Al via la Misura 5.1 per finanziare interventi di prevenzione da calamità naturali, nuova scadenza prorogata al 14 febbraio 2020

Facciamo qualche domanda a Chiara Innocenti, presidente Cia Arezzo, sul 2019 e cosa ci aspetta per il 2020 dell’agricoltura aretina.

Presidente che bilancio si può tracciare per le colture più tradizionali nella nostra provincia nel 2019?

Sicuramente in generale non molto positivo, ad esempio per l’olivicoltura locale dopo un 2018 straordinariamente produttivo in tutta la provincia, quest’anno la produzione è andata sotto il 40% ed in molti casi ci ha messo le mani anche la mosca che con una generazione tardiva ha rovinato quelle poche olive rimaste in pianta! Nella norma invece la produzione vitivinicola, ortofrutticola, quella cerealicola e le colture industriali, se non fosse per i prezzi di mercato che oramai da anni sono ampiamente insufficienti a coprire i costi di produzione. Certo è che se tra le attività agricole che vanno meglio si deve menzionare l’agriturismo che è un’attività collaterale di quella primaria, si può ben capire che le produzioni agricole devono essere meglio remunerate.

Ma quindi le calamità dell’annata appena trascorsa non hanno causato molti danni nel territorio?

Purtroppo non è proprio così, infatti ogni anno, in questa od in quella parte del territorio, avvengono eventi atmosferici che devastano le colture, quest’anno lo scorso 27/28 luglio in buona parte della Valdichiana e nell’Agro-aretino, una bomba d’acqua accompagnata da grandine, ha devastato frutteti, vigneti, mais e girasole; un grave evento che nelle parti dove ha colpito ha causato danni fino al 100%, quindi le produzioni nella norma sono state quelle graziate dal maltempo. Per questo evento ad oggi ancora non abbiamo il riconoscimento della calamità naturale, il cui iter sembra incontrare qualche difficoltà per la scarsa uniformità dei territori colpiti. Fortunatamente è stata attivata la Misura 5.1 le cui domande potranno essere fatte entro il prossimo 30 gennaio 2020; ben vengano quindi questi finanziamenti specifici per investimenti nella prevenzione delle calamità naturali, la cui frequenza è ormai troppo elevata negli ultimi anni.

Toccando un argomento delicato, fauna selvatica e danni in agricoltura: come è andato il 2019 cosa si auspica per il 2020?

La risposta è forse scontata visto che per tutto il 2019 la Cia, assieme alle altre due associazioni agricole, è rimasta fuori dalla gestione dell’ATC 1, principalmente a causa del mancato o parziale pagamento dei danni delle annate 2016 e 2017. Non si può pensare di continuare a far gestire la fauna selvatica a chi ha l’esclusivo interesse a mantenerne una presenza non sostenibile per le attività agricole, tanto da non riuscire poi a pagarne adeguatamente e danni arrecati; è necessario cambiare adeguatamente la legge nazionale 157 al fine rivedere i metodi di gestione della fauna che deve essere cosa diversa dallo svolgimento di attività venatoria, che è un’attività ludica e non imprenditoriale.

Ed il problema lupo?

Il lupo è un altro pezzo della cattiva gestione della ‘necessaria’ convivenza tra attività umane e fauna selvatica. È indispensabile accelerare e rendere adeguato il finanziamento dei danni provocati dai branchi di lupi che imperversano oramai sulla gran parte del territorio ed anche non lontano dai centri abitati; pure in questo caso occorre finanziare la prevenzione, altrimenti il pecorino lo faremo con il latte dell’Europa dell’Est! In poche parole gli agricoltori non vogliono eradicare la fauna selvatica dal territorio, vogliono bensì trovare il modo giusto di farla convivere con le attività economiche e quindi le produzioni che tanto lustro danno alla nostra provincia.

Tirando le conclusioni?

La nostra battaglia contro l’eccesso di burocrazia che le aziende devono tutti i giorni affrontare, continuerà anche nel 2020; continueremo a sostenere l’agricoltura di qualità tramite un’adeguata politica dei prezzi anche a livello nazionale e se ci sarà da scendere nuovamente in piazza, come abbiamo già fatto per il grano o per la gestione della fauna selvatica, lo faremo ancora. Ci auguriamo che si creino le condizioni per poter rientrare nell’organismo di gestione dell’ATC 1, sintomo di un buon clima eventualmente ricreatosi tra associazioni venatorie ed agricole, ma soprattutto dovremo essere in grado di valorizzare al massimo i prodotti della nostra agricoltura, con un ulteriore sviluppo della filiera corta, con adeguati accordi con l’industria di trasformazione e con la grande distribuzione, quanto potrà essere fatto a livello locale lo faremo, ma ci faremo sentire anche a livello regionale e nazionale. Per concludere auguriamo a tutti i soci un felice anno nuovo ricco e prosperoso.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 1/2020