L’imposta sostitutiva riguarda i raccoglitori, non i produttori. Per il produttore di tartufi il regime fiscale è radicalmente diverso. Il decreto interministeriale sull’argomento, la Cia lavora per ottenere un approccio più morbido di quello derivante dall’applicazione letterale della norma

Lunedì 17 febbraio 2020 (dato che il 16 cade di domenica) scade il termine per il versamento dell’imposta sostitutiva anticipata dovuta dai raccoglitori occasionali di tartufi.

La scadenza interessa solo i raccoglitori, non i produttori, per i quali più avanti riportiamo una sintesi degli aspetti fiscali di maggior interesse. In Parlamento è attualmente in discussione un nuovo disegno di legge che interverrebbe a modificare nuovamente il sistema fiscale, ma “la lobby degli amanti del tartufo” per il momento lo sta frenando.

La Legge di bilancio 2019 ha introdotto per i raccoglitori occasionali di tartufi, un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali che eventualmente sostituisce il sempre vigente sistema di ritenuta alla fonte.

Se il raccoglitore occasionale (vediamo più avanti chi è costui), decide di versare l’imposta sostitutiva entro il prossimo 17 febbraio, non deve quindi far applicare all’acquirente la ritenuta fiscale a titolo di imposta del 23%, sul 78% dei corrispettivi percepiti dalla vendita del prodotto.

L’imposta sostitutiva è pari a 100 euro/anno e deve essere pagata entro il giorno 16 febbraio dell’anno di riferimento, in via anticipata quindi.

Non sono solo i raccoglitori occasionali di tartufi che sono soggetti a questa nuova modalità di imposizione sostitutiva, vi rientrano anche i raccoglitori di prodotti selvatici non legnosi, oltre ai tartufi: i funghi, le bacche, la frutta in guscio, il sughero, le ghiande, i frutti dell’ippocastano, i muschi e licheni, ecc., e le ultime aggiunte, le erbe officinali spontanee.

Possono beneficiare del sistema di prelievo fiscale dell’imposta sostitutiva, le persone fisiche che in via occasionale svolgono le attività di raccolta dei prodotti di cui sopra. Il raccoglitore deve essere in possesso del titolo abilitativo rilasciato dalla Regione.

Sono esclusi coloro che effettuano la raccolta esclusivamente per l’autoconsumo.

Se invece vendono il prodotto raccolto, devono verificare se rientrano nel parametro “dell’occasionalità”.

Il parametro si basa esclusivamente sui ricavi: è occasionale il raccoglitore persona fisica che percepisce dalla vendita dei suddetti prodotti, corrispettivi che non superano i 7mila euro/anno.

Questo ricavo non si cumula con i redditi in dichiarazione dei redditi e se versa i 100 euro anticipati entro il 16 febbraio, il raccoglitore non deve fare altro.

Se non versa questo importo invece, è soggetto alla ritenuta a titolo d’imposta del 23% sul 78% dei corrispettivi incassati. Trattandosi di ritenuta, è l’acquirente che la deve effettuare. I raccoglitori devono quindi attestare all’acquirente, mostrando la ricevuta del versamento dell’imposta sostitutiva, che non sono soggetti al prelievo con il sistema della ritenuta.

L’acquirente deve emettere un non meglio specificato “documento di acquisto” (non l’autofattura ma similare), nel quale deve annotare:

  1. la data di cessione;
  2. il nome, il cognome e il codice fiscale del cedente;
  3. il codice ricevuta del versamento dell’imposta sostitutiva, rappresentato da: data del versamento, codice fiscale, codice tributo 1853, importo versato, anno di riferimento, indicati nel modello F24;
  4. la natura e la quantità del prodotto ceduto;
  5. l’ammontare del corrispettivo.

L’acquirente dovrà altresì includere i dati relativi ai documenti di acquisto, nella comunicazione trimestrale IVA.

Se i raccoglitori occasionali non hanno versato l’imposta sostitutiva, oppure se superano i 7mila euro di ricavi all’anno, i primi (non hanno versato l’imposta sostitutiva) sono soggetti alla ritenuta del 23% per tutti i corrispettivi scontati però del 22%, i secondi solo per la parte eccedente i 7mila euro.

Ai fini IVA è stato introdotto un nuovo regime fiscale semplificato dedicato: “Regime fiscale per raccoglitori occasionali”.

Le persone fisiche che svolgono l’attività di raccoglitore occasionale, non superando i 7mila euro/anno di corrispettivi ottenuti dalla cessione, sono esonerati dal versamento dell’IVA e dagli obblighi contabili e documentali connessi e conseguenti, compresa la dichiarazione annuale.

Al superamento del predetto limite, il raccoglitore perde la connotazione di “occasionale”, deve quindi dotarsi di partita Iva e tenere la contabilità in regime IVA ordinario.


Per il produttore di tartufi il regime fiscale è radicalmente diverso. Per quanto attiene le imposte sui redditi dichiara il reddito agrario del terreno nel quale vengono prodotti i tartufi, sia che si tratti di superfici boschive nelle quali il tartufo cresce spontaneamente, sia che si tratti di superfici impiantate ad essenze arboree appositamente micorrizzate.

Con un recente, ma estremamente tardivo, decreto interministeriale, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaf) ed il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef), hanno reso noti i limiti delle “quantità standard” di produzione per tipologia di tartufo per ettaro. SCARICA IL DECRETO (PDF)

Gli effetti del decreto decorrono dal primo gennaio 2019. Se l’imprenditore agricolo (non il raccoglitore), rispetta i limiti previsti, può legittimamente adottare il regime speciale IVA agricolo (DM 64/2020 allegato).

E se i limiti previsti vengono superati? A questa domanda, così come a molte altre, prima fra tutte, quale è la percentuale di compensazione per la cessione del tartufo nel regime IVA speciale agricolo, al momento non siamo in grado di fornire una risposta ufficiale.

A chi si rivolge a noi per avere informazioni, consigliamo di adottare un approccio prudenziale, restrittivo se si vuole: se l’imprenditore agricolo supera i limiti delle quantità standard, non si può applicare il regime IVA speciale agricolo per l’intera produzione, per cui lo stesso imprenditore, ai fini IVA, deve applicare obbligatoriamente il regime ordinario.

Ovviamente sarebbe auspicabile un pronunciamento urgente dell’Agenzia delle entrate e la Cia sta lavorando per ottenere un approccio più morbido di quello derivante dall’applicazione letterale della norma e sopra suggerito.

Anche le aliquote IVA da applicare per la cessione di tartufi da parte del produttore agricolo sono condizionate dal limite della quantità standard:

  • 4% per i tartufi che rientrano nei limiti della quantità standard;
  • 5% per i tartufi freschi o refrigerati oltre i limiti della quantità standard;
  • 10% per i tartufi congelati, essiccati o preservati immersi in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurare temporaneamente la conservazione, ma non preparati per il consumo immediato. (c.t.)

PER MAGGIORI INFORMAZIONI POTETE RIVOLGERVI ALLE SEDI CIA