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La scapece assassina e i delitti fra i fornelli

2018-07-16T15:57:26+00:0016 Luglio 2018|Dimensione Agricoltura|

Passioni culinarie sempre più presenti nei romanzi gialli e noir. Fino all’ultimo lavoro di Umberto Cutolo presentato a Roma alla sede Cia

di Sandro CapitaniRadio 1 Rai


Spesso, quando si parla di romanzi gialli o noir, si affilano i coltelli. o si lucidano le forchette. Nulla di preoccupante, ma molti autori di libri in tema, e negli ultimi anni la moltiplicazione è stata inarrestabile, amano attribuire ai protagonisti delle loro storie passioni culinarie che diventano parte importante delle trame e segnano i personaggi, profondamente.

In italia L’alligatore di Massimo Carlotto ci ha introdotto ai piaceri del calvados e di whisky da intenditori, poi i racconti forti di malviventi la cui base, operativa e corruttiva, era un ristorante padovano, ed ancora vicende legate alla contraffazione alimentare ed alla terra dei fuochi casertana.

Bruno Morchio, nei suoi libri, ci racconta le indagini di un investigatore privato genovese, che non si tira indietro davanti alle specialità regionali, preparate in bar e trattorie della città vecchia. Da percorrere, tassativamente, a bordo di un vespone d’annata o di un maggiolino da revisionare.

Veit Heinichen affida al commissario Proteo Laurenti escursioni culinarie nelle aziende agricole e nelle osterie del carso, e ci dice con precisione teutonica dove e cosa l’amato poliziotto compra e gusta. Poi c’è trieste ed i suoi ristoranti, c’è il “Malabar”, c’e’ una terrazza familiare dove spesso tutto si dice e molto si risolve, c’è un figlio cuoco un po’ insofferente alle dinamiche abituali di chi è destinato a trascorrere buona parte della propria vita in cucina. Lo scrittore tedesco, ormai di fatto triestino, ambienta molte pagine del suo ultimo romanzo Ostracismo in una mensa per rifugiati e in una osteria multietnica, dove il protagonista trasferisce le pratiche culinarie imparate in carcere. E si vendica di un torto giudiziario del passato con bocconi avvelenati camuffati da prelibatezze. Veit è un vero appassionato della cucina friulana. Mi è capitato, un paio di anni fa, di fare un tour agricolo nel carso e dintorni e lui mi ha accompagnato, un vero intenditore, con passione e competenza.

E poi ci sono le zuppe di pesce marsigliesi di Fabio Montale raccontate da Jean-Claude Izzo, l’inventore del noir mediterraneo. Delitti, misteri e la vita di tutti i giorni sulle sponde del mare più antico. Con Marsiglia ed il suo respiro arabo ed africano a fare da cornice. Poco piu’ in là, ecco le ricette della tradizione ellenica preparate dalla moglie di Costas Charitos, commissario della polizia greca, uscito dalla penna di Petros Markaris, le cui storie ci hanno fatto capire la realtà e la crudezza della crisi greca di più di mille trattati di economia.

E poi c’è Umberto Cutolo e i suoi delitti della Costiera. Ho scoperto il suo primo romanzo, Omicidi all’acqua pazza, in una libreria di Ponte Milvio a Roma. Mi ha incuriosito il protagonista, Omero Sgueglia, cuoco con la passione per l’investigazione, fautore delle ricette tradizionali del suo territorio, contrario alle mode imperanti. Omero non sopporta gli chef televisivi, i piatti troppo elaborati, la mania di fotografare ogni pietanza, e si avvale della saltuaria collaborazione di un amico, carabiniere-cuciniere.

Ora è arrivata La scapece assassina, suo secondo romanzo della serie, con il teatrino dei fornitori del ristorante, la corte assortita dei frequentatori dello stesso e dell’albergo, la descrizione della volgarità quotidiana e delle alterne vicende della vita, che possono portare ad un duplice omicidio, uno tramite scapece avvelenata.

Fra un libro e l’altro, tramite la casa editrice Clichy di Firenze che li pubblica, avevo contattato l’autore. Volevo intervistarlo, condividendo con lui l’avversione per gli chef televisivi, nuovi filosofi del pensiero culinario e non solo, la critica nei confronti di certe mode e manie odierne, tutti esperti di tutto, dal vino ai piatti più varii, i telefonini sul tavolo, le fotografie del cibo.

Ma soprattutto per altre due cose. L’ironia che Cutolo trasferisce nelle sue pagine, merce rara in tempi di urla ed insulti via etere, e la passione per il territorio ed i luoghi dove ambienta le sue storie, la Costiera Amalfitana, il suo mare, i tramonti, ed anche le albe, quel modo di vivere con leggerezza, ma non con superficialità. E poi i caratteri, le debolezze personali, le umane vicende.

Nell’attesa di combinare l’intervista, mi arriva la telefonata degli amici dell’ufficio stampa della Cia, che mi chiedono la disponibilità a presentare proprio La scapece assassina, in un piacevole pomeriggio sulla terrazza della sede nazionale. mai richiesta fu più gradita. Con Umberto abbiamo riso e scherzato, confrontandoci anche sulla conoscenza della “pezzogna”, pesce tipicamente campano sottovalutato e poco apprezzato al di fuori dai confini regionali. Con il presidente Scanavino abbiamo condiviso il gradimento per il libro e per iniziative simili che contribuiscono a portare interesse sul mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare, in modo diverso ed interessante.

Soprattutto ho ringraziato l’autore per la descrizione di quella famigliola dei nostri tempi, ospite dell’Hotel Furore. Padre integralista del biologico, madre solo vegetariana, figlia estremista vegana. Quante ne vediamo ogni giorno, quante ne sentiamo.

E per il racconto della preparazione del ciambellone che Omero, in un momento di particolare ispirazione, ci fornisce. Ricetta antica, sapori indimenticati, la certezza che ci sarà sempre qualcuno che, fra un selfie e tante altrui chiacchiere inutili, ce la ricorderà.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 7-8/2018

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