{"id":23112,"date":"2021-01-13T08:17:36","date_gmt":"2021-01-13T07:17:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/?p=23112"},"modified":"2021-02-02T08:32:46","modified_gmt":"2021-02-02T07:32:46","slug":"pil-2020-in-picchiata-136-la-toscana-si-aggrappa-allagricoltura-intervista-al-direttore-irpet-stefano-casini-benvenuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/pil-2020-in-picchiata-136-la-toscana-si-aggrappa-allagricoltura-intervista-al-direttore-irpet-stefano-casini-benvenuti\/","title":{"rendered":"Pil 2020 in picchiata (-13,6%), la Toscana si aggrappa all\u2019agricoltura. Intervista al direttore Irpet Stefano Casini Benvenuti"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Un approfondimento sulla situazione economica della Toscana dopo l\u2019<em>annus horribilis<\/em> della pandemia, con Stefano Casini Benvenuti, direttore Irpet. Occupazione, settori in difficolt\u00e0, aree della regione che hanno subito pi\u00f9 di altri la crisi, e, soprattutto, prospettive per i prossimi mesi \u201causpicando un sconfitta del virus, ed un nuovo entusiasmo che rilanci i consumi\u201d. Intanto, i dati ci dicono che l\u2019agricoltura ha retto molto meglio degli altri comparti agli effetti del Covid<\/strong><\/h3>\n<p>di <strong>Lorenzo Benocci<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Direttore Casini Benvenuti, dal suo osservatorio privilegiato, come possiamo archiviare l\u2019anno appena concluso per l\u2019economia toscana?<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta certamente dell\u2019anno peggiore della nostra storia recente: secondo le stime dell\u2019IRPET il 2020 si chiuder\u00e0 con una caduta del PIL regionale del 13,6%. Esportazioni e turismo ovvero le due forze che durante la Grande Crisi (quella iniziata alla fine del 2008) avevano consentito una certa tenuta all\u2019economia toscana sono state, in questa fase, le voci pi\u00f9 colpite facendo della Toscana una delle regioni del paese maggiormente in sofferenza.<br \/>\nLe due crisi messe assieme hanno prodotto una caduta del PIL procapite tale da portarlo sotto i livelli del 1995.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ciatoscana_intervista-irpet_tabella1_202101.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignnone size-full wp-image-23116\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%271920%27%20height%3D%271062%27%20viewBox%3D%270%200%201920%201062%27%3E%3Crect%20width%3D%271920%27%20height%3D%271062%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ciatoscana_intervista-irpet_tabella1_202101.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1062\" \/><\/a><\/p>\n<p>La crisi attuale \u00e8 ancora pi\u00f9 grave della precedente, non solo per la sua maggiore intensit\u00e0, ma anche perch\u00e9 la sua origine \u00e8 esogena al mondo dell\u2019economia per cui la sua soluzione pu\u00f2 venire solo dall\u2019esterno, in particolare con la sconfitta del virus. Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che siano molte le attivit\u00e0 che hanno subito &#8211; e continuano a subire &#8211; drastiche riduzioni dei propri fatturati non per colpa loro, ma perch\u00e9 in questa fase sono le stesse regole di mercato ad essere state sospese dall\u2019emergenza sanitaria.<br \/>\nPoich\u00e9 per\u00f2, superata l\u2019emergenza, le regole di mercato torneranno ad operare, \u00e8 necessario che le attivit\u00e0 produttive rimangano vive per essere in grado di riprendere la propria attivit\u00e0: l\u2019impegno profuso, anche se non sempre ben calibrato, sui ristori risponde a tale esigenza.<\/p>\n<p><strong>In questo quadro, come si colloca l\u2019agricoltura? Esce rafforzata o indebolita da un 2020 caratterizzato da un emergenza sanitaria con forti ripercussioni economiche?<\/strong><\/p>\n<p>I dati ad oggi non consentono di dare una risposta solida alla domanda, anche se quei pochi disponibili confermano cadute del settore agricolo &#8211; e pi\u00f9 in generale agroalimentare &#8211; meno pesanti di quelle avvertite da altri settori.