In particolare, secondo la Cia vanno aumentate le verifiche incrociate sui prodotti bio importati da Paesi terzi. Il settore fa sempre più gola alla criminalità perché in continua espansione da sette anni: solo in Italia il giro d’affari supera i 3 miliardi l’anno.

Alfredo76 / Pixabay

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La truffa del falso bio importato dall’estero rende sempre più evidente la necessità di mantenere alta l’attenzione sul settore, lavorando sulla trasparenza e intensificando i controlli. Solo così si possono tutelare i consumatori e le aziende agricole italiane, che si sono guadagnate il primo posto in Europa e il sesto nella classifica mondiale per superfici dedicate al biologico. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, plaudendo alle nuove azioni della Guardia di Finanza di Pesaro nell’ambito della maxi operazione “Vertical Bio” con 35 persone denunciate e sequestri per oltre 26 milioni di euro.

Proprio perché si tratta di un mercato in continua espansione, che cresce a dispetto della crisi economica e del calo dei consumi convenzionali, il segmento del bio fa sempre più gola alle mafie e ai “professionisti della truffa agroalimentare”, pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta -osserva la Cia-. D’altra parte, solo nell’ultimo anno il settore in Italia ha registrato un aumento dell’8 per cento degli acquisti, con un fatturato che ammonta a 2 miliardi di euro (3,1 se si considera anche l’export) e oggi il 76 per cento degli italiani dichiara di acquistare uno o più prodotti biologici almeno due volte al mese.

Per questo oggi più che mai bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche “ad hoc” che controllino i mercati. E’ indispensabile aumentare i controlli incrociati e applicare sanzioni e pene previste -sottolinea la Cia- ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. In particolare sono necessarie più ispezioni sui prodotti importati dai Paesi terzi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri.