{"id":2927,"date":"2015-06-15T13:08:02","date_gmt":"2015-06-15T11:08:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/?p=2927"},"modified":"2016-10-12T15:27:11","modified_gmt":"2016-10-12T13:27:11","slug":"il-futuro-delle-tante-agricolture-toscane-come-sempre-passa-dal-reddito-dellagricoltore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/il-futuro-delle-tante-agricolture-toscane-come-sempre-passa-dal-reddito-dellagricoltore\/","title":{"rendered":"Il futuro delle tante agricolture toscane? Come sempre passa dal reddito dell\u2019agricoltore"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Intervista a Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, dopo un anno di lavoro alla presidenza della Cia Toscana: obiettivi raggiunti, difficolt\u00e0 del settore e priorit\u00e0 da portare a termine.<\/strong><\/h3>\n<p>di <strong><a href=\"mailto:l.benocci@dimensioneagricoltura.com\">Lorenzo Benocci<\/a><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/20150504_ciatoscana_lucabrunelli.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignright size-medium wp-image-2573\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27400%27%20height%3D%27300%27%20viewBox%3D%270%200%20400%20300%27%3E%3Crect%20width%3D%27400%27%20height%3D%27300%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.ciatoscana.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/20150504_ciatoscana_lucabrunelli-400x300.jpg\" alt=\"20150504_ciatoscana_lucabrunelli\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/a>Dopo un anno dalla sua elezione alla presidenza della Cia, qual \u00e8 un primo bilancio presidente Brunelli?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il primo anno di lavoro come presidente regionale \u00e8 stato incredibilmente intenso, lo possiamo guardare da tutti i punti di vista: da quello politico economico a quello umano e sociale. L\u2019eredit\u00e0, la dote, era ed \u00e8 pesante: rappresentare gli interessi di 22 mila aziende e 90 mila soci (dalle donne ai giovani, dai pensionati agli imprenditori in carriera, dai funzionari ai dirigenti), determina &#8211; ogni giorno &#8211; in me un enorme senso di responsabilit\u00e0. Il primo risultato ottenuto parte proprio da questo: \u00e8 stato l\u2019ottenimento del calore e della vicinanza degli uomini e delle donne, che rendono grande la Cia della Toscana. Tutto ci\u00f2, mi ha sicuramente permesso di affrontare i primi, ma intensissimi, appuntamenti con forza e determinazione.<\/p>\n<p>\u00c8 stata la condivisione delle problematiche all\u2019interno della Giunta e della Direzione regionale, \u00e8 stato il profondo clima di collaborazione e confronto con i miei vice Regionali e con il Direttore, che hanno permesso alla Cia, oggi, di trarre delle positivit\u00e0 dal mio primo anno di mandato. Lo definirei un anno compulsivo: appena eletto mi sono trovato a sostenere emendamenti incisivi sulla legge 65 e, parallelamente, a scoperchiare un Vaso di Pandora che conteneva un Pit ribelle, un Pit che non dava giustizia alla Toscana e soprattutto agli agricoltori. Diciamocelo; in quel piovoso marzo 2014, eravamo soli a problematizzare su questo tema ed erano in pochi ad ascoltarci ma, ecco il vero risultato della Cia Toscana tutta.<\/p>\n<p><em><strong>Che fase sta vivendo l\u2019agricoltura toscana; qual \u00e8 lo stato di salute?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il maggior riconoscimento del ruolo dell\u2019agricoltura, rende questo comparto oggi pi\u00f9 appetibile, pi\u00f9 dinamico e pi\u00f9 vicino alla societ\u00e0. Non \u00e8 un caso che, proprio in queste settimane si stia svolgendo l\u2019Expo di Milano con lo slogan \u201cNutrire il pianeta, energia per la vita\u201d. Dobbiamo essere consapevoli, per\u00f2, che il benessere dell\u2019agricoltura spesso e volentieri non \u00e8 direttamente collegato con il benessere ed il reddito dell\u2019agricoltore.