<br \/>\nLe esportazioni agricole sono diminuite nei primi 9 mesi dell\u2019anno \u201csolo\u201d dell\u20191,6% mentre quelle dell\u2019industria alimentare sono addirittura aumentate, contro una caduta complessiva dell\u2019export regionale che \u00e8 stata &#8211; oro escluso &#8211; del 18%; anche l\u2019occupazione mostra dinamiche migliori di quelle del resto dell\u2019economia. \u00c8 assai probabile che a fine anno il valore aggiunto del settore non si distanzi troppo da quello dell\u2019anno precedente (nei primi nove mesi dell\u2019anno la caduta in Italia \u00e8 stata del 3%).<br \/>\nPur nell\u2019incertezza delle poche informazioni disponibili non vi \u00e8 quindi dubbio che, almeno dal lato delle quantit\u00e0 domandate, il settore agricolo abbia sofferto meno degli altri settori. Come \u00e8 noto, per\u00f2, le performances delle imprese agricole non si possono cogliere solo guardando alle quantit\u00e0 prodotte, essendo altrettanto importante l\u2019evoluzione dei prezzi nel rapporto col settore alimentare e quello distributivo (rispetto ai quali i produttori agricoli si trovano spesso in condizione di debolezza). Non solo, ma una parte del settore \u00e8 inserito all\u2019interno di filiere (es.: la ristorazione) che invece sono state tra le pi\u00f9 penalizzate dalla pandemia.<br \/>\nQuindi dati incerti ma complessivamente meno negativi di quelli del resto dell\u2019economia. Tuttavia, indipendentemente dagli andamenti economici di questo periodo, \u00e8 possibile che, la crescente domanda di sicurezza da parte dei consumatori &#8211; conseguenza di questo particolare momento storico &#8211; favorisca un settore come quello agroalimentare che copre un bisogno fondamentale anche dal punto di vista della sicurezza e della salute.<\/p>\n<p><strong>Quali i comparti che sono andati pi\u00f9 in sofferenza e quali quelli che hanno reagito meglio? <\/strong><\/p>\n<p>Le chiusure imposte dai lockdown e dai conseguenti cambiamenti nella domanda finale hanno colpito soprattutto quelle attivit\u00e0 che, nel loro esercizio, generano eccessivi addensamenti di persone. Turismo, attivit\u00e0 ricreative, ristorazione, ma anche i beni pi\u00f9 legati all\u2019esercizio del tempo libero (moda in particolare) e le filiere corrispondenti sono quelle che hanno sofferto di pi\u00f9; inoltre il crollo degli investimenti e degli acquisti dei beni durevoli ha finito col colpire molti settori della meccanica e dei mezzi di trasporto.<br \/>\nNel complesso vi \u00e8 stato un calo della produzione industriale che nei primi nove mesi dell\u2019anno ha raggiunto il 18%, con punte particolarmente acute nella moda e nella meccanica, ma anche con tenute soddisfacenti nell\u2019alimentare, nella farmaceutica e nelle produzioni legate all\u2019informatica. Ma la maggiore novit\u00e0 rispetto al passato \u00e8 rappresentata dal crollo del fatturato in molte attivit\u00e0 del terziario, un settore da sempre caratterizzato, con poche eccezioni, da dinamiche abbastanza regolari e quindi in grande difficolt\u00e0 ad affrontare una circostanza mai vissuta in passato. Il calo \u00e8 stato addirittura superiore a quello dell\u2019industria con punte particolarmente gravi negli alberghi, nella ristorazione e in certe categorie del commercio. Al contrario hanno subito una forte espansione il settore dei servizi informatici e quello di alcune tipologie di trasporto a corto raggio.<br \/>\nIn sintesi ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u00e8 una distribuzione dei danni &#8211; e talvolta anche dei benefici &#8211; dipesa da fattori estranei alle capacit\u00e0 delle imprese interessate, dipendendo solo dalla circostanza di trovarsi inserite in settori la cui domanda \u00e8 caduta (talvolta aumentata) a causa del Covid.