di Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana

Negli ultimi anni la parola emergenza è stata abbinata a burocrazia, calamità, ungulati, predatori e, spesso, sono state intraprese dalle istituzioni locali, regionali e nazionali iniziative anche roboanti per affrontarle.
Il risultato, ad oggi nel complesso è deludente, passato il momento acuto o più critico del problema, piano piano si risprofonda nella ordinarietà ed i tempi di intervento tornano quasi “ordinari”, se non peggio.
Questa situazione va superata, bisogna rimuovere questo lassismo su tutti i fronti risollecitando interventi tempestivi, efficaci e risolutivi.
La questione annosa, ciclica delle siccità è sicuramente il caso più eclatante. Premesso che in materia di cambiamenti climatici siamo invasi da studi, analisi e proiezioni che ci confermano evoluzioni progressive ed importanti che condizioneranno i cicli produttivi delle colture occorre affrontare seriamente la questione, non solo attivando meccanismi di tutela e risarcimento che arrivano sempre tardi ristornando al massimo il 10 -15 % del danno subito dall’agricoltore (come le ultime calamità), ma interventi strutturali che assicurino la disponibilità dell’acqua per il settore agricolo anche al fine di salvaguardare l’ambiente ed il territorio.
È ormai condiviso ed assodato che la disponibilità di acqua è fondamentale per le pratiche agricole, per ottenere buone produzioni sia sul piano quantitativo che qualitativo. Acqua determinante che occorre gestire con oculatezza dall’accumolo alla distribuzione.
Con la realizzazione dei grandi invasi di Montedoglio e Bilancino la progettazione si è bloccata sia a causa di una sterile e stuccosa discussione sui grandi invasi che sulla opportunità di intervenire con piccole opere diffuse sul territorio.
Nel frattempo la situazione dal 2003, altro anno di grande emergenza siccità che portò alla riduzione della produzione agricola del cinquanta per cento, è decisamente peggiorata sul fronte cambiamenti climatici che impongono agli agricoltori un maggiore e costante utilizzo di acqua che però non è disponibile nei periodi necessari e per le quantità ottimali.
A questa situazione va posto velocemente rimedio attraverso la messa a punto di una strategia progettuale di medio periodo che preveda interventi strutturali realizzando nuovi invasi diffusi sui territori per l’accumulo e la distribuzione della risorsa idrica nei periodi necessari per le colture agricole.
Bene lo stato di emergenza idrica dichiarato dal governatore Rossi e l’attivazione dei relativi interventi, è un primo passo importante ma non sufficiente. Rinnoviamo la sollecitazione alla Regione Toscana per definire tempestivamente un piano pluriennale di interventi strutturali per assicurare la disponibilità di acqua per garantire l’uso agricolo, salvaguardare l’ambiente ed il territorio.
Cia Toscana, come in passato, porterà nelle sedi istituzionali le istanze del settore e delle imprese agricole, non farà mancare idee e contributi per individuare percorsi e soluzioni possibili ed efficaci. Siamo consapevoli che possiamo contrastare i cambiamenti climatici, ma non decidere noi quanto e quando far piovere (oltre alla danza della pioggia abbiamo pochi altri strumenti efficaci in proposito), invece dobbiamo incalzare la politica e le istituzioni, in primis regione e ministeri competenti, per reperire le risorse necessarie per realizzare in tempi ragionevoli le infrastrutture necessarie per superare questa cronica emergenza.
Rendere disponibile l’acqua significa assicurare il futuro all’agricoltura ed alle imprese toscane.
Per questo rafforzeremo la nostra iniziativa: #bastaemergenzasiccità!
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 7-8/2017


