export di cibi e bevande, ha pesato per l’11% all’interno delle spedizioni italiane verso l’estero. Circa un terzo (32%) delle esportazioni è stato venduto sugli altri mercati, tra cui Svizzera, con il 4% del totale (900 milioni di euro in termini assoluti) e il Giappone (800 milioni di euro), nuovo sbocco strategico per l’Italia agroalimentare.

La lettura degli ultimi dati Istat consente anche una prima valutazione della dinamica delle esportazioni agroalimentari verso la Russia a partire dall’inizio dell’invasione militare in Ucraina e nei mesi successivi.

Tra sanzioni e blocco degli scambi, evidenzia l’Ufficio studi Cia, il calo complessivo delle vendite estere italiane di prodotti agricoli, cibi e bevande verso Mosca nei primi tre mesi di guerra è stato del 35% a marzo, del 58% ad aprile e del 41% a maggio. In particolare, il vino ha mostrato chiaramente gli effetti della crisi geopolitica, con una perdita, sempre rispetto al 2021, del 58% a marzo e del 73% nel mese di aprile.

Leggi il report completo dell’Ufficio studi Cia con numeri e tabelle qui (PDF)


Fonte: Cia nazionale