«Gli effetti e le drammatiche conseguenze provocate dalla crisi economico-finanziaria degli ultimi anni hanno aumentato notevolmente il ricorso all’indebitamento per aziende e cittadini. In questa prospettiva, la legge n. 3 del 27 gennaio 2012 ha rappresentato un’importante novità. Un aiuto concreto che viene incontro alle esigenze di famiglie, imprese e professionisti sempre più spesso strette nella morsa dei debiti».

jarmoluk / Pixabay

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Sono queste le parole di apertura del discorso che il presidente della Cia Dino Scanavino ha tenuto durante il convegno nazionale “L’Italia riparte: la composizione della crisi d’impresa e del consumatore”. Un’iniziativa importante che si è svolta il 16 luglio a Roma al Tempio di Adriano per analizzare gli effetti della riforma normativa in materia di sovraindebitamento introdotta con la legge 3/2012.

Un “parterre” prestigioso che ha visto alternarsi numerosi interventi tra cui quello del presidente della Camera di Commercio di Roma, Giancarlo Cremonesi, del presidente nazionale dell’Inac Antonio Barile, ma anche di esponenti del mondo delle Istituzioni e della Magistratura.

In particolare, Scanavino si è soffermato sull’indebitamento delle imprese agricole particolarmente vulnerabili ed esposte alle emergenze e alla volatilità dei mercati. Quella agricola è stata, infatti, una delle attività economiche maggiormente esposte nei periodi di crisi. Solo nell’ultimo anno, il valore aggiunto agricolo italiano ha ceduto due punti percentuali e i prezzi pagati agli agricoltori sono crollati del 4,2%.

Se a ciò si aggiungono i limiti strutturali e organizzativi e la riduzione del sostegno pubblico che, con l’ultima riforma della Pac in particolare, ha visto il budget del portafoglio ridursi notevolmente, ecco spiegata la caduta verticale della redditività agricola che in Italia è stata dell’11% lo scorso anno, ancora una volta in controtendenza con il resto d’Europa dove, mediamente, le entrate sono invece aumentate.

Tutto ciò – secondo il presidente della Cia – ha provocato un eccessivo indebitamento delle imprese che, non di rado, ha assunto i connotati di un vero e proprio fenomeno di usura: «Del resto, quello agricolo, è un settore che necessita più di altri di liquidità in quanto deve confrontarsi quotidianamente con fattori incontrollabili e decisivi per le attività produttive, come le condizioni meteo, la deperibilità dei prodotti, la ricorrenza delle crisi fitosanitarie».

In questa prospettiva è necessario, per la Cia e l’Inac, intervenire su due fronti. Da un lato con strumenti che garantiscano un adeguato livello di sostenibilità dei debiti contratti, dall’altro prevedendo misure che possano facilitare l’accesso alla liquidità attraverso la definizione di strumenti e politiche creditizie attente alle esigenze reali delle imprese agricole.

«Sul primo fronte – ha ricordato Scanavino – la legge n.3 del 2012 rappresenta uno strumento importante. Grazie alla riforma, anche gli imprenditori agricoli possono godere di maggiori tutele e proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei loro debiti. Un primo passo che segna il solco da seguire a cui, tuttavia, si devono affiancare urgentemente strumenti e misure che favoriscono il ricorso al credito per le imprese agricole così da agevolarle nella loro attività, soprattutto durante i momenti di crisi».

«A tal riguardo – ha concluso il presidente della Cia – le politiche e gli interventi, per essere efficaci e non cadere nel paradosso di amplificare ulteriormente il sovraindebitamento, dovranno necessariamente essere commisurate alle esigenze e alle peculiarità settoriali».


Fonte: Cia nazionale