<\/p>\n<p><strong>Ci sono delle differenze fra le diverse aree e province: insomma possiamo parlare di una Toscana a pi\u00f9 velocit\u00e0, con chi ha risentito di pi\u00f9 o di meno dell\u2019effetto Covid?<\/strong><\/p>\n<p>La Toscana \u00e8, come noto, da sempre contrassegnata da dinamiche territoriali differenziate, che avevano segnato negli ultimi anni un maggiore dinamismo della Toscana centrale, le difficolt\u00e0 della costa e la particolarit\u00e0 delle aree interne (queste ultime con dinamiche diverse a seconda che si parli di aree appenniniche o di aree soprattutto agricole del sud della regione).<br \/>\nNel corso dell\u2019emergenza Covid il quadro \u00e8 significativamente cambiato, dal momento che sono soprattutto le aree dell\u2019industria della moda e della meccanica, quelle del turismo (soprattutto nelle citt\u00e0 d\u2019arte) ad avere subito le conseguenze pi\u00f9 negative: quindi \u00e8 la Toscana centrale a soffrirne di pi\u00f9. La costa ha potuto, invece, contare su di una certa tenuta del turismo balneare; le aree interne hanno in taluni casi addirittura goduto di una certa valorizzazione dal momento che il distanziamento sociale da difetto prima del Covid \u00e8 diventato un momentaneo pregio durante il Covid.<\/p>\n<p><strong>E per quanto riguarda l\u2019occupazione? <\/strong><\/p>\n<p>Il calo della produzione industriale, da un lato, e quello dei servizi, dall\u2019altro, hanno avuto ovviamente un pesante contraccolpo sul mercato del lavoro, anche se mascherato dagli interventi del governo volti ad evitare licenziamenti. In termini di occupati, infatti, il calo \u00e8 stato \u201cappena\u201d dell\u20191,2%, mentre il tasso di disoccupazione non ha mostrato cambiamenti significativi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ciatoscana_intervista-irpet_tabella2_202101.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignnone size-full wp-image-23115\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%271920%27%20height%3D%27550%27%20viewBox%3D%270%200%201920%20550%27%3E%3Crect%20width%3D%271920%27%20height%3D%27550%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ciatoscana_intervista-irpet_tabella2_202101.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"550\" \/><\/a><\/p>\n<p>Considerando per\u00f2 le ore di lavoro perse, il calo della domanda di lavoro che vi \u00e8 stato in questi mesi corrisponderebbe ad oltre 160 mila unit\u00e0 di lavoro a tempo pieno; un calo che per i lavoratori dipendenti si \u00e8 tradotto in parte in cassa integrazione, in parte in minori assunzioni; per i lavoratori autonomi in un calo -talvolta sino all\u2019azzeramento &#8211; delle ore lavorate.<br \/>\nIl numero di ore richiesto per la CIG \u00e8 stato a fine novembre di circa 174 milioni (contro i 18 milioni dell\u2019anno precedente) e corrisponde a circa 100 mila unit\u00e0 di lavoro a tempo pieno. Inoltre il saldo tra le entrate e le uscite nel modo del lavoro ha portato ad una riduzione dello stock di lavoratori di oltre 50mila addetti rispetto a quanto osservato alla stessa data nel 2019. Si tratta soprattutto di contratti a tempo determinato, quindi soprattutto giovani che abitualmente ogni anno entravano nel mondo del lavoro o che vedevano confermato il contratto a tempo determinato.<br \/>\nIn sintesi siamo di fronte ad una tenuta solo apparente dell\u2019occupazione, che nasconde al suo interno insidie di non poco conto quando cesseranno i sostegni da parte del governo.<\/p>\n<p><strong>Quanto hanno risentito del lockdown e chiusure in diversi momenti (ad esempio canale Horeca ed export), i consumi di prodotti agricoli ed agroalimentari?