{"id":11688,"date":"2017-12-18T11:36:07","date_gmt":"2017-12-18T10:36:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/?p=11688"},"modified":"2017-12-20T11:48:31","modified_gmt":"2017-12-20T10:48:31","slug":"pasta-patto-filiera-aumentare-disponibilita-grano-duro-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/pasta-patto-filiera-aumentare-disponibilita-grano-duro-italiano\/","title":{"rendered":"Pasta: patto di filiera per aumentare disponibilit\u00e0 grano duro italiano"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"subtitle\"><strong>Firmano Cia, Confagricoltura, Copagri, Aci agroalimentare, Aidepi e Italmopa<\/strong><\/h3>\n<p><strong><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignright size-medium wp-image-2335\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27400%27%20height%3D%27267%27%20viewBox%3D%270%200%20400%20267%27%3E%3Crect%20width%3D%27400%27%20height%3D%27267%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/20150330_cianazionale_biologico_grano_anabio-400x267.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"267\" \/>18 dicembre 2017<\/strong> &#8211; Un patto di filiera per rafforzare la competitivit\u00e0 della pasta italiana aumentando la disponibilit\u00e0 di grano duro italiano adatto alla pastificazione, incentivandone la produzione sostenibile e la tracciabilit\u00e0, e sostenendo gli agricoltori che scelgono di puntare sulla qualit\u00e0. Questi i punti principali del\u00a0<strong>protocollo di intesa per migliorare il grano duro italiano<\/strong>\u00a0siglato oggi da\u00a0<strong>AIDEPI<\/strong>-Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane,\u00a0<strong>Alleanza delle cooperative agroalimentari<\/strong>,\u00a0<strong>Cia-Agricoltori Italiani<\/strong>,\u00a0<strong>Confagricoltura<\/strong>,\u00a0<strong>Copagri-<\/strong>Confederazione Produttori Agricoli e\u00a0<strong>ITALMOPA<\/strong>-Associazione Industriali Mugnai d\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>I firmatari rappresentano complessivamente poco meno della met\u00e0 di tutta l\u2019agroindustria italiana, per un valore di circa 60 miliardi di euro<\/strong>: per quanto riguarda il mondo agricolo, parliamo di oltre 3 milioni di associati che gravitano nel settore agricolo, 1,1 milioni di imprese agricole e 5mila cooperative agroalimentari distribuite su tutto il territorio nazionale; per il comparto molitorio, oltre l\u201980% della capacit\u00e0 totale di trasformazione del frumento in Italia; per l\u2019industria della pasta, l\u201980% di un settore storico che conta 100 imprese, d\u00e0 lavoro in Italia a 7.500 addetti e genera 4,7 miliardi di euro.<\/p>\n<p><strong>Il protocollo d\u2019intesa \u00e8 quindi una risposta concreta, volontaria e \u201cdi squadra\u201d ad alcune criticit\u00e0 di filiera che ostacolano la crescita del settore<\/strong>. Siamo primi nel mondo per produzione (3,6 milioni di tonnellate annue) e export di pasta (2 milioni di tonnellate), ma questo primato \u00e8 a rischio per tre motivi: in primo luogo, la forte concorrenza internazionale, specie da Turchia e Egitto, che pur con un prodotto di qualit\u00e0 inferiore stanno erodendo quote di mercato alla pasta italiana, forti anche del supporto dei rispettivi governi. Inoltre, un debole sostegno da parte del sistema Paese in Italia ha sensibilmente concorso nel tempo a scavare un solco, in termini di competitivit\u00e0, crescita e sostegno all\u2019export, tra l\u2019agroindustria pastaria italiana e quella europea ed extra europea. Infine, l\u2019offerta di grano italiano, gi\u00e0 penalizzata da una eccessiva polverizzazione, \u00e8 spesso non pienamente adatta alle esigenze qualitative dei mugnai e dei pastai e la mancanza di strutture di stoccaggio adeguate rende difficile la valorizzazione e la classificazione della materia prima, che quindi viene ricercata sui mercati esteri.<\/p>\n<p>Sono\u00a0<strong>5 gli ambiti di intervento<\/strong>\u00a0identificati dalle organizzazioni della filiera grano-pasta per valorizzare la qualit\u00e0 del grano duro italiano, ognuno legato a provvedimenti concreti e operazioni di medio periodo e tutti messi nero su bianco nel protocollo firmato oggi.<\/p>\n<p><strong>1 &#8211; Incrementare la disponibilit\u00e0 di grano duro nazionale di qualit\u00e0 e prodotto in modo sostenibile per venire incontro alle esigenze dell\u2019industria molitoria e della pasta<\/strong>. Oggi la produzione interna di grano duro (in media di 4 milioni di tonnellate annue) \u00e8 sufficiente a coprire solo il 70% del fabbisogno dei pastai. Ma non sempre e non tutti gli anni il grano italiano raggiunge gli standard qualitativi previsti dalla legge di purezza della pasta. Secondo una analisi del Crea (periodo 2011-2016) circa il 30% del grano italiano \u00e8 poco adatto alla pastificazione, mentre solo il 35% \u00e8 di alta qualit\u00e0. Il \u201cmiglioramento\u201d complessivo della qualit\u00e0 del grano italiano significa non solo garanzia di un piatto di pasta sempre buono, ma anche pi\u00f9 sostenibilit\u00e0 nei nostri campi, maggiori opportunit\u00e0 per le imprese agricole e meno ricorso alla costosa materia prima estera.<\/p>\n<p><strong>2 &#8211; Incentivare e sostenere l\u2019agricoltura virtuosa, con premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano e alle caratteristiche del territorio di produzione<\/strong>. Pratiche agricole e condizioni ambientali del territorio (clima, composizione del terreno, etc.) influenzano la qualit\u00e0 del grano duro (tra cui il contenuto proteico) e impattano in maniera differente sulla redditivit\u00e0 del produttore agricolo. L\u2019accordo si propone di far leva su contratti di coltivazione che tengano conto delle molteplici variabili geografiche e climatiche italiane per incentivare la produzione di qualit\u00e0 anche nei territori pi\u00f9 difficili e siccitosi. Con questa strada, gi\u00e0 intrapresa da diversi protagonisti della filiera, si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all\u2019impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato.<\/p>\n<p><strong>3 &#8211; Concentrare progressivamente l\u2019offerta di grano duro e censire i centri di stoccaggio idonei alla conservazione del grano duro di qualit\u00e0<\/strong>. La polverizzazione dell\u2019offerta e la mancanza di strutture di stoccaggio adeguate hanno finora reso difficile la valorizzazione e la classificazione del grano duro italiano. In Italia ci sono circa 1.000 centri di stoccaggio, ma il grano duro rappresenta solo il 26% del totale dei cereali conservati. Verr\u00e0 affidata a un ente terzo la valutazione di questa strutture, per verificare se i silos sono in numero adeguato per i fabbisogni attuali e futuri di agricoltori, mugnai e pastai e se sono in grado di garantire stoccaggi differenziati per classi di qualit\u00e0 della granella.<\/p>\n<p><strong>4 &#8211; Stimolare formazione, ricerca e innovazione nella filiera italiana grano-semola-pasta<\/strong>. La partita della qualit\u00e0 del grano e della pasta italiana si gioca anche sul fronte dell\u2019innovazione e della valorizzazione del territorio, per esempio incentivando collaborazioni con aziende e startup innovative in campo agronomico e agroalimentare. Nel protocollo sono inoltre previsti corsi di formazione e aggiornamento professionale per agricoltori e operatori di settore e strumenti informatici per promuovere l\u2019adozione di pratiche agricole pi\u00f9 sostenibili. La filiera si impegna anche ad attivare collaborazioni con enti di ricerca per calcolare il punto di pareggio dell\u2019impresa agricola nei vari areali di produzione e per sviluppare nuove sementi certificate con le caratteristiche richieste dal mercato e funzionali all\u2019eterogeneit\u00e0 del territorio italiano, cos\u00ec come programmi specifici per la valorizzazione dei grani autoctoni.<\/p>\n<p><strong>5 &#8211; Promuovere e difendere in maniera coesa un\u2019immagine forte della pasta italiana, garantirne la sicurezza anche attraverso la tracciabilit\u00e0 informatica dei vari passaggi della filiera<\/strong>. Solo il grano migliore, il pi\u00f9 buono, il pi\u00f9 sano e il pi\u00f9 sicuro, pu\u00f2 \u201cdiventare\u201d attraverso abili processi industriali la pasta migliore del mondo, quella italiana. Ma la qualit\u00e0 di questo prodotto viene da pi\u00f9 parti messa in discussione, complice anche un discutibile dibattito mediatico e politico. Risultato: un consumatore italiano disorientato, una pericolosa perdita di competitivit\u00e0 sui mercati internazionali. Con il protocollo, tutte le componenti della filiera si impegnano anche a raccontare in modo trasparente la qualit\u00e0 della pasta italiana, a livello nazionale e internazionale, e a fare chiarezza su sicurezza e affidabilit\u00e0 di tutta la pasta, arginando l\u2019ondata di fake news su questo prodotto simbolo del Made in Italy e della dieta mediterranea.