Rapporto Centro comune di ricerca della Commissione europea

In sei anni dal 2011, la quota di migranti in Ue che lavora in agricoltura è aumentata dal 4,3% al 6,5% del totale degli occupati nel settore.

In Italia la percentuale dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura è aumentata dal 15 al 20% del totale dei migranti, in particolare nelle aree dove è forte la domanda di lavoratori stagionali per la produzione di frutta e ortaggi. A dirlo è -come racconta ANSA AgriUE– il rapporto sulla migrazione e le aree rurali, pubblicato dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea, con studi dettagliati su Spagna e Italia.

La tendenza è particolarmente forte, infatti, in Paesi come Danimarca, Spagna e Italia, dove l’agricoltura assorbe una percentuale di lavoratori stranieri più alta di quasi 8 punti rispetto agli altri Paesi Ue.

Rispetto ad altri Paesi con la stessa dinamica demografica come Danimarca e Spagna, in Italia l’origine dei migranti impiegati in agricoltura è più diversificata. Circal’8% delle persone occupate in agricoltura proviene da un altro Stato membro Ueil 4% da Paesi europei extra-Ueil 4% proviene dall’Asia e il 3% dal Nord Africa. I dati locali in Italia e Spagna mostrano anche che, sebbene la migrazione si stia espandendo in aree in cui la popolazione di nativi diminuisce, questo non necessariamente compensa il declino generale della popolazione in quelle aree.


Fonte: Cia nazionale