Brunelli analizza le difficoltà e la situazione del settore in Toscana dopo due mesi di emergenza sanitaria da Covid-19. I settori in maggiore sofferenza, a necessità di liquidità e di manodopera. Ma anche le carte a disposizione per ripartire

di Lorenzo Benocci


Presidente Brunelli, siamo entrati nella Fase 2 dell’emergenza sanitaria Covid-19. Qual è la situazione per l’agricoltura toscana?

Prima di tutto va ricordato il sacrificio di vite umane che è costato e che costa il Covid-19; il primo pensiero va a loro, a tutti i malati e alle loro famiglie.

La Fase 2, permette a tutti, aziende e cittadini, di sperare che, tutto torni a posto, sperare in una ripartenza, sperare che i danni subiti siano recuperabili; ma un secondo dopo torniamo con i piedi per terra e rimane l’evidenza dei fatti, dove è fin troppo chiaro che i danni subiti tracciano un solco indelebile sulle imprese e sui comportamenti dei cittadini.

Il rischio di una ricaduta è altissimo. Inoltre, le procedure della ripartenza – sia chiaro indispensabili in molti casi -, rischiano di portare l’ultimo appesantimento per le nostre aziende che le può portarle al tracollo.

L’agricoltura ha dimostrato grande responsabilità e di saper reagire con forza e coerenza, siamo rimasti a lavoro nei campi alimentando i cittadini pur vedendo diminuire o azzerare (a seconda dei comparti) gli incassi e i redditi delle nostre aziende.


Quali sono i settori che hanno sofferto maggiormente?

La confederazione si è interrogata molto, la mia risposta continua ad essere trasversale e non specifica, proprio perché invece, sarà la capacità di comprendere le specificità di ogni comparto e le particolari sfaccettature all’interno di essi.

Per poter poi dare le necessarie risposte, supporti, aiuti, in modo da evitare la chiusura di molte aziende con conseguenze gravissime a partire dal definitivo abbandono di presidi rurali, che, con tanti sacrifici, gli stessi agricoltori hanno garantito fin oggi.

Entrando nel merito confermo che sono entrate in crisi due categorie in particolare.

La prima comprende tutte le agricolture che vendono i loro prodotti direttamente o indirettamente al settore Horeca.

La seconda comprende tutte le aziende che hanno sviluppato rami aziendali sul settore turistico-ricettivo fino alla fattoria didattica.

Su questo secondo aspetto ci giochiamo davvero il futuro delle aree rurali, perché se all’agricoltura non venisse riconosciuto il ruolo di operatore turistico con pari dignità rispetto agli altri operatori, non solo saremmo anacronistici ma determineremmo addirittura una frattura sociale di difficile rimarginazione. Apprezzo in questo senso la decisione degli assessori Remaschi e Ciuoffo che dimostrano ad oggi la volontà di seguire il percorso da Cia sostenuto.

Da non sottovalutare sono comunque le complicazioni e i disagi, che aumentano in tutti quei settori che da sempre hanno mostrato problemi strutturali ancora non risolti, che si stanno aggravando data la complessità del momento.


In questi mesi l’agricoltura sembra tornata al centro dell’attenzione, ad essere il settore primario, con un rapporto più diretto fra consumatore e produttore. È realmente così?

Solo in parte lo è. Noi agricoltori ci siamo impegnati nel rimodulare metodologie di vendita cercando di essere sempre più vicini a bisogni dei cittadini soprattutto in un momento come questo.

Ma è chiaro che l’agricoltura meriti attenzioni ben superiori, quelle che permettano al comparto cambiamenti strutturali capaci di renderci sostenibili e di portar reddito alle nostre imprese.

Trasversalmente su più comparti occorre una capacità organizzativa diversa, dall’organizzazione del prodotto alla logistica, e non scarico solo su altri le responsabilità, anche gli agricoltori devono fare di più la loro parte. Ma soprattutto una redistribuzione equa dei guadagni su tutta la filiera.

Ne sono un esempio le problematiche su latte, sia ovino sia vaccino, come vi è stata una minima tensione il risultato è stato quello di falla pagare agli allevatori riducendo immediatamente il prezzo del latte e non esitando di speculare sul momento.


Manodopera nei campi. Cia Toscana ha più volte evidenziato che mancheranno oltre 22mila persone per le raccolte stagionali: quali risposte avete avuto e cosa manca?

Il tema del lavoro è prioritario, prima di tutto le nostre aziende non possono decidere di fermarsi, il nostro patrimonio è vivo e va accudito giornalmente; il lavoro in agricoltura necessita di flessibilità assolute e quindi di strumenti capaci di garantire parallelamente flessibilità ad una altissima capacità professionale.

Abbiamo anche in Toscana centinaia di ditte interinali che oggi forniscono un servizio insostituibile, hanno buona professionalità e garantiscono anche quelle flessibilità di cui parlavo. Dobbiamo però creare le condizioni affinché queste ditte lavorino in totale trasparenza, rispettando le norme, agevolando percorsi di integrazione e rispettando la dignità di ogni singolo individuo.

La scommessa politica sociale ed economica, a mio avviso, sta nella capacità di uno stato di educare piuttosto che punire, quindi tolleranza zero agli sfruttamenti ma determinare responsabilità chiare dove questi strumenti siano di facile utilizzo a un costo adeguato per tutte le aziende agricole.