<\/p>\n<p>Per rendere operativo il protocollo di filiera, verranno istituiti dalle organizzazioni tre gruppi di lavoro che opereranno, rispettivamente, sulla parte agronomica, su ricerca e sviluppo e sulla comunicazione.<\/p>\n<p>Per<strong>\u00a0Paolo Barilla, presidente di AIDEPI<\/strong>, \u201ca differenza dei pastai di altre nazioni, noi italiani abbiamo la responsabilit\u00e0 di produrre pasta di altissima qualit\u00e0 e, quindi, abbiamo bisogno di tanto grano buono, vincolato ai parametri della legge di purezza. Non sempre riusciamo a trovarlo in Italia. Questo progetto si muove su logiche di lungo termine, per rendere pi\u00f9 virtuosa, innovativa e competitiva la filiera italiana grano-pasta. Investire per migliorare il grano italiano va a vantaggio del consumatore, dell\u2019agricoltura italiana e dell\u2019ambiente, perch\u00e9 adottare pratiche agricole pi\u00f9 sostenibili, sviluppare nuove variet\u00e0 di grano e valorizzare i grani antichi sono delle enormi spinte per la competitivit\u00e0 del territorio. Questo accordo sul grano duro apre la strada a una collaborazione di pi\u00f9 ampio respiro su tutte le materie prime degli altri comparti di AIDEPI\u201d.<\/p>\n<p>Per\u00a0<strong>Giorgio Mercuri, presidente dell&#8217;Alleanza delle Cooperative Agroalimentari<\/strong>: \u201cPer rafforzare la competitivit\u00e0 della filiera italiana del grano duro non si poteva che partire dall\u2019obiettivo della qualit\u00e0. Ci siamo seduti attorno a un tavolo proprio partendo dalla necessit\u00e0 di aumentare le superfici agricole dedicate alla produzione di grano duro di qualit\u00e0. Lo faremo anche attraverso contratti di filiera che siano in grado di distribuire il valore in maniera adeguata tra tutti i soggetti coinvolti. \u00c8 necessario che si tenga conto delle esigenze del trasformatore ma al contempo anche delle caratteristiche specifiche del territorio di provenienza e che si collabori fattivamente con la parte industriale e con la ricerca. Avremmo raggiunto il nostro obiettivo quando il grano duro di qualit\u00e0 uscir\u00e0 definitivamente dal sistema delle commodity\u201d.<\/p>\n<p>Per\u00a0<strong>Cinzia Pagni, vicepresidente vicario Cia-Agricoltori Italiani<\/strong>: \u201cNel corso degli ultimi anni i prezzi di mercato ben al di sotto dei costi di produzione e la forte volatilit\u00e0 sui mercati internazionali hanno messo a dura prova i produttori di grano duro italiano. L\u2019incertezza sui prezzi condiziona le scelte imprenditoriali agricole e non aiuta la filiera ad avere un prodotto di qualit\u00e0 costante nel tempo. La pasta italiana rappresenta l\u2019eccellenza del Made in Italy e ha bisogno di una filiera forte e organizzata per poter competere al meglio nei mercati nazionali e internazionali. Il protocollo di intesa tra le maggiori organizzazioni di rappresentanza del settore segna un punto importante per rilanciare la filiera grano duro\/pasta simbolo di qualit\u00e0 e di successo dell\u2019Italia nel mondo\u201d.<\/p>\n<p>Secondo\u00a0<strong>Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura<\/strong>: \u201cQuesto protocollo di intesa \u00e8 la risposta concreta e volontaria di tutta la filiera grano-pasta che si \u00e8 seduta attorno a un tavolo per risolvere criticit\u00e0 di vecchia data, spesso sottovalutate o ignorate del tutto. Siamo i primi produttori in Europa di grano duro, con oltre 200mila imprese agricole coinvolte. Eppure molti agricoltori, schiacciati dall\u2019andamento dei prezzi della materia prima, non considerano pi\u00f9 conveniente investire nella semina di grano duro. Con questa operazione vogliamo risolvere questo paradosso e rimettere questa coltura al centro dell\u2019agricoltura italiana.\u201d<\/p>\n<p>Per\u00a0<strong>Franco Verrascina, Presidente di Copagri<\/strong>: \u201cLa Copagri crede fortemente nel confronto e nell\u2019alleanza di tutti i soggetti della filiera grano duro-pasta, il comparto che rappresenta forse il prodotto pi\u00f9 conosciuto ed apprezzato del Made in Italy nel mondo. L\u2019impegno della Copagri sar\u00e0 indirizzato ad incrementare le superfici coltivate a grano duro di alta qualit\u00e0 richiesto dall\u2019industria, a concentrare l\u2019offerta in lotti omogenei, e quant\u2019altro sar\u00e0 necessario per affrontare in termini costruttivi le criticit\u00e0 del settore che spaziano dalla volatilit\u00e0 sempre pi\u00f9 marcata dei prezzi e dei redditi dei produttori di grano duro, alla stagnazione dei redditi.