Da agricoltura soluzioni nodali. I punti Fao dal summit in corso a Napoli

“Se si potesse innescare un cambio di rotta della deforestazione, si farebbero passi avanti nella lotta ai cambiamenti climatici e si ridurrebbe il rischio di futuri salti di specie. Invertire la perdita di biodiversità e il degrado del suolo può fruttare 1400 miliardi di dollari all’anno”. Tanti punti sul tavolo del G20 Ambiente, clima ed energia, presieduto dall’Italia e in corso da ieri a Napoli (22 e 23 luglio 2021), ma quello sul ripristino del suolo degradato resta tra i più cruciali come nelle parole del Direttore Generale della Fao, QU Dongyu, nella riunione dei Ministri e delle Ministre dell’Ambiente.

Di questo si sta parlando al G20 incentrato sulla ricerca fattiva di soluzioni per la natura e la sostenibilità, la lotta ai cambiamenti climatici fino alla creazione di città sostenibili e con l’input della Fao a raddoppiare gli sforzi comuni, accrescere gli investimenti e intensificare la collaborazione al fine di avere impatti incisivi sul pianeta.

“L’umanità deve fare i conti con la triplice crisi planetaria della perdita di biodiversità, del clima e dell’impatto della pandemia -ha ricordato il Direttore Generale-. Per avere un’alimentazione sana c’è bisogno di un ambiente sano. La sfida globale pone dinanzi a una crescente domanda di cibo e di altri prodotti agricoli riducendo al tempo stesso le emissioni di gas a effetto serra e conservando la biodiversità, gestendo in maniera sostenibile le risorse naturali, compresa l’acqua, e proteggendo e ripristinando gli ecosistemi.

Le vite di oltre un miliardo di persone sono fortemente limitate dalla scarsità o dalla carenza d’acqua; quasi un miliardo di ettari di terre coltivate non irrigate e pascoli a secco è gravemente compromesso da ricorrenti periodi di siccità, mentre oltre il 60% delle colture irrigue è soggetto a un livello di emergenza idrica da elevato a molto elevato. Tali criticità correlate alle risorse idriche potrebbero essere risolte con l’innovazione digitale, con meccanismi di governance più efficienti e con nuovi investimenti.

Dunque, come sottolineato da QU Dongyu, serve moltiplicare gli approcci più favorevoli alla biodiversità, anche potenziando gli investimenti in azioni correlate. Gli attuali livelli di investimento sono del tutto inadeguati. Tuttavia, se riuscissimo a finanziare interamente l’obiettivo di ripristinare il suolo degradato, entro il 2030 potremmo riuscire ad arrestare la deforestazione. I benefici che otterremmo sarebbero significativi.

“Occorre poi, -ha ribadito QU Dongyu- ridestinare i sussidi agricoli che hanno effetti nocivi sul clima e la biodiversità. Dobbiamo investire in ricerca e sviluppo nel lungo termine per creare le innovazioni e le tecnologie necessarie a produrre di più generando meno emissioni e senza eccedere i limiti ambientali. I settori agricoli offrono soluzioni nodali alle crisi della biodiversità e del clima.

Per promuovere tali soluzioni, Qu ha anche auspicato la creazione, da parte delle istituzioni e tramite le politiche e il necessario sostegno finanziario, di un ambiente favorevole per i piccoli produttori, le famiglie di agricoltori e le popolazioni indigene, che sono i custodi autentici delle nostre risorse naturali sul territorio.