Gionni Pruneti, olivicoltore di Greve in Chianti, va alla guida del Consorzio che conta 255 soci

di Lorenzo Benocci


Nelle scorse settimane è stato nominato presidente del Consorzio Olio DOP Chianti Classico. Gionni Pruneti, 39 anni (nella foto), proprietario insieme al fratello dell’omonima azienda agricola e frantoio a Greve in Chianti. Nato nel 1975, il Consorzio Olio Dop Chianti Classico tutela e promuove la denominazione dell’olio del Gallo Nero: oggi conta 255 soci con 3.200 ettari olivetati iscritti all’albo per un totale di circa 380mila piante, e una quantità di prodotto che varia dai 50mila ai 150mila litri di olio certificato Dop all’anno, a seconda dell’andamento stagionale.

Pruneti, cosa rappresenta questa nomina a presidente della Dop Chianti Classico?

È sicuramente un impegno importante; in questi anni ho sempre seguito da vicino la crescita della denominazione facendo parte del consiglio d’amministrazione e adesso essere chiamato a rappresentarla è sicuramente molto gratificante. Avendo in azienda la filiera olivicola completa (olivicoltore, frantoiano ed imbottigliatore) mi propongo di rappresentare al meglio tutte e tre le categorie che compongono la denominazione affrontando le problematiche che si trova ad affrontare ognuna delle categorie e creando sempre più sinergia fra queste.

Qual è lo stato di salute di un prodotto di così alta qualità?

In questo momento la domanda supera l’offerta e questo è sicuramente positivo ancor più se si considera l’alto posizionamento dell’olio Dop Chianti Classico. Abbiamo assistito negli ultimi anni ad una crescita importante dal punto di vista qualitativo ma purtroppo non possiamo dire lo stesso da un punto di vista quantitativo. È sicuramente dovuto sia alle ultime due annate, sicuramente non felici, ma anche ad un abbassamento produttivo che si registra negli ultimi anni su tutto il nostro territorio.

Quali sono i progetti che sta portando avanti il Consorzio? E quanto sono importanti innovazione e tecnologie anche per il contenimento dei costi di produzione?

Il Consorzio è fortemente attivo nella diffusione del suo marchio e nel diffondere la cultura e conoscenza di un prodotto di così alto livello. A questo stiamo affiancando un importante supporto verso tutti i soci che vorranno rinnovare la propria olivicoltura. Sarà uno dei nostri obiettivi promuovere innovazione e tecnologia nei nostri oliveti per recuperare quote produttive che stiamo perdendo con le vecchie olivete e accrescere il margine economico per i nostri olivicoltori. Ovviamente tutto ciò dovrà avvenire nel rispetto della nostra tipicità e quindi lavorando con le varietà tipiche del nostro territorio segno inequivocabile della nostra caratterizzazione e tipicità.

Cosa c’è da fare per favorire un maggiore consumo di olio extravergine di alta qualità verso i consumatori?

Sicuramente serve fare maggiore cultura a tutti i livelli, ognuno per ciò che gli compete; non possiamo lasciare sole le aziende in questa missione. Ogni ente, ogni associazione ed azienda, dovrà a livelli diversi e con messaggi differenti, traghettare il consumatore nella conoscenza del vero olio extravergine, prima e nell’apprezzarne le sue caratteristiche salutistiche, organolettiche e tipicità poi. Sicuramente una delle sfide più importanti e difficili che dovremmo affrontare sarà quella di aumentare il livello qualitativo e la gamma di offerta nella ristorazione; lavorando in collaborazione con la ristorazione potremmo sia aumentare il consumo di olio extravergine di alta qualità che la cultura verso questo prodotto.

Quali sono le armi a disposizione del Consorzio per una tutela sempre maggiore nei confronti del consumatore?

I livelli di tutela e garanzia dei prodotti certificati nel nostro paese sono molto alti. Nel futuro dovremo sempre più rendere consapevole il consumatore, facendolo partecipe della tracciabilità dei nostri prodotti, anche attraverso i mezzi informatici oggi a disposizione.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 6/2018