Ogni Comune sta attuando la propria procedura per l’assegnazione dei buoni spesa. Il consiglio è di rivolgersi direttamente all’ufficio servizi sociali della propria amministrazione comunale
Questione di ore, forse di giorni, a seconda dei Comuni toscani, ma stanno partendo tutte le procedure messe in campo dai sindaci per l’assegnazione dei “buoni spesa” alle famiglie in difficoltà economiche derivanti dall’emergenza coronavirus. L’allerta per la diffusione del contagio si protrae dalla fine di febbraio e durante lo scorso mese ha fermato gran parte delle attività nel nostro Paese, creando enormi problemi a chi aveva già una situazione economica precaria. Per molti comuni si partirà da lunedì 6 aprile.
Il Governo ha stanziato 400 milioni da destinare a misure urgenti di solidarietà alimentare. Il 29 marzo, con l’ordinanza della Protezione civile, è uscita la lista della ripartizione delle risorse alle singole amministrazioni comunali.
Il meccanismo di assegnazione dei “buoni spesa” varia da città a città e l’Anci, il 30 marzo, ha diffuso una prima nota di indirizzo a tutti i Comuni, per cercare di accelerare al massimo le procedure.
L’Associazione dei comuni italiani ha sottolineato come agli enti locali sia lasciata piena discrezionalità per l’individuazione della platea di beneficiari del denaro stanziato e che «la competenza in merito all’individuazione della platea dei beneficiari ed il relativo contributo è – dall’Ordinanza – attribuita all’Ufficio dei Servizi Sociali di ciascun Comune».
Gli uffici dei servizi sociali sono stati inviati dall’Anci a scegliere per primi «i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno».
Si legge nella nota: «L’ufficio darà priorità a quelli non assegnatari di sostegno pubblico (reddito di cittadinanza, Rei, Naspi, indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, altre forme di sostegno previste a livello locale o regionale). Si rileva che ciò non esclude che le risorse possano essere attribuite anche a percettori di altre forme di sostegno pubblico al reddito, ma nell’attribuzione del contributo dovrà darsi priorità a chi tale sostegno non lo riceve».
Per fare un esempio, il Comune di Firenze ha previsto che i beneficiari «dovranno risiedere nel Comune di Firenze, dovranno avere un patrimonio mobiliare (conti correnti, titoli bancari e altro) che non superi la soglia di 12mila euro» e rientrare in una di queste categorie: «le persone e i lavoratori che in questa situazione di emergenza causata dal Covid 19 hanno subito forti decurtazioni del reddito: nello specifico possono usufruire del sostegno coloro che dallo scorso mese di febbraio hanno perso il lavoro (licenziamenti, tempi deteminati non rinnovati, badanti che avuto contratto interrotto); coloro che sono stati messi in Cassa integrazione o strumenti similari (come ad esempio il Fondo d’integrazione salariale), che hanno avuto una forte contrazione del reddito e che hanno anche carichi familiari; le partite IVA, titolari di piccole aziende che hanno drasticamente ridotto il loro volume d’affari (rientranti nei codici Ateco definiti dagli ultimi D.P.C.M.) e lavoratori intermittenti, che pur avendo contratti attivi, hanno avuto drastiche riduzioni nelle chiamate; le persone in stato di bisogno già seguite o che vengono intercettate adesso dai Servizi sociali del Comune; le persone e i nuclei familiari invisibili che vivevano di lavori irregolari e saltuari».
A Firenze la domanda per richiedere il sostegno alimentare può essere presentata solo on line o con supporto telefonico, tramite i contatti della rete civica www.comune.fi.it o su un sito dedicato (in costruzione) www.firenzebuonispesa.it
Il Comune di Grosseto ha scelto una strada diversa e fa sapere che «sarà il Coeso Società della Salute, attraverso il suo servizio sociale professionale» a effettuare un triage telefonico, ovvero porre delle domande ai richiedenti per verificare le condizioni del nucleo familiare e stabilire l’ammontare di buoni spesa da consegnare, che va da un minimo di 150 a un massimo di 300 euro a nucleo familiare.
Oltre al capoluogo anche gli altri comuni maremmani hanno scelto questa strada. Si legge in un comunicato che «ammonta quasi a un milione di euro la somma messa a disposizione dal Governo per i Comuni della zona socio sanitaria Amiata Grossetana, Colline Metallifere e Grossetana, per aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria in corso, che non usufruiscono già di aiuti pubblici, come il reddito di cittadinanza, il reddito di inclusione o degli aiuti messi in campo in questi giorni».
Per Grosseto e gli altri comuni indicati, ci si può già rivolgere alla centrale operativa costituita dal servizio sociale, che risponderà ai numeri i numeri 0564078441, 0564078442, 0564078443, 0564078444. I numeri sono operativi dalle 9 alle 18, dal lunedì al venerdì e il sabato dalle 9 alle 13.
Ma attenzione, ogni comune toscano sta attuando la propria procedura per l’assegnazione dei buoni spesa, quindi il consiglio è di rivolgersi alla propria amministrazione comunale, meglio se direttamente ai servizi sociali, per conoscere i requisiti e i modi di concessione dell’aiuto.
(Alfio Tondelli)