\u201d<\/p>\n<p>Secondo\u00a0<strong>Cosimo De Sortis, Presidente di ITALMOPA<\/strong>: \u201cOgni anno l\u2019industria molitoria individua e seleziona circa 5,6 milioni di tonnellate di grano duro che trasforma in semola per il settore della pasta. Purtroppo la qualit\u00e0 del grano italiano, anche per motivi climatici, risulta fluttuante e ogni anno parte del raccolto nazionale non risponde alle nostre esigenze qualitative. In questo contesto, la sottoscrizione di un protocollo d\u2019intesa tra le rappresentanze della produzione agricola, della prima e seconda trasformazione industriale volto ad ovviare, in modo responsabile e pragmatico, ad alcune delle maggiori criticit\u00e0 della produzione nazionale di frumento duro, costituisce un elemento indispensabile per la competitivit\u00e0 della filiera nazionale del frumento duro e di tutti gli attori che la compongono.\u201d<\/p>\n<hr \/>\n<h3><strong>ECCO I PROGETTI GI\u00c0 IN ESSERE TRA AGRICOLTORI E INDUSTRIA\u00a0<\/strong><strong>CHE DA 10 ANNI STANNO VALORIZZANDO IL GRANO ITALIANO<\/strong><\/h3>\n<hr \/>\n<p>Accordi di filiera pastai-agricoltori, stoccaggio differenziato del grano duro, ricerca per la realizzazione di sementi adatte a valorizzare il territorio e l\u2019agricoltura locale: sono alcune delle soluzioni proposte nel protocollo d\u2019intesa per valorizzare il grano duro italiano sottoscritto da AIDEPI, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e ITALMOPA.<\/p>\n<p>Molte di queste iniziative hanno trovato concreta applicazione gi\u00e0 da diversi anni. E oggi il protocollo si propone di realizzare a livello sistemico questi veri e propri case study di successo.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso, per esempio, dei contratti di coltivazione tra pastai e agricoltori: applicati per la prima volta 10 anni fa e ormai sempre pi\u00f9 adottati con reciproca soddisfazione di aziende della pasta e mondo agricolo, garantendo agli uni grano \u201cgiusto\u201d per la produzione di spaghetti &amp;co e agli altri una remunerazione commisurata al raggiungimento di standard qualitativi. I pastifici associati ad AIDEPI che hanno puntato su questa soluzione, hanno coinvolto complessivamente oltre 6mila aziende agricole di 15 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia), per quasi 100mila ettari di superficie coltivata a grano duro di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Non solo agli agricoltori viene garantito un prezzo minimo di vendita, ma anche diversi bonus in base al raggiungimento di determinati standard, che portano la valutazione del grano fino ad un 20% superiore rispetto al prezzo di mercato. Una soluzione che mette l\u2019agricoltore al riparo dalle fluttuazioni delle commodity e gli d\u00e0 la possibilit\u00e0 di fare investimenti a medio termine, specie nel caso di accordi pluriennali, o di usufruire di corsi di formazione per l\u2019agricoltura sostenibile o di software innovativi che, monitorando il territorio di riferimento, riescono ad ottimizzare le tecniche agricole.<\/p>\n<p>E sono tante anche le collaborazioni attivate con centri di ricerca specializzati e societ\u00e0 sementiere per lavorare sulle migliori variet\u00e0 di grano italiano da mettere a disposizione degli agricoltori italiani, recuperando variet\u00e0 tradizionali o realizzandone altre \u201csu misura\u201d di un determinato territorio, pi\u00f9 resistenti alle malattie, o adatte a crescere con poca acqua: dal Furio Camillo allo Svevo, dal Normanno fino al Don Matteo, passando per Aureo, Varano, Mongibello, Maest\u00e0 e il \u201cvecchio\u201d Senatore Cappelli.<\/p>\n<p>Negli accordi gi\u00e0 in essere sono stati coinvolti anche molini e centri di stoccaggio: impianti di propriet\u00e0 o strutture terze con cui sono stipulati contratti, anche in esclusiva, di conto lavorazione, che hanno permesso alla filiera di creare un ciclo completo e controllato dalla scelta delle sementi alla coltivazione, dalla raccolta del grano duro fino alla macinatura e alla trasformazione.<\/p>\n<p>In altre parole, la strada per rilanciare il grano italiano nel segno della qualit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata tracciata.<\/p>\n<div class=\"fusion-image-element in-legacy-container\" 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