di Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana


In questi ultimi tre mesi siamo stati sommersi da provvedimenti di tutti i tipi, a livello nazionale, regionale e comunale. Dalle ordinanze sanitarie, ai decreti emergenziali, a quelli per sostenere il lavoro, per dare liquidità alle famiglie ed alle imprese. Adesso sono in fase di assemblaggio e di adozione le iniziative per la fase del rilancio economico.

Gli interventi sono complessi, mettono in campo tante iniziative ed azioni attraverso l’impiego di risorse pubbliche davvero straordinarie e significative: miliardi di euro diretti o attraverso garanzie che indebiteranno in maniera eccezionale il nostro paese.

Si farà infatti ricorso all’indebitamento pubblico per sostenere tutte le diverse fasi dall’emergenza al rilancio, alla auspicata crescita e sviluppo che si potrà concretizzare in seguito.

Indebitarsi per ripartire è una iniziativa lodevole, apprezzabile e necessaria, direi lungimirante e coraggiosa. In questa contingenza – lo dicono gli economisti più autorevoli -, bisogna iniettare risorse fresche per far ripartire l’economia ed i consumi, tutelare ed incentivare il lavoro, sostenere le attività produttive e rafforzare la capacità competitiva delle imprese.

Se leggiamo le relazioni dei provvedimenti o i comunicati stampa adottati da ogni Istituzione: Comunità Europea, Governo e Regioni possiamo apprezzare la bontà delle iniziative, addirittura condividerne le finalità e gli obiettivi (fatto salvo qualche iniziativa un po’ estemporanea), le straordinarie risorse messe a disposizione.

Fin qui sembra tutto a posto, ed apparentemente è così. Nella realtà siamo delusi e molto “arrabbiati” perché le cose non girano, vediamo perché.

Da parte di tutti noi (politica ed istituzioni comprese), abbiamo chiesto di immettere risorse subito, in maniera semplice e veloce. Due impegni ad oggi clamorosamente disattesi. Quindi senza girarci intorno, superiamo queste due criticità.

Il fattore tempo è una variabile determinante, quindi vanno assunte tutte le iniziative per stare nei tempi emergenziali: non oltrepassare i tre mesi dai fatti per dare un ristoro per un danno subito, deve essere un obiettivo da rimettere al centro dell’iniziativa politica e delle istituzioni.

Per raggiungere questo obiettivo minimale occorre mettere mano con energia e determinazione alla cosiddetta Pubblica Amministrazione del nostro Paese; una penisola tanto affascinante nei paesaggi e nei territori quanto inefficiente per l’impianto amministrativo e burocratico.

Superati i primi giorni emergenziali, che hanno fatto sperare di poter sfoltire alcuni adempimenti, con l’adozione dei provvedimenti di sostegno, in cui si assumeva la semplicità come obiettivo attraverso una istruttoria veloce oppure specificando la non necessità di un parere di merito.

Ebbene su questo non ci siamo. Il cambiamento va messo in atto, l’impegno assunto verso lavoratori, famiglie ed imprese va mantenuto dalla Commissione Europea, al Governo alle Regioni.

Adottare provvedimenti efficaci, chiari per obiettivi ed adempimenti, attuazione semplificata e veloce, controlli post intervento.

Chiaramente occorre cogliere l’occasione di questa emergenza per mettere mano in maniera determinata alla Pubblica Amministrazione, portare un’iniezione di semplicità, modernità ed efficienza ad un impianto ormai obsoleto.

Uscire dall’emergenza con un sistema pubblico profondamente innovato sarebbe un bel segnale per tutti noi, ridare speranza e fiducia ad un tessuto produttivo un po’ provato, ma ancora vivace e capace di innovarsi e di intraprendere come le tante esperienze ed iniziative, anche di queste ultime settimane, ci dimostrano.

Ci aspettiamo cose concrete, semplici ed efficaci. Diamo un colpo letale alla burocrazia, innoviamo il nostro Paese, la fiducia dei cittadini va ripagata anche per dare un futuro alle nuove generazioni.