Liquidità, minore burocrazia, fondi straordinari: quali sono le priorità di cui ha bisogno il settore?

Se ad una cosa è servita questa emergenza è quella di aver dimostrato che si possono percorrere strade più brevi con carichi burocratici molto inferiori raggiungendo gli stessi traguardi con tempi e costi più bassi. La traccia è aperta, abbiamo ora l’onere, la responsabilità, di rendere tutto questo strutturale. Un nuovo metodo di lavoro.

«Si possono percorrere strade più brevi con carichi burocratici molto inferiori, raggiungendo gli stessi traguardi, con tempi e costi più bassi»

Non abbiamo però a mio avviso avuto quel pizzico di coraggio in più che invece ci ha da sempre distinto come popolo. Siamo inventori, pensatori, e allora questo è il momento di reinventare un nuovo paradigma sociale e normativo, troppe erano e sono le ingiustizie che caratterizzano gli attuali equilibri. Per noi agricoltori la prima a mostrare grossi limiti è la PAC, ormai è condiviso soprattutto in Toscana che quella attuale è iniqua, ingiusta, penalizzante per le nostre realtà rurali.

Quindi consapevoli che occorrono fondi e meccanismi straordinari per superare le emergenze attuali, in agricoltura diviene obbligatorio spendere meglio e ripartire in maniera più equa le risorse attuali. Si deve fare superando le rendite, premiando invece solo chi produce e fa manutenzione al territorio; lo si deve fare valorizzando non solo l’estensione ma anche e soprattutto il valore economico, sociale e qualitativo prodotti. Semplificando molte più OCM e superamento dei pagamenti storici.

Il tema della liquidità rimane il tema principale, lo semplifico con un passaggio: si riconosca e si tenga conto al settore agricolo della sua specificità e gli si garantiscano le stesse opportunità degli altri settori produttivi.


Come produttore di vino, in una denominazione importante come il Brunello di Montalcino: come vede la ripresa del settore dopo mesi di ristorazione chiusa nel mondo e in un’Italia senza turismo estero?

Il settore del vino, come già detto, trasversalmente per diverse agricolture viaggia su due binari distantissimi tra loro anzi, tre se vogliamo essere più precisi. Due di questi sono in default in Italia e quasi tutto il mondo, Horeca ed Enoturismo-Turismo. Sopravvive con difficolta il binario della Gdo.

In tutte e tre i livelli fanno però le spese i prodotti che portano con se valore qualitativo importante. A rimetterci, la scelta più importante che ha fatto l’Italia basando la gran parte delle politiche su qualità e specificità territoriali, scelta che io perseguo e che come confederazione sosteniamo con forza.

Questa scelta non va oggi sostenuta solo politicamente, ma vanno introdotti strumenti capaci nell’emergenza di tenere la barra diritta su tali indirizzi. Allora nello specifico plaudo al fatto che venga al più presto attuata: la misura della “selezione volontaria vendemmiale”, che darebbe un ristoro economico e produrrebbe un innalzamento qualitativo dei vini.

Quindi tutte le misure promozionali possibili da quelle della 3.2 del PSR alla OCM promozione al necessario protagonismo agricolo nel rilancio del Made in Italy che si sta predisponendo tra MISE e Farnesina. Il tema ricorre, occorre unità, coesione, condivisione nei settori e tra settori.


In un suo recente approfondimento sul giornale online dell’Accademia dei Georgofili ha evidenziato che ci sarà bisogno di uno “spirito unitario” da parte dell’agricoltura, e di una “voce univoca” per avere più peso nel dibattito pubblico: è questo il momento giusto per un passo in avanti?

Spero che non sia l’ultima possibilità, ma sicuramente e l’unica possibilità per tentare di dare risposte a tutte le agricolture italiane. Per esercitare e mettere in pratica tutto quello di cui ho parlato fin ora occorre una posizione solida unitaria dell’agricoltura capace di spingere, ma anche aiutare Regioni, Ministero, Ministeri (se penso a quanto abbiamo bisogno del ministero della sanità per risolvere anche il problema ungulati o del MISE e degli Esteri) il Governo a scelte chiare e coerenti.

E tutto questo deve dare la forza all’Italia di incidere nelle posizioni e scelte europee facendosi a mio avviso portatore di interessi di una politica più ampia che basa le sue radici tra le esigenze e i bisogni di tutta l’area mediterranea.

Come si evince la prima unità indispensabile è quella agricola: oggi sarei disponibile ad interpretarla come tregua e qui un orgoglio tutto toscano mi fa pensare che soprattutto, se aiutati proprio dall’Accademia dei Georgofili, possiamo dare atto e dimostrazione che questo è possibile.

«Utilizziamo tutte e solo le buone idee per scrivere la storia del futuro dell’agricoltura toscana»

Stiamo collaborando da mesi, dimostrando tutti maturità e capacità di sacrificio, abbiamo insieme aiutato la Regione a produrre soluzioni, forse non risolutive, ma utili (gli strumenti sono questi miracoli sono difficili).

E allora gettiamo il cuore oltre l’ostacolo, mettiamo in secondo piano il patrocinio, utilizziamo tutte e solo le buone idee per scrivere la storia del futuro dell’agricoltura toscana e, se vorranno seguirci ed unirsi in questo impegno, nazionale ed europea.