I danni al mondo agricolo e alla collettività non possono più essere accettati. «La massiccia e incontrollata presenza degli ungulati nei nostri territori non è più accettabile, il legislatore deve intervenire con urgenza e determinazione»

È il grido di allarme di Cia Grosseto che chiede attenzione per un problema che da anni arreca danni al mondo agricolo ma che con il passaggio alla “zona rossa” è ora fuori controllo.

«Le chiusure imposte dal Governo per affrontare la pandemia rischiano di creare nuovi danni – spiega preoccupato il presidente Claudio Capecchi – Ogni decisione deve infatti essere attentamente ponderata e valutata e ci sembra che per quanto riguarda la chiusura dell’attività venatoria la scelta potrebbe portare a conseguenze insostenibili per il mondo agricolo. Nello specifico, come Confederazione provinciale, siamo a mettere sotto il riflettore un problema che esisteva prima dell’arrivo della pandemia ma che oggi è assolutamente fuori controllo: la numerosa presenza dei cinghiali in Maremma che mette a rischio non solo le colture ma anche l’incolumità dei cittadini».

«La questione è vecchia – puntualizza il presidente – e ancor prima dell’evento del Covid, Cia Grosseto, aveva speso parole e richieste per sollecitare interventi per ridurre il numero di questi animali: pericolosi per l’agricoltura, per l’uomo e gli automobilisti. Oggi con il lock down e lo stop imposto alle attività venatorie la situazione è una emergenza non più procrastinabile. I dati ci dicono che in Maremma abbiamo una media di abbattimenti di circa 20-30mila capi all’anno; se consideriamo la normale proliferazione e che non vi saranno abbattimenti nel 2021 non è fuori luogo pensare che a breve avremo oltre 100mila cinghiali che circolano liberamente sul nostro territorio, lungo le strade e nei centri urbani. Di fatto la stagione della caccia al cinghiale quest’anno non è neanche iniziata e oggi questi sono liberi di scorrazzare tra boschi, prati e campi coltivati con danni a un settore già in grave sofferenza».

«Ricordiamo – continua Capecchi – che i danni provocati da questi animali vengono poi ripagati dalla collettività; che quasi mai il risarcimento è integrale rispetto al danno subito e che comunque potrebbe non far fronte a tutte le richieste. Per arrivare ad una gestione corretta degli ungulati, chiediamo che si intervenga da subito con gli abbattimenti e chiediamo che questi vengano affidati anche alle squadre di caccia al cinghiale che da sempre, con le loro attività, hanno dato un aiuto concreto sia per il contenimento dei cinghiali sia agli agricoltori. I cacciatori oggi sono fermi ma la loro presenza sarebbe necessaria proprio per evitare questo problema. Crediamo che affidare anche a loro il compito di contenimento sia non solo opportuno ma sia anche un riconoscimento al ruolo che la caccia ha sempre avuto in Maremma. Anche se molti non concordano, questa attività, esercitata rispettando le regole e praticata con etica, è passione e fa parte della nostra tradizione. La caccia affonda le sue radici nella storia della nostra terra, non si tratta di uno mero sport ma di una vera e propria forma di cultura».

«Per cercare di salvare le nostre aziende e tutelare gli automobilisti, che spesso sono costretti a dover effettuare brusche manovre per evitare i cinghiali – conclude il presidente di Cia Grosseto – invitiamo gli Enti preposti ad attivarsi per riaprire l’attività venatoria che, se praticata seguendo le indicazioni anti Covid, porterebbe quei benefici necessari ed invocati dal mondo agricolo».


Fonte: Cia Grosseto