Stefania Saccardi, vicepresidente Regione Toscana e assessore all’agricoltura, parla a Dimensione Agricoltura del momento del settore rurale, fra una pandemia ancora in corso ed un futuro che dovrà vedere le aziende toscane sempre più produttive e competitive. Taglio alla burocrazia, una politica decisa per arginare l’emergenza ungulati, e progetti integrati sono le chiavi da cui partire
Assessore Saccardi, inizia un nuovo anno molto complicato per gli agricoltori toscani, fra una pandemia ancora in corso e i problemi irrisolti che vengono dal passato. Quale deve essere la priorità?
Per fine 2020 viene pubblicato il regolamento di estensione e transizione verso la Pac 2023 -2027. In questo periodo di proroga dell’applicabilità del quadro giuridico esistente con nuove risorse, l’impegno della Toscana sarà programmare e ottimizzare il periodo transitorio (2021-2022), garantendo piena continuità delle operazioni e massimo sostegno agli agricoltori per affrontare le difficoltà derivanti dall’emergenza sanitaria che ci troviamo ad affrontare. Con la decisione di Bruxelles, ci sono quindi le prime condizioni per procedere alla fase attuativa per la ripresa e per il rilancio dell’agricoltura in chiave innovativa e green, in uno scenario europeo decisamente cambiato rispetto al passato.
Da subito dobbiamo far arrivare al mondo agricolo gli aiuti straordinari del Next Generation EU per affrontare l’impatto della crisi Covid-19. Tutto questo in linea con gli obiettivi degli impegni ambientali e climatici dei prossimi anni e con le nuove ambizioni del Green Deal europeo e delle Strategie Farm-to-Fork e Biodiversità della Commissione, che comunque la Toscana, già negli anni passati, ha perseguito. A livello operativo regionale è importante anche una celere riallocazione delle economie del PSR 2014-20 con una pronta assegnazione per velocizzare i pagamenti a favore dei beneficiari e accelerare la spesa. Sarà necessario, inoltre, a livello nazionale, affrontare il tema della ripartizione delle risorse tra le regioni non solo per lo Sviluppo Rurale ma complessivamente sia per il primo sia per il secondo pilastro, con l’opportunità di favorire la “convergenza interna” dei pagamenti diretti nella futura programmazione.
Si apre quindi un anno in cui, con la pandemia in corso, dovremo mettere le basi per una ripartenza forte del settore. Un anno anche di grandi potenzialità perché non era così scontato che avessimo da subito un aumento di risorse per l’agricoltura.
È importante che le aree rurali vengano associate a una visione in cui se ne riconoscano le peculiarità e il ruolo attivo di contributo allo sviluppo locale e alla preservazione dei servizi ecosistemici, rilevanti per il benessere e la qualità della vita al pari di altri servizi essenziali.
Durante queste prime settimane da assessore regionale all’agricoltura, quali sono state le principali difficoltà che ha dovuto affrontare?
Sicuramente la pandemia in corso e la gestione delle necessarie conseguenze derivanti dalle varie ordinanze del Ministero della salute, ci sollecitano all’attenzione di tutti i dettagli operativi per assicurare il massimo bilanciamento delle esigenze nell’ambito degli spazi a nostra disposizione e nel rispetto, naturalmente, della massima sicurezza.
Sono contenta di avere questa responsabilità e sono convinta che la mia esperienza nell’ambito della sanità, in cui ho affrontato questioni rilevanti anche per l’agricoltura, sia un bagaglio che possa arricchire il mio impegno attuale. Gli aspetti sanitari, insieme a quelli socio-economici, sono, infatti, le basi per la creazione di filiere agroalimentari sicure e per garantire un controllo qualitativo a partire dalla produzione fino al consumatore finale.
L’agricoltura ha un valore multifunzionale legato alla salute dei cittadini, al sociale, a funzioni didattico formative, alla coesione territoriale, all’identità storico-culturale, al paesaggio e alla tutela del territorio. Oltre a tali funzioni fondamentali, si conferma sempre di più un settore volano strettamente correlato ad altri settori e attività fondamentali, basti pensare all’agroindustria, al turismo, al commercio, alla bioeconomia e alla ricerca e sviluppo.
