Il presidente Cia Toscana commenta l’attuale momento dell’agricoltura toscana e italiana: ecco dove c’è da intervenire

Il sistema agricolo dipende dalle scelte di più soggetti: politiche, strategie, procedure ed adempimenti che vengono definite dall’Europa, recepite ed attuate dagli Stati che possono agire con una certa flessibilità, ed applicate dalle Regioni e dagli organismi pagatori.

Un’Europa che sembra mettere i bastoni fra le ruote agli agricoltori, con una Pac da rivedere e norme sui fitofarmaci che vanno a favorire la concorrenza estera, costi di produzione sempre più alti causa anche la congiuntura internazionale e remunerazione per il mondo agricolo in ribasso, su tante filiere primarie.

I motivi delle proteste degli agricoltori in Europa sono gli stessi che affliggono l’agricoltura italiana e toscana, ribaditi da Cia Agricoltori Italiani nella manifestazione che si è svolta a Roma nello scorso mese di ottobre “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri”, nell’assemblea nazionale di novembre e nell’assemblea regionale di Cia Toscana di metà gennaio.

“Chiediamo risposte molteplici a livello regionale e nazionale – sottolinea Valentino Berni, presidente Cia Toscana –, la politica e le istituzioni devono comprendere le molteplicità difficoltà del settore e mettersi a disposizione con politiche adeguate che rimettano al centro l’agricoltura e gli agricoltori anche nelle politiche europee facendosi ascoltare a Bruxelles, affinché vengano profondamente modificate alcune strategie e politiche. Dopo un 2023 che è stato un anno particolarmente difficile per gli agricoltori italiani a causa delle avversità meteorologiche, delle fitopatie, degli elevati costi di produzione e di una congiuntura di mercato molto complessa la Cia ha avanzato strategie e proposte che consentissero al settore di far fronte ai numerosi problemi e sviluppare una visione forte per il futuro. Presentato un documento, con obiettivi e misure, per accrescere il peso economico e la forza negoziale del settore, incentivarne il ruolo e il presidio ambientale, mettere l’agricoltura al centro dei processi di sviluppo delle aree interne, salvaguardare i servizi e le attività sociali, cruciali per i territori rurali, e consolidare la crescita dell’export agroalimentare Made in Italy. Allo stesso tempo, per affrontare le grandi emergenze, crisi climatica e fauna selvatica in primis, ma anche questioni annose come la carenza di manodopera e il tema della semplificazione burocratica”.

“Cia da sempre a tutela degli agricoltori, del loro lavoro e reddito: da mesi abbiamo predisposto una piattaforma dettagliata e richiesto interventi appropriati a livello europeo, nazionale e regionale” dice Berni.

Sulle manifestazioni in Europa: “Nel nostro agire ci siamo posti obiettivi concreti e non ideologici con spirito di unitarietà che fa parte del nostro dna” aggiunge il presidente Cia Toscana.

Valore lungo la filiera – Stiamo proponendo una legge quadro per il riconoscimento del valore delle produzioni delle imprese agricole lungo la filiera, prima di tutto garantendo l’equo compenso, certificato e incentivando gli accordi di filiera, prevedendo interventi efficaci per la riduzione dei costi di produzione dal carburante agricolo, ai costi energetici e degli altri fattori di produzione.

Centralità aree interne e agricoltura familiare – Proponiamo norme che valorizzino il ruolo dell’agricoltura familiare nelle aree interne del Paese, dove è necessario uno snellimento burocratico e il riconoscimento economico per chi, da sempre, agisce come custode del territorio.

Consumo di suolo zero – Partendo dalle esperienze legislative di alcune regioni, proponiamo una legge quadro per il consumo zero del suolo agricolo. Quindi, il no a nuove cementificazioni o a pannelli solari a terra.

Risorsa acqua – Subito un Piano strategico nazionale per la costruzione di grandi invasi a usi plurimi, che, insieme a soluzioni aziendali, facciano fronte al problema della carenza idrica, contrastando alluvioni e dissesto idrogeologico.

Emergenza fauna selvatica – Raccordo di tutte le leggi regionali per rendere operativa ed applicabile la legge nazionale, fornendo così lo strumento applicativo alle regioni con l’obiettivo di ridurre al minimo i danni alle colture ed agli allevamenti.

Revisione della Pac – Questa Pac non funziona, troppa burocrazia e inapplicabilità degli eco-schemi che colpevolizzano l’agricoltura e gli sottraggono importanti risorse. Va abolito, immediatamente, l’obbligo al 4% di incolto. Occorre, dunque, stringere i tempi e intervenire efficacemente per una Pac non più punitiva, ma incentivante, capace di orientare le risorse verso la tutela del reddito delle imprese e non sulla rendita fondiaria e per politiche attive di gestione del rischio.

Crisi climatica – Puntare sulla ricerca agricola, anche varietale, per ridurre i costi di produzione e aumentare la redditività delle imprese. Le Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) siano una priorità, per colture resistenti ai patogeni e resilienti ai cambiamenti climatici.

Fitofarmaci – Non possiamo rinunciare, per imposizioni normative comunitarie, a principi attivi senza la disponibilità di valide alternative.

Mercati – Serve una maggiore attenzione alla politica commerciale europea, in particolare sul Mediterraneo, garantendo la reciprocità delle regole negli scambi.

“In Toscana stiamo organizzando incontri con gli agricoltori e riunioni degli organi per arricchire le nostre elaborazioni e proposte – aggiunge Berni -; il nostro impegno è capillare e diffuso, pretendiamo risposte sui punti sopra evidenziati. Sicuramente rafforzeremo le nostre iniziative e la mobilitazione nelle diverse forme, un impegno costante e continuo a tutela dell’agricoltura e degli agricoltori che sono fondamentali per l’economia della regione e del nostro paese”.