<\/strong><\/p>\n<p>La domanda nei mesi del lockdown ha subito cali consistenti in tutte le sue componenti: consumi, investimenti ed esportazioni; quindi &#8211; come abbiamo visto sopra &#8211; molti sono i settori che ne hanno sofferto le conseguenze. Tuttavia vi sono state differenze a favore dei settori produttori di beni essenziali o di quelli che sono divenuti essenziali in questo periodo. I beni agroalimentari stanno certamente tra i primi, l\u2019informatica, le forme di trasporto a breve distanza, alcuni prodotti ad uso medico tra i secondi. Come sappiamo per\u00f2 la lettura del sistema economico per settori non \u00e8 sempre la pi\u00f9 soddisfacente; l\u2019analisi per filiera sarebbe infatti in grado di raccontarci meglio le dinamiche dei settori in quanto ciascuno di essi \u00e8 spesso inserito in filiere diverse. Nel caso dell\u2019agroalimentare, laddove il settore \u00e8 inserito all\u2019interno di filiere rivolte ai consumatori finali (e quindi verso la distribuzione) ha potuto godere di dinamiche sostanzialmente positive; laddove \u00e8 all\u2019interno della filiera della ristorazione e degli alberghi il risultato \u00e8 esattamente speculare.<br \/>\nSul fronte elle esportazioni invece, se nel complesso l\u2019andamento dell\u2019agroalimentare \u00e8 stato positivo, al suo interno si osservano andamenti differenziati con dati positivi sull\u2019olio, sui prodotti da forno, sulla frutta e dati negativi sulle piante e sulle bevande. Ancora una volta si conferma l\u2019importanza delle filiere in cui i prodotti sono inseriti: le filiere il cui prodotto finale ha a che vedere con l\u2019uso del tempo libero sono quelle pi\u00f9 coinvolte negativamente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Senza-titolo-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignnone size-full wp-image-23114\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%271920%27%20height%3D%271769%27%20viewBox%3D%270%200%201920%201769%27%3E%3Crect%20width%3D%271920%27%20height%3D%271769%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Senza-titolo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1769\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Turismo: come immagina una ripartenza dei flussi nazionali ed esteri?<\/strong><\/p>\n<p>Il turismo \u00e8 certamente il settore che ha subito, per ovvie ragioni, i danni maggiori, con cadute di fatturati mai vissute in passato, ma anche con andamenti diversi al suo interno, che hanno visto penalizzate le citt\u00e0 d\u2019arte, mentre le localit\u00e0 balneari, in virt\u00f9 di una parziale sostituzione del turismo straniero con quello nazionale (e anche di una diffusa percezione che la forza del Covid si fosse allentata nei mesi estivi) hanno mostrato una certa tenuta. Le aree interne hanno addirittura attratto un maggior numero di turisti per il fatto di garantire spontaneamente un maggiore distanziamento sociale. Tutto questo \u00e8 avvenuto non solo per le regole restrittive imposte dai vari governi, ma perch\u00e9 si \u00e8 spontaneamente diffuso un sentimento di paura verso eccessi di agglomerazione di persone. Quando per\u00f2 il timore del contatto fisico sar\u00e0 superato \u00e8 assai probabile che si ritorni al piacere di fare turismo e probabilmente in modo non troppo diverso dal passato. Le uniche varianti che potrebbero realizzarsi (confermando quanto accaduto in questi mesi) riguardano una maggiore valorizzazione delle aree interne, dell\u2019agriturismo; inoltre, con la maggiore familiarit\u00e0 verso la digitalizzazione, potrebbe esservi un maggiore sviluppo della possibilit\u00e0 di usufruire di alcuni servizi a distanza in particolare nel mondo del turismo culturale, d\u2019arte e in quello congressuale.<\/p>\n<p><strong>Uno sguardo al 2021: si pu\u00f2 prevedere una ripresa per l\u2019economia regionale e dell\u2019agricoltura toscana?