L’agricoltura toscana ha due strade di sviluppo: da una parte le filiere corte e l’integrazione con gli altri settori produttivi (agroindustria, commercio, turismo, ristorazione, artigianato); dall’altra l’export. Quale visione ha in questa direzione essendo oltre all’assessore all’agricoltura, anche all’agroalimentare e vicepresidente della Regione?
In Toscana solo il 20% della produzione agricola viene lavorata da imprese di trasformazione a causa, da una parte, della limitata integrazione dell’offerta e dall’altra della scarsa integrazione che ancora esiste tra l’agricoltura e l’industria alimentare. Proprio per sostenere un’inversione della tendenza, da tempo abbiamo investito importanti risorse (europee soprattutto) per favorire l’integrazione lungo la filiera. In primis, con la Progettazione Integrata di Filiera (i cd. “PIF), ma anche con quella di distretto (PID) o infine territoriale (PIT). L’obiettivo è quello di rinsaldare i rapporti tra gli anelli a monte e quelli a valle, all’insegna dell’innovazione e dell’ammodernamento delle tecnologie della filiera agroalimentare, consentendo così di accrescere la produttività e la competitività del settore, portando ad un aumento del valore aggiunto, grazie a una gestione migliore dell’energie e delle risorse.
Quali sono a suo avviso, le filiere che hanno un maggiore bisogno di sostegno?
Tutte le filiere hanno avuto ricadute negative per gli effetti della pandemia e tra queste in particolare la filiera floricola oltre a quella ovicaprina da latte. Dal punto di vista strutturale in Toscana occorrerà affrontare il tema trasversalmente. Tra le filiere su cui porre maggiore attenzione, c’è senza dubbio la filiera olivoleica, su cui pesano gli effetti dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, ma anche la concorrenza di altri paesi produttori, come la Spagna.
Il settore olivicolo oleario ha quindi bisogno di interventi immediati di rilancio e di importanti interventi di ristrutturazione del patrimonio olivicolo, in particolare per quanto riguarda l’olivicoltura tradizionale (che ne rappresenta la parte più consistente), attraverso la realizzazione di nuovi impianti o reimpianti che consentano di perseguire criteri di efficienza tecnica e di competitività economica. Inoltre, per l’olio, occorre anche favorire l’ammodernamento degli impianti di estrazione e l’adeguamento e coordinamento della filiera.
Altra filiera su cui concentrare gli sforzi è senz’altro quella zootecnica, sia da carne che da latte.
La zootecnia in Toscana rappresenta un momento essenziale per la preservazione dei territori rurali soprattutto nelle aree più marginali.
Importante, in quest’ultimo settore, il comparto ovino da latte, che, come detto, ha fortemente risentito degli effetti della pandemia. La realtà pastorale toscana, risorsa economica e sociale, oltreché presidio ambientale fondamentale, presenta non poche criticità legate al permanere di carenze nell’organizzazione della filiera lattiero casearia e al susseguirsi di problematiche di tipo ambientale (tra tutte, le perdite – sia di capi che di produzione di latte – dovute agli attacchi da predatori, oppure i sempre più frequenti andamenti climatici anomali, con prolungati periodi siccitosi).
Nei prossimi mesi attiveremo su questi ambiti una profonda riflessione e un’iniziativa forte di legislatura.
Nei mesi dell’emergenza sanitaria Covid-19, l’agricoltura non si è mai fermata, ed ha continuato a soddisfare sempre di più le richieste del mercato e dei consumatori. Crede che agli agricoltori sia stato riconosciuto questo impegno straordinario?
Durante il lockdown, è stata avviata la campagna “L’agricoltura toscana non si è mai fermata” evidenziando che il PSR ha continuato a sostenere il settore agricolo con diversi interventi, tra cui: la sospensione dei termini dei contratti, le proroghe per la chiusura dei bandi, semplificazioni per domande di anticipo e SAL fino al 31 gennaio e altre misure compresa l’attivazione della formazione in agricoltura in modalità online.