<\/p>\n<p>Dobbiamo parlare in Toscana, a mio avviso, di \u201cagricolture\u201d e non di \u201cagricoltura\u201d: da quelle di tendenza come il mondo del vino, a quelle legate a realt\u00e0 che completano la loro offerta con il turismo ed i sevizi in genere; ci sono, altres\u00ec contesti con produzioni estensive o ad alto valore aggiunto che tutti ci invidiano (il florovivaismo, l\u2019ortofrutta, l\u2019olivicoltura, l\u2019allevamento); ma anche le agricolture dei territori montani e fortemente svantaggiati, nelle quali il raggiungimento del reddito \u00e8 ostacolato ancora da molteplici difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Un filo rosso, per\u00f2, collega tutte queste dimensioni: sono, nella loro totalit\u00e0, legate dalla necessit\u00e0 di affermarsi sul proprio mercato &#8211; da quello nazionale della porta accanto a quello globale -, dal bisogno di divenire sostenibili, di fare reddito, di espandere il proprio progetto di impresa ma, soprattutto, di veder riconosciuto loro il ruolo &#8211; e onere &#8211; di presidio di un territorio, al quale danno da sempre dinamicit\u00e0 e, quindi, valore aggiunto in termini economici e di paesaggio. Siamo bravi nel produrre bene e nel fare qualit\u00e0. Molto ancora resta da fare, invece, per migliorare in capacit\u00e0 di offerta di massa critica e per far riconoscere il vero valore delle nostre produzioni.<\/p>\n<p><strong><em>Fra le cose che non vanno, quali sono le priorit\u00e0 su cui intervenire?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto \u00e8 da porre l\u2019attenzione sul nuovo panorama istituzionale, che ci impone il massimo rigore sia sul metodo che sull\u2019approccio con cui viene ultimato il riordino della governance Regionale. Oggi, con lo spostamento della maggior parte delle competenze alla regione, si crea una vera discontinuit\u00e0 tra passato e presente e, per un comparto come il nostro, questo pu\u00f2 pesare e determinare ingenti difficolt\u00e0: evidenzio, in merito, i problemi che incontrano i nostri agricoltori nel chiudere le domande del vecchio Psr. Detto ci\u00f2, tengo a precisare che, a mio parere, il riordino della governance nazionale e regionale, \u00e8 non solo utile ma necessario; da esso, infatti, si genera anche una regionalizzazione di molte competenze che, se ben gestita, porter\u00e0 a razionalizzare i costi, ad aumentare l\u2019omogeneit\u00e0 delle opportunit\u00e0 per tutti gli agricoltori toscani e, come auspico, anche a ragionare meno di \u201ccampanili\u201d e pi\u00f9 di interessi comuni.<\/p>\n<p>Dobbiamo quindi agevolare processi di collaborazione e di aggregazione di prodotto; dobbiamo dare voce nel mercato alle nostre aziende, razionalizzando il sistema della promozione che oggi si disperde in troppi rivoli. Penso, a tal proposito, ad una revisione concreta del Sistema camerale e alla necessaria integrazione con Toscana Promozione: le aziende hanno bisogno non di divisioni territoriali ma di sinergie costruttive. Queste ultime, poi, vanno estese agli enti che vivono a contatto con i mercati: dalle istituzioni, alle proloco, all\u2019Ice, alle ambasciate.<br \/>\nVorrei parlare davvero di \u201cFiliera nostra\u201d, quella cio\u00e8 dove i prodotti toscani, coltivati dai nostri agricoltori, si vendono ovunque, non lasciano spazio al taroccamento e fanno quindi aumentare il Pil regionale oltre che il reddito delle nostre imprese agricole.<\/p>\n<p>Non posso pertanto trascurare quei problemi &#8211; che determinano l\u2019incapacit\u00e0 di produrre e\/o ottenere reddito per le nostre aziende -, legati agli ungulati e ai predatori: una questione ostica, che solo con la collaborazione di tutti possiamo affrontare. Abbiamo inoltre bisogno di ridare dignit\u00e0 alla vita nelle aree rurali e marginali del nostro territorio; \u00e8 l\u00ec, con i pi\u00f9 deboli, che si misura lo stato di civilt\u00e0 di un popolo. Se vogliamo portare le nostre aziende nel mondo, dobbiamo portare il mondo nelle nostre aziende: strade, servizi, banda larga, servizi sociali, trasporti, sono elementi imprescindibili per far crescere il territorio.<\/p>\n<p>Guardando invece il nostro sistema Confederale, ritengo che abbiamo bisogno di spingere sull\u2019acceleratore. Abbiamo creato, nel giusto periodo storico, un sistema sinergico che intreccia bene professionalit\u00e0 ed imprese; oggi non basta. Dobbiamo puntare all\u2019eccellenza divenendo, o continuando ad essere, fornitori di risposte alla persona e alle imprese. Ci\u00f2 che auspico ed auspichiamo, \u00e8 che le nostre competenze possano rivelarsi capaci di individuare, migliorare e talvolta cambiare il futuro ai nostri soci. La Cia: un partner nelle scelte, un saggio dal quale assorbire.<\/p>\n<p><strong><em>Quella sull\u2019Imu, che vi ha visto in prima fila a livello nazionale, \u00e8 una battaglia persa o che non si \u00e8 ancora conclusa?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Non pu\u00f2 concludersi cos\u00ec, assolutamente no. Prima di tutto va fatta chiarezza su quanto \u00e8 successo, troppo a lungo siamo rimasti distratti. Il problema viene da lontano, dal decreto Monti e dall\u2019avallo dell\u2019allora ministro Catania.