L’assessore Marco Remaschi risponde all’interrogazione di Lega nord. Marco Casucci si dichiara “Insoddisfatto: la mappatura delle tartufaie non è tra le priorità. Va fatta per definire le percentuali adibite alla libera ricerca”

«Il numero dei cercatori attivi di tartufi ammonta in Toscana a 4.100 unità, i proventi derivanti dal rilascio dei tesserini abilitativi negli ultimi anni è di 382.498 euro nel 2019, 370.970 nel 2018 e 365.817 nel 2017».

Queste alcune risposte, il 14 gennaio scorso, dell’assessore regionale all’agricoltura, Marco Remaschi, all’interrogazione presentata in Aula da Lega Nord sulla situazione della raccolta dei tartufi nel territorio regionale.

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L’assessore ha poi ricordato che «le somme dei proventi derivanti dal pagamento dei tesserini annuali per la raccolta, destinati ad incentivare interventi di tutela, valorizzazione e ripristino ambientale, sono di 108.240 euro nel 2019 (proventi 2018), 120.668 nel 2018 (proventi 2017) e di 108.000 nel 2017 (proventi 2016)».

Tra i beneficiari del 2018 risultano i comuni di Montalcino, Asciano e Monteroni d’Arbia in provincia di Siena; San Miniato e Palaia in provincia di Pisa; Capolona in provincia di Arezzo; Barberino di Mugello in provincia di Firenze; Castell’Azzara in provincia di Grosseto; tra le associazioni, quella dei tartufai delle colline Alta Val di Cecina, bassa Val d’Elsa e delle valli aretine.

I progetti finanziati hanno tutti come oggetto iniziative di valorizzazione della risorsa tartufo mediante la realizzazione di eventi di promozione e valorizzazione anche economica.

«Non possiamo assolutamente dichiararci soddisfatti – ha risposto Marco Casucci (Lega Nord) – perché l’assessore ha esplicitato una serie di problemi che restano sul tappeto e vanno affrontati. La mappatura delle tartufaie controllate non è tra le finalità: andrebbe fatta, e sarebbe buona azione politica, per definire le percentuali adibite alla libera ricerca».

Nell’interrogazione si chiedeva poi di verificare “se la Regione si fosse adoperata per un controllo inerente alla legittimità delle tartufaie riservate negli ambiti afferenti al reticolo idrogeografico” e “le azioni intraprese per sanare eventuali irregolarità”.

Casucci precisa: «ci risulta che il 90% delle tartufaie siano nell’ambito del reticolo idrogeografico e mi stupisco che ci siamo mossi solo a seguito di segnalazioni».

«Il problema di fondo – conclude il consigliere – è il rispetto della legalità anche in questa materia».

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