Senza dubbio lo Stato e la Regione hanno cercato di dare una risposta a questo impegno straordinario degli agricoltori. Tuttavia, siamo consapevoli del fatto che dobbiamo cercare nuovi strumenti e risorse per continuare a rispondere a questa emergenza che rischia di far ripercuotere gli effetti negativi anche per i prossimi anni. Obiettivo primario, in questo momento, è quello di diminuire il gap fra le risorse impiegate e le risorse erogate. Nel programma di Governo per questa legislatura l’impegno della Regione Toscana è mantenere all’agricoltura un ruolo di rilievo per il territorio toscano.
Infine, la battaglia sulle sfide ambientali e sul Farm to Fork andrà fatta assieme agli agricoltori riconoscendo loro un ruolo sociale fondamentale che hanno dimostrato ancora di più proprio nei mesi più duri di emergenza sanitaria.
Il tema della burocrazia è un fardello che le aziende agricole toscane si stanno portando dietro da tanti, troppi anni: in pratica 1 giorno su 3 viene impiegato per sbrigare le scartoffie. Secondo la Cia, la semplificazione passa anche dal ruolo della sussidiarietà (rafforzamento anagrafe aziende agricole e attività dei Caa, etc.) e al tempo stesso dallo snellimento delle norme e procedure. Quali le iniziative che intende prendere in questo senso?
La strada della politica in questo senso è tracciata: non è possibile incidere negativamente sulla competitività delle aziende agricole e produrre effetti distorsivi per l’eccessiva burocrazia. La Toscana lavorerà sullo snellimento delle procedure burocratiche, la velocizzazione dei pagamenti, ponendo l’attenzione anche a diverse modalità organizzative regionali, e sulla riduzione degli oneri burocratici a carico delle aziende, a partire dall’ampliamento al ricorso alle opzioni semplificate in materia di costi.
I “costi semplificati” sono già stati introdotti nelle misure 1, 2 e 4 limitatamente a trattori mietitrebbie e nuovi impianti arborei ma stiamo lavorando su altre tipologie di spese sempre sulla misura 4 – spese generali, frantoi e fabbricati rurali – e nei prossimi anni, anche alla luce dell’introduzione di alcune novità normative, l’intenzione è di continuare a lavorare per ampliare la rosa ad altre tipologie di spese, fino all’utilizzo massimo consentito. Su tale fronte, nell’attuale programmazione, siamo stati anche indicati come buona pratica dalla Corte dei Conti Europea.
Un’altra emergenza socio-economica che sta flagellando l’agricoltura toscana è quella degli ungulati: cosa può essere fatto per tamponare questa situazione?
La situazione non va “tamponata”, ma gestita con serietà, in modo da avere risultati sia nel breve che nel medio-lungo periodo.
La Regione Toscana con la legge 10/2016 (legge ungulati) ha più che dimezzato in tre anni i danni periziati dagli ATC alle aziende agricole.
La Regione dovrà mettere in campo tutte le attività che la normativa mette a disposizione.
In questa direzione vanno per esempio i nuovi accordi con le Polizie Provinciali per un rafforzamento delle loro attività di controllo e contenimento degli ungulati.
Gli ungulati possono però diventare da un problema una risorsa. La Toscana, infatti, è stata la prima a livello nazionale (l.r. 10/2016) a inserire la filiera della carne degli ungulati in una legge.
La filiera, basata sui Centri di Sosta gestiti dagli Atc e dai Centri di Lavorazione comprende sia i capi abbattuti in caccia che tutti i capi provenienti da interventi di controllo e contenimento (di proprietà della Regione). È dello scorso anno un provvedimento regionale che destina una parte di questa carne in beneficienza, stiamo raccordando i vari enti per contribuire al Banco Alimentare. In questa partita devono infine giocare un ruolo fondamentale anche gli agricoltori e le Asl, nonché la grande distribuzione e i ristoratori; queste due ultime categorie corrispondono alla parte del mercato che deve mantenere alti gli standard qualitativi della domanda di carne rispetto all’offerta.