<\/strong><\/p>\n<p>La maggior parte delle stime disponibili parlano di un effetto rimbalzo nel prossimo anno che dovrebbe consentire un recupero solo parziale di quanto abbiamo perso nel 2020. Naturalmente il fatto che ci sia un rimbalzo \u00e8 persino banale dopo una caduta della produzione di cos\u00ec vasta dimensione. La questione \u00e8 quanto sar\u00e0 questo rimbalzo e con che tempi ritorneremo sui livelli precedenti. Credo che sia poco prudente arrischiarci in previsioni sul quanto e sul quando, dal momento che tutto dipender\u00e0 dall\u2019andamento del virus e dalla capacit\u00e0 di contrastarlo col vaccino. Ad oggi, sebbene vi sia un diffuso ottimismo sulla capacit\u00e0 di distribuire in modo esteso il vaccino, prevale la sensazione che il 2021 sar\u00e0 ancora contrassegnato da una certa insicurezza per cui permarranno comportamenti cauti da parte dei consumatori, specie nelle attivit\u00e0 caratterizzate da addensamenti di persone. Credo quindi che le previsioni che circolano &#8211; di un rimbalzo attorno al 5% gi\u00e0 nel 2021 &#8211; siano un po\u2019 troppo ottimistiche.<br \/>\n\u00c8 tuttavia assai probabile che quando davvero si diffonder\u00e0 la consapevolezza della effettiva sconfitta del virus &#8211; come dopo la fine di tutte le guerre -, si generi un nuovo entusiasmo che potrebbe favorire la ripresa dei consumi, specie di quelli che sono rimasti compressi nel corso dei mesi dell\u2019emergenza. Il rischio per\u00f2 \u00e8 che nel frattempo alcune imprese possano avere deciso di cessare la propria attivit\u00e0, che alcuni lavoratori possano aver perso il lavoro per cui, a fianco dell\u2019entusiasmo per la auspicabile sconfitta del virus, vi sia la depressione per la compressione dei redditi e l\u2019aumento della povert\u00e0. In questo contesto \u00e8 probabile che il settore agricolo, pi\u00f9 di altri, possa mantenere dinamiche positive per produrre beni di prima necessit\u00e0 accrescendo probabilmente anche l\u2019attenzione da parte dei consumatori verso le filiere locali in grado di garantire maggiore sicurezza anche sul fronte della salute.<\/p>\n<p><strong>Cosa \u00e8 necessario fare per favorire una ripresa?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta sta un po\u2019 nella conclusione del punto precedente. Da un lato occorre evitare che la lunghezza e la profondit\u00e0 della crisi costringa le imprese a cessare la propria attivit\u00e0 per cause che non hanno a che vedere con la loro effettiva capacit\u00e0 produttiva, dall\u2019altro sostenere la nascita di nuove imprese perch\u00e9, anche qualora la domanda riprendesse, \u00e8 assai probabile che alcuni comportamenti appresi lungo questi mesi permangano, modificandone quindi la struttura, per cui sar\u00e0 necessario rispondere con nuove capacit\u00e0 produttive.<br \/>\nMa non c\u2019\u00e8 dubbio che dopo una fase cos\u00ec lunga di difficolt\u00e0 non sia sufficiente aspettare che la domanda riparta spontaneamente, anche perch\u00e9 il paese viene da una fase di bassa crescita che dura da oltre un quarto di secolo e che nell\u2019ultimo decennio aveva assunto toni addirittura recessivi.<br \/>\nUn maggior sostegno alla domanda potrebbe per\u00f2 arrivare dai fondi del Next Generation Europe che dovrebbero portare ad una espansione significativa degli investimenti pubblici (ma anche del sostegno a quelli privati) con alcuni indirizzi fondamentali. Tra questi quelli legati al Green Deal potrebbero interessare in modo significativo anche il settore agricolo. Se ben utilizzati tali fondi potrebbero rafforzare la domanda finale, contribuire ad accrescere la produttivit\u00e0 del sistema e quindi riportare la crescita ben oltre quella estremamente contenuta &#8211; inferiore all\u20191% &#8211; che si prevedeva prima che il Covid invadesse il nostro mondo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Tratto da<\/em><strong> <a href=\"http:\/\/www.dimensioneagricoltura.eu\">Dimensione Agricoltura n. 1\/2021<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un approfondimento sulla situazione economica della Toscana dopo l\u2019annus horribilis della pandemia, con Stefano Casini Benvenuti, direttore Irpet. 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