Se durante la vita lavorativa il pensionato ha accumulato contributi in gestioni previdenziali diverse da quella nella quale è stata liquidata la pensione, potrebbe avere diritto ad una ulteriore pensione.
Una delle condizioni previste è che gli stessi contributi non siano già stati ricongiunti, totalizzati o cumulati per ottenere la pensione principale. La vita lavorativa potrebbe aver costretto il pensionato a svolgere attività che disponevano il versamento dei contributi previdenziali presso gestioni o casse diverse. Le norme consentono ormai da alcuni anni, la possibilità per il lavoratore di ricongiungere, totalizzare o cumulare i periodi contributivi al fine di ottenere una pensione.
Talvolta però, ciò non è stato e non è possibile. La pensione liquidata ha quindi “lasciato per strada” periodi contributivi, che se raggiungono il limite minimo previsto dalla gestione previdenziale competente, possono dare diritti ad una pensione supplementare. Tra i numerosi esempi, si può ricordare il dipendente pubblico, pensionato nella gestione ex Inpdap, che ha contributi versati all’Inps che non sono stati ricongiunti, spesso per l’elevato costo di tale operazione. Molto comune è il caso dei pensionati Inps o ex Inpdap che hanno contributi versati alla Gestione separata, istituita nel 1995. Al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, anche questi ultimi contributi possono dare diritto ad una pensione supplementare.
È possibile ottenere la pensione supplementare da contributi accreditati nella Gestione separata, anche per i pensionati delle Casse professionali. Il tema è estremamente complesso e per scongiurare che i contributi versati si perdano nella memoria del lavoratore, ora pensionato, o che non siano stati valorizzati sulla pensione liquidata, è indispensabile che l’interessato si rechi presso il Patronato INAC al fine di effettuare una puntuale e completamente gratuita verifica della situazione.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 5/2019