Innovazione, ricerca, aggregazione, maggiore competitività sui mercati: da cosa parte la sua idea di agricoltura toscana per i prossimi anni?
L’agricoltura a cui pensa la Regione Toscana è quella che coniuga metodi di coltivazione rispettosi, come il biologico o la produzione integrata e di tutela e valorizzazione dell’agro-biodiversità: orgogliosi di disporre di un Repertorio regionale-anagrafe nazionale che conserva 879 risorse genetiche di cui 753 a rischio, una rete di 180 Coltivatori Custodi e 9 Sezioni della banca del germoplasma.
L’innovazione, insieme alla digitalizzazione e all’agricoltura di precisione, è la chiave per favorire un’agricoltura sostenibile. È importante formare l’imprenditore agricolo, verso la cultura dell’informatizzazione, dell’innovazione e dell’aggregazione.
L’innovazione su cui la Toscana ha investito, attraverso le misure del PSR, ha una spiccata dimensione collettiva, che si trasforma in pratica diffusa (progetti integrati di filiera, progetti integrati territoriali, gruppi operativi).
Ancora oggi la vera innovazione è far uscire l’agricoltore dall’isolamento. Non possiamo dimenticare che in toscana l’84% delle aziende e il 63% della Sau è condotta dal diretto coltivatore con solo manodopera familiare (se aggiungiamo la manodopera extra-familiare si giunge al 95% in numerosità e 83% in termini di Sau) e che la Sau in Toscana è per il 13% in montagna e per il 77% in collina. I piccoli agricoltori sono importanti per la Toscana.
Piano nazionale “Ripresa e resilienza”, piano transitorio Pac e Psr: la Toscana può avere secondo lei una posizione centrale ed un ruolo strategico per utilizzare appieno queste risorse e attraverso quali progetti ed iniziative?
La Regione Toscana ha proposto gli interventi per il Piano nazionale per la Ripresa e la Resilienza (Pnrr) alla Conferenza delle Regioni che sta cercando di dare centralità e rilievo al ruolo delle Regioni, che dovranno essere coinvolte nella programmazione ma soprattutto nell’attivazione degli interventi.
Nei prossimi mesi la mia attenzione si concentrerà, coinvolgendo anche il partenariato dello sviluppo rurale, nella destinazione dei fondi aggiuntivi. Tenuto conto degli indirizzi delle strategie europee, i macro temi rilevanti su cui lavorare saranno: gestione sostenibile dell’ambiente, conservazione degli agroecosistemi e lotta ai cambiamenti climatici; redditività e competitività in campo agricolo, forestale e agroalimentare; aggregazione e integrazione di filiera; trasferimento di conoscenze e innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali; ricambio generazionale e insediamento giovani agricoltori; vivibilità delle aree rurali; semplificazione amministrativa.
Per la Pac 2023-2027, il lavoro da farsi, dovrà coordinarsi con quello dei fondi della coesione, specie per gli interventi che riguardano le aree interne e lo sviluppo rurale, nonché con il Pnrr, che prevede impegni finanziari anche complementari e sinergici con quanto dovrà essere realizzato con la futura Pac.
Dal punto di vista politico e operativo, sarà fondamentale, rendere effettiva, nell’ambito del nuovo modello di governance, la partecipazione delle Regioni alle scelte di programmazione, gestione e attuazione degli interventi dello sviluppo rurale per assicurare scelte mirate alle esigenze regionali e la pertinenza delle stesse con le ambizioni previste. In un’epoca di forte richiesta di vicinanza della politica europea ai cittadini, riteniamo, infatti, che la scelta di rinazionalizzazione della Pac, rappresenti un pericoloso arretramento della politica nel garantire un legame diretto con le esigenze delle comunità locali.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 1/2021