<br \/>\nNon voglio, comunque, limitarmi alla protesta. Propongo di ragionare sulle soluzioni e lancio una sfida alla politica affinch\u00e9 si possa condividere una linea di indirizzo che provo a sintetizzare cos\u00ec: il primo obiettivo, all\u2019interno di un ragionamento pi\u00f9 ampio, deve essere quello di portare a reddito tutti i terreni.<\/p>\n<p>Premiamo, quindi, chi coltiva la terra e facciamo pagare chi utilizza la stessa per speculazioni o non la rende disponibile alla coltivazione. La Toscana, che io plaudo, \u00e8 a tal proposito la pi\u00f9 lungimirante, tanto che in merito ha emanato la legge sulla \u201cBanca della Terra\u201d, proposta della quale, come Cia, rivendico la paternit\u00e0: troviamo il suo embrione nei nostri documenti del 2000; le successive elaborazioni sono state poi accolte dalla Giunta Rossi con l\u2019assessore Salvadori, che ringrazio. Adesso, sta a tutti gli attori del sistema rendere questo provvedimento efficace, mettendo a disposizione terreni pubblici e privati che non siano marginali ma di vero interesse agricolo.<\/p>\n<p>Come secondo obiettivo ci resta quello di razionalizzare e abbattere la burocrazia; cominciando con una \u201ccura dimagrante\u201d su Ismea, Agea, Inea e molti altri derivati, si troveranno i 300 milioni all\u2019agricoltura annoverati.<\/p>\n<p><em><strong>Il rapporto fisco-agricoltura va rivisto?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Questo argomento non pu\u00f2 essere pi\u00f9 un tab\u00f9 per non creare solo falsi miti e letture non oggettive.\u00a0Per affrontare tale tema occorre prima per\u00f2 riconoscere il valore che l\u2019agricoltura \u00e8 per il sistema Paese. Quanto vale il contributo agricolo in materia di salvaguardia ambientale e gestione del territorio? La risposta non deve essere un esercizio filosofico, \u00e8 semplicemente un tema matematico.<\/p>\n<p>In parole povere, dobbiamo dare un coefficiente percentuale in relazione al Pil corrispondente al valore del lavoro nei campi. Conosco qualche professore di matematica e di economia che ci potrebbe aiutare in questo calcolo; credo, per\u00f2, che in realt\u00e0 non occorra scomodare nessuno: basta il buon senso per riconoscere il valore aggiunto dato dalla cura del nostro territorio: pensiamo ai cipressi dei sentieri agricoli, alle balle di paglia sui nostri colli, agli olivi secolari, ai terrazzamenti a secco, ai filari dei nostri vigneti, ai bellissimi casolari e annessi agricoli, alle colline che ancora non vengono gi\u00f9, ai reticoli fluviali sapientemente disegnati dai nostri avi. E potrei continuare ancora, magari scomodando il Landeschi &#8211; parroco agronomo del 1700 &#8211; o ricordando le teorie di Emilio Sereni.<\/p>\n<p>Ecco, tutto questo \u00e8 il valore che accompagna ogni prodotto italiano, dalla Fiat alla Barilla, ed \u00e8 un valore reale oltre che stimabile in alcuni punti percentuali di Pil.<\/p>\n<p>Accettata questa premessa, possiamo affrontare il tema fisco. Non scordiamoci mai che, a parit\u00e0 di reddito, in agricoltura si deve investire un valore almeno triplo rispetto ad ogni altra realt\u00e0 economica e che le incertezze date dai fenomeni atmosferici rendono poco efficace ogni criterio di pianificazione.<\/p>\n<p><strong><em>La Cia \u00e8 spesso intervenuta sul tema della governance e semplificazione: a che punto siamo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un tema che, pi\u00f9 che attuale, \u00e8 di grandissima importanza per me e per la Cia tutta. Definirei l\u2019oggetto un poliedro, oltretutto irregolare. Come suddetto, lo ritengo una grande scommessa. Mi \u00e8 testimone chi mi ha conosciuto: da sempre ho lavorato per superare i confini che ritengo, poche volte opportunit\u00e0 e molto spesso limiti.<\/p>\n<p>Mi va, per dare delle conferme, di ricordare alcuni passaggi della mia vita: ero Presidente del mio quartiere, a Montalcino, quando puntai e ottenni la saldatura di una collaborazione che stava per scemare tra la grande Contrada della Tartuca e la mia umilissima Ruga; con gli stessi convincimenti, da neoeletto nel Consiglio del Consorzio del Brunello, spinsi per allargare gli orizzonti e affrontare i mercati &#8211; come poi avvenne &#8211; in collaborazione con altri consorzi; in Agia invece, con la medesima spinta propulsiva, ottenemmo la presidenza del Ceja eleggendo Matteo Bartolini, con una condivisione tutt\u2019altro che scontata con Coldiretti e Confagricoltura.