Rischio chiusura per le aziende agricole col mancato rinnovo degli accordi fra multinazionali e produttori. Pesanti le ricadute sociali per un indotto di 40mila lavoratori

L’auspicabile riforma delle accise sui prodotti da fumo veda protagonisti tutti gli attori della filiera, in primis gli agricoltori. È questo l’auspicio di Cia Agricoltori Italiani, che chiede l’apertura di un tavolo di confronto fra le istituzioni e tutti gli operatori del settore, con l’obiettivo del rinnovo degli accordi pluriennali fra le multinazionali e i produttori agricoli, sotto l’egida del Ministero delle politiche agricole. Le multinazionali si impegnino ad acquistare, dunque, tabacco italiano e a non aumentare l’import da Paesi dove viene prodotto in precarie condizioni sociali e ambientali (Zimbabwe, Malawi, Brasile).

Attualmente il mercato del tabacco vale in Italia 2,5 miliardi, 142 milioni dei quali rappresentano la redditività complessiva per l’agricoltura nazionale. A livello produttivo l’Italia è – con ampio margine – il primo Paese produttore comunitario e si colloca fra i primi dieci al mondo. Il comparto ha, recentemente, messo in moto un importante processo di innovazione, anche grazie all’alleanza con il mondo della ricerca e delle università. Sono aumentate le dimensione medie aziendali, che hanno favorito gli investimenti tecnologici e un elevato tasso di meccanizzazione, producendo un forte incremento del livello di produttività nell’arco di pochi anni (+160%), oltre a un notevole risparmio di risorse idriche.

Gli accordi pluriennali con le multinazionali del settore hanno, quindi, giovato sia al settore primario che alla qualità del prodotto. Secondo Cia, un loro stop e il conseguente ridimensionamento produttivo, porterebbe a un sicuro impoverimento economico, con pesanti ricadute sociali. Oggi il tabacco è coltivato soprattutto nelle aree dell’Altotevere e del Lazio, oltre al Casertano, la Bassa veronese e la Val di Chiana, territori che hanno trovato nella produzione di questo prodotto un livello di specializzazione straordinario, volano economico per tutto l’indotto, che impiega 40mila lavoratori e registra una percentuale di occupazione femminile molto superiore alla media nazionale.


Fonte: Cia nazionale