All’estero l’emergenza è strumentalizzata a danno dei nostri produttori e alimenta la paura di importare piante italiane

L’emergenza Xylella non è limitata alla Puglia e riguarda tutto il settore florovivaistico nazionale. All’estero l’allarme viene, infatti, strumentalizzato a danno dei nostri produttori e ha alimentato la paura di importare piante italiane. Lo ha denunciato oggi l’associazione dei Florovivaisti Italiani, nell’incontro al Mipaaft per fronteggiare la crisi, convocato dalla ministra Teresa Bellanova.

La disastrosa gestione dell’epidemia e la disinformazione stanno, infatti, minando la reputazione di uno dei comparti principali dell’agricoltura italiana. Si moltiplicano i casi di carichi di piante ornamentali indirizzati all’estero che ricevono divieto di importazione.

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L’associazione Florovivaisti Italiani ha chiesto, quindi, al Ministero delle Politiche agricole misure efficaci nel contrasto alla malattia da quarantena mediante lo sviluppo di un’olivicoltura moderna e il reimpianto degli olivi, prevedendo il ristoro completo degli olivicoltori in modo da agevolare le estirpazioni.

Fra le proposte dei Florovivaisti Italiani al Mipaaft c’è la necessità di investire nella ricerca e non solo nel contrasto indiretto al vettore della fitopatia. E’ inoltre necessario puntare su campagne di comunicazione esplicative delle misure messe in atto e sull’efficacia dei risultati contro il batterio killer.

Per attivare tali provvedimenti, considerati improrogabili, si è chiesto alla ministra un tavolo sull’emergenza Xylella e un ufficio al Mipaaft dedicato al florovivaismo, che non deve essere considerato una filiera minore.

Il settore rappresenta in Italia il 5% della produzione agricola totale e si estende su una superficie di quasi 30mila ettari, contando 21mila aziende (100mila addetti), di cui 14mila coltivano fiori e piante in vaso e 7mila sono vivai. Il comparto vale circa 2,5 miliardi di euro, di cui il 55% va attribuito ai prodotti vivaistici (alberi e arbusti). In Europa, le aziende florovivaistiche contano un fatturato di oltre 20 miliardi di euro e l’Italia, vale il 15% della produzione comunitaria. Tra i maggiori produttori in Italia c’è la regione Liguria, seguita da Toscana, Campania e Sicilia.