La premiumization dei consumi, le incognite dell’effetto Brexit, i cambiamenti nella gestione dei monopoli canadesi, le performance dei vini rosé negli Stati Uniti, il nuovo approccio alla sostenibilità del Systembolaget svedese, sono solo alcune delle informazioni strategiche contenute nell’edizione 2018 di Wine Marketing, la pubblicazione di Nomisma Wine Monitor su scenari, mercati internazionali e competitività del vino italiano presentato a Firenze all’Accademia dei Georgofili.

Uno strumento utile per gli operatori del settore nella comprensione delle dinamiche e delle tendenze di un mercato in continua evoluzione e che ha visto crescere il nostro export del 69% nell’ultimo decennio. Una performance di tutto rispetto, superiore a quanto messo a segno dai vini francesi nello stesso periodo (+33%) ma meno di quelli neozelandesi (+160%).

«Grazie ad una crescita del 240 per cento – ha evidenziato Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor e curatore del volume -, oggi l’Italia contribuisce al 23% di tutto l’export mondiale in valore degli spumanti, contro un peso di appena il 10% detenuto nel 2007. Ovviamente il nostro ruolo diventa quello di leader nel caso dei volumi esportati, arrivando a pesare per il 43% del totale, contro il 21% degli spumanti francesi e spagnoli» Dall’altro lato, i vini rossi fermi, che continuano a rappresentare l’architrave del nostro export con un’incidenza del 40%, non sono riusciti ad eguagliare tali performance, fermandosi ad un +56%.

Rispetto a questo trend, anche i vini rossi Dop della Toscana (che rappresentano quasi il 60% dell’export vinicolo regionale) sembrano aver segnato il passo, crescendo nel decennio di un +52%, contro una progressione nell’export degli altri vini (rossi Igp, bianchi, rosè e spumanti) vicina al 100%.

Oggi il 56% dell’export di vini toscani è concentrato in appena tre mercati: Usa, Germania e Canada, anche se nei prossimi anni il consumo di vini rossi dovrebbe soprattutto aumentare – oltre che negli Stati Uniti – in Russia e Cina, mercati dove attualmente finisce appena il 4% del vino regionale venduto all’estero.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 6/2018