Il sostegno e le azioni portate avanti da Anci Toscana nel periodo di emergenza sanitaria e nella fase del post Covid. Ne abbiamo parlato con Roberta Casini, sindaco di Lucignano (Ar), che segue il settore agricolo per l’Associazione regionale dei Comuni

di Lorenzo Benocci


Sindaco Casini, dal suo osservatorio, come è uscita l’agricoltura toscana dai mesi difficili dell’emergenza Covid-19?

Le difficoltà ci sono state ed erano inevitabili. Ma come sistema dei Comuni credo che siamo riusciti ad arginarle e a fare un buon lavoro. Voglio sottolineare come in questo periodo, all’interno dei comuni e non solo, ci si sia resi conto del ruolo strategico dell’agricoltura: un sistema alimentare solido e resiliente, che ha funzionato anche nei momenti più difficili ed è stato in grado di assicurare ai cittadini un approvvigionamento sufficiente di alimenti a prezzi accessibili.

Con la crisi nel dibattito pubblico siamo tornati a parlare delle regole di produzione, di igiene e sicurezza degli alimenti, di qualità: le aziende agricole e agroalimentari, così come la distribuzione, sono state considerate attività essenziali, la cui continuità è stata garantita dalle norme nazionali.

 

Quali sono le criticità maggiori ed i settori o aree più penalizzate?

La sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali non essenziali e di pubblica utilità, incluse quelle del canale HoReCa hanno prodotto effetti negativi sul tessuto socio-economico regionale ed in particolare sul comparto agricolo ed agroalimentare.

Con il blocco della commercializzazione, molte aziende si sono trovate con i magazzini pieni di prodotti già pronti, ma che per la chiusura forzata e inevitabile di ristoranti e negozi non è stato possibile spedire. E ricordo che si è trattato di merce deperibile. Naturalmente, anche in questo caso a risentirne di più sono state le aree interne e montane e i piccoli comuni.

Qual è stata l’attività di Anci in questo periodo?

Il nostro obiettivo è stato in primis quello di sostenere i prodotti e le aziende nell’ambito delle disposizioni adottate nell’emergenza alimentare. Abbiamo sottoscritto con la Regione Toscana un protocollo per favorire la distribuzione ed il consumo di produzioni agroalimentari toscane di qualità, quale strumento attraverso il quale progettare azioni concrete per il territorio.

Abbiamo promosso e sostenuto forme aggregative locali che operano nel settore agroalimentare (distretti, comunità del cibo), quali strumenti operativi per sperimentare nuovi modelli distributivi.

Ma non ci siamo fermati al lavoro per supportare la domanda di cibo nelle fasce fragili della popolazione: abbiamo cercato di fidelizzare il consumatore, creando rapporti di consumo e distribuzione che possano consolidarsi nel tempo e garantire sostegno economico ai territori anche passata l’emergenza.

Questo lavoro rientra negli obiettivi del Tavolo dedicato alle politiche locali del cibo che Anci recentemente abbiamo costituito con gli enti locali ed il mondo scientifico per sviluppare una Carta di valori che fondandosi sull’eticità, la sostenibilità, la biodiversità ed il valore socio economico delle filiere locali possa essere alla base delle strategie alimentari dei diversi territori della Toscana.

Nei giorni scorsi una sua lettera ai sindaci della Toscana per chiedere una riduzione dei tributi locali a favore degli agriturismi: con quale obiettivo?

Intanto come Anci Toscana, attraverso il delegato alla politiche ambientali e assessore di Lucca Francesco Raspini, abbiamo chiesto alla Regione di attivarsi nella Conferenza Stato-Regioni per la cancellazione della Tari relativa all’anno 2020 per le attività economico produttive chiuse, sia per legge che per le conseguenze dell’emergenza Covid.

Questo naturalmente coinvolge anche gli agriturismi, che hanno sofferto insieme alle altre attività di questa situazione straordinaria. Il nostro auspicio è che si ascolti la voce di chi tuttora ne subisce le conseguenze, che possono portare a crisi profonde anche sul versante dell’occupazione.

L’agriturismo può rappresentare un volano per una ripresa generale del turismo toscano?

Naturalmente sì, può essere uno strumento fondamentale e lo si sta già vedendo. L’agriturismo rappresenta ed è connesso a tutto quello che oggi viene considerato come un corretto stile di vita, attraverso il ritorno alla natura, la riscoperta delle bellezze delle campagne, della montagna e dei borghi, il cibo sano e genuino, la lentezza che permette di ricaricarci; insomma permette di assaporare ogni giorno di vacanza al meglio, lasciando a casa lo stress. E questo è un aspetto sempre più ricercato ed apprezzato.

Crediamo che il legame tra agricoltura e turismo debba essere un elemento fondamentale delle future politiche di rilancio del territorio toscano. Le aree rurali in questo contesto socio economico stanno assumendo un valore fondamentale per la ripresa turistica del paese.

Agricoltura regionale e piccoli centri: può essere un binomio su cui puntare maggiormente anche in futuro?

Certamente. Per questo abbiamo avanzato delle richieste precise in merito all’agricoltura, nel documento che Anci Toscana manderà ai candidati alla presidenza della Regione, con una serie di punti che riguardano soprattutto i piccoli centri, che sono la stragrande maggioranza del nostro sistema agroalimentare.

Come sistema dei Comuni intanto vogliamo essere parte nella definizione delle future politiche di sviluppo rurale, partecipando ai tavoli sulla nuova programmazione europea. Chiediamo la semplificazione delle procedure e delle modalità di accesso ai finanziamenti, che finora ha rappresentato una forte criticità per l’imprenditoria locale e per gli enti pubblici. Le regole di accesso ai finanziamenti e le istruttorie devono essere necessariamente agevolate e rese fruibili da tutti i potenziali beneficiari.

Poi vogliamo intensificare i rapporti con le associazioni di categoria, creando momenti di confronto e di condivisione su politiche comuni di sostegno al settore; rafforzare ulteriormente il legame con il modo scientifico per sviluppare progettualità e azioni comuni volte alla ricerca e all’innovazione; creare occasioni di confronto per supportare e favorire l’imprenditoria locale, rafforzare l’aggregazione e la competitività locale creando nuovi modelli distributivi, implementare la diffusione di servizi e infrastrutture per aumentare la redditività locale.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 7-8/2020