<\/p>\n<p>Arrivammo ad ottenere l\u201984% dei voti di tutta l\u2019Ue, nonostante la contro-candidatura di un rappresentante delle politiche agricole del nord Europa. Questo risultato, ha permesso alla Cia di aprire una nuova finestra sulla dimensione europea ed ha restituito alla Confederazione una figura che di certo \u00e8 oggi un grande valore aggiunto per tutti noi.<\/p>\n<p>Dietro a questi semplici esempi si estende un pensiero pi\u00f9 articolato, sorretto da una grande consapevolezza. I cambiamenti non possono essere spot: il solo risparmio non pu\u00f2 giustificare le scelte se proprio questo risparmio cade sulle teste di chi le scelte le subisce. Alle riforme istituzionali, ritengo per\u00f2 che debbano seguire le riforme delle sottostrutture: ho colto con favore il riordino delle Atc e dei Consorzi di bonifica, compreso il rientro in regione di parecchie competenze. Ancora molto resta da fare.<\/p>\n<p>Il sistema Toscana deve trovare davvero una linea rossa: le prove generali della partecipazione ad Expo dei territori, vedono in tal senso ancora troppe luci ed ombre; l\u2019individualismo continua spesso ad avere la meglio. Ad un sognatore dell\u2019Unit\u00e0 del mondo agricolo come me, resta davvero difficile rispondere ad uno dei milioni di stranieri che chiedono il motivo per cui alcuni agricoltori, con la stessa tipologia di azienda o lo stesso problema, fossero ad Expo a presentare il mondo agricolo non in due o tre, bens\u00ec in quattro-cinque svariati modi diversi, ottenendo un unico e solo risultato: la confusione e l\u2019inefficacia.<\/p>\n<p><em><strong>Appena conosciuti i risultati delle amministrative regionali: quali sono le sue proposte al neo presidente della Regione e al prossimo assessore all\u2019agricoltura?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La prima richiesta-proposta \u00e8 quella di imporsi, nel rispetto dei reciproci ruoli, un dialogo costruttivo e una concertazione continua. Il Pit toscano \u00e8 stato l\u2019esempio calzante del fatto che solo la condivisione premia, soprattutto in qualit\u00e0 del risultato. Al presidente Rossi e all\u2019assessore andr\u00e0 perci\u00f2 l\u2019onere e l\u2019onore di tenere aperto il tavolo verde che, credo, fin ora abbia ben lavorato.<\/p>\n<p>La seconda richiesta riguarda ancora il tema della concertazione e della questione paesaggistica: oggi, in Toscana, abbiamo creato nuove norme, strumenti che contengono al proprio interno grandi potenzialit\u00e0. Si tratta di nuovi approcci di visione e di sviluppo: la 65 (legge urbanistica), il Pit e il nuovo regolamento forestale. La loro efficacia, per\u00f2, la si ottiene solo se tutti i sindaci si impegnano ad applicarle e a declinarle sui territori in chiave di sviluppo, come nell\u2019ultima stesura del Pit \u00e8 stato chiaramente colto.<\/p>\n<p>Chiedo quindi che la Regione si impegni ad essere il garante, affinch\u00e9 questo avvenga in tutto il territorio omogeneamente, oltre che in tempi brevi e certi. Sul tema del ricambio generazionale e dell\u2019occupazione giovanile in agricoltura, \u00e8 necessario che si faccia ancora un passo avanti: utilizziamo al meglio ogni strumento a partire dai nuovi bandi del Psr; va poi individuato un criterio per l\u2019inserimento nell\u2019albo dei terreni incolti di quelli provenienti da privati e tutti quelli di propriet\u00e0 pubblica che, se diversamente da oggi gestiti, provocherebbero pi\u00f9 occupazione e ricchezza.<\/p>\n<p>Pur essendo straordinariamente felice dei risultati ottenuti (centinaia di ha. gi\u00e0 concessi ai giovani per il proprio progetto imprenditoriale), non vedo ancora piena convinzione nel disporre la norma per i terreni di vero interesse agricolo; ci si \u00e8 limitati fino ad ora perlopi\u00f9 ad aree montane e svantaggiate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Luca Brunelli dopo un anno di lavoro alla presidenza della Cia Toscana: obiettivi raggiunti, difficolt\u00e0 del settore e priorit\u00e0 da portare a termine.<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":42302,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18,15,40,46,308],"tags":[],"class_list":["post-2927","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agia","category-anp","category-dimensione-agricoltura","category-donne-in-campo","category-emergenza-ungulati"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il futuro delle tante agricolture toscane? 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