di Cosimo Righini


Il recente “Rapporto sui fenomeni di criminalità organizza e corruzione in Toscana” pone sotto i riflettori una problematica insidiosa e spesso sottovalutata come quella dell’infiltrazione mafiosa in questa regione.

I più recenti casi di cronaca, riguardo le attività di repressione da parte dello stato di organizzazioni mafiose toscane, hanno avuto una eco mediatica importante. Tuttavia il fenomeno della criminalità organizzata non è spesso avvertito come una minaccia al sistema toscano, poiché spesso agisce silenziosamente e all’ombra di attività legali.

La Toscana infatti è prima tra le regioni del Centro e Nord Italia per numero di denunce per reati aggravati dal metodo mafioso. I territori più sensibili alla penetrazione mafiosa sono le province di Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara.

I gruppi criminali che agiscono sui territori – come evidenzia il Rapporto – mostrano un elevato mimetismo; sono quindi in grado di diversificare le proprie attività che vanno dai reati economici e tributari ai reati di riciclaggio di matrice mafiosa. Acquisiscono sempre maggior rilievo all’interno del tessuto criminale il ruolo svolto da figure professionali, quali avvocati, commercialisti, ingegneri. Questi aumentano il livello di sofisticazione e di specializzazione degli affari criminali.

Le attività di contrasto alla criminalità portano a numerose confische dei beni: 428 sono quelli confiscati su 67 comuni. Tra i principali beni ci sono quelli immobiliari a fine abitativo, il 66%, seguiti dai terreni, al 22%, infine gli immobili a destinazione commerciale.

Il settore privato si conferma quello più vulnerabile, a più alto rischio di infiltrazione, poiché dotato di minori barriere antimafia in ingresso, mentre quello pubblico rimane soggetto a fenomeni corruttivi.

Appalti pubblici, bandi e concorsi, ma anche controlli e rilascio permessi sono i principali punti critici del sistema pubblico dove si possono materializzare fenomeni corruttivi. Spesso la corruzione risulta invisibile e influenza scelte urbanistiche e governo del territorio.

Durante la presentazione del rapporto, però, il presidente Rossi ha tenuto a precisare che la Giunta e il Consiglio regionale della Toscana sono stati tra i pochi in Italia a non essere stati indagati. Segno che le istituzioni toscane hanno mantenuto l’immunizzazione alla penetrazione di certi cancri sociali, come quelli rappresentati delle criminalità organizzate. L’auspicio è che questo dato sia confermato anche dopo i prossimi appuntamenti elettorali.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 1/2020