Non si tratta di un caso isolato, ma va avanti da molto tempo lo stillicidio di danni, da ungulati e altri animali selvatici, subiti dalle aziende agricole in tutta la Toscana, portando all’esasperazione i produttori.

Un esempio, che era andato anche sul telegiornale Rai regionale, era stato quello dell’azienda agricola Marzi di Certaldo (FI) nell’agosto scorso, quando i caprioli avevano distrutto un’intera coltivazione di grani antichi.

Il 24 settembre si è verificato il caso dell’azienda agricola biologica Pasquini e Ridulfo a Suvereto (LI), in una zona pianeggiante che – in teoria – non dovrebbe essere preda di questi animali selvatici.

Una coltivazione di cavoli cappucci, cavolfiori, radicchi è stata distrutta da un branco di cinghiali, dopo aver subito numerosi attacchi nelle settimane precedenti anche da parte dei caprioli.

Sono anni che la Cia Toscana chiede interventi seri di contenimento. Già nel 2014 fu stilata un’indagine che segnalava come la densità di ungulati avesse raggiunto oltre 400.000 capi. Per ogni 100 ettari di territorio si stimavano almeno 20 cinghiali, circa 4 volte rispetto a quelli consentiti, con milioni di danni accertati alle coltivazioni. La situazione in questi anni, a quanto pare, non è migliorata.

Il direttore Cia Toscana Giordano Pascucci ribadisce che la questione è una priorità per l’agricoltura regionale: «Occorrono interventi straordinari ed efficaci. Dopo tante segnalazioni ci aspettiamo risposte immediate dalla Regione Toscana, per affrontare questa emergenza».