Bene per l’accesso dei giovani. Ingiustificabile l’estensione del diritto di prelazione allo Iap

Pur non essendo le uniche soluzioni possibili per favorire il ricambio generazionale in agricoltura, combinate con i già disponibili strumenti quali i Piani di Sviluppo Rurale, possono svolgere un ruolo di acceleratori di sviluppo. Nasce una nuova forma societaria la “società di affiancamento per le terre agricole”, tramite la quale sarà possibile il trasferimento graduale della gestione dell’impresa agricola e delle conoscenze dagli anziani ai giovani, in un ottica di vantaggio reciproco.
Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, verrà istituita presso ISMEA, la Banca delle terre agricole, con l’obiettivo di costituire un inventario della domanda e dell’offerta dei terreni e delle aziende agricole che si rendono disponibili anche a seguito dell’abbandono dell’attività produttiva e di prepensionamenti.
La norma però contiene anche una disposizione che appare in evidente contrasto con l’intento primario del legislatore, ovvero, favorire il ricambio generazionale in agricoltura. L’estensione allo IAP della prelazione agraria rappresenta un subdolo favore anche all’investitore senza scrupoli. Istituto storicamente riservato ai coltivatori diretti, la prelazione agraria viene oggi estesa anche agli Imprenditori Agricoli Professionali.
Con tale disposizione si penalizza quella che da sempre è la figura imprenditoriale concretamente impegnata nelle attività produttive agricole: il coltivatore diretto. Investitori senza scrupoli potranno così competere fin troppo agevolmente, viste le spesso ingenti risorse economiche disponibili, con i coltivatori diretti per l’acquisto di fondi rustici confinanti.
Non vogliamo e non possiamo certamente generalizzare, ma essere IAP ed essere coltivatore diretto non è la stessa cosa: il primo può essere interpretato anche da una Società per azioni, mentre il secondo può al limite costituirsi in società di persone. Si tratta di un grave errore di valutazione del legislatore, più volte rappresentato dalla Cia Toscana anche ai parlamentari ma che evidentemente, almeno per il momento, non ha trovato l’auspicabile riscontro.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 7-8/2016


