60 aziende conferiscono 300mila litri di latte annui. Ma il prezzo del latte è stato abbassato di 5 cent al litro. Timori dopo il cambio di proprietà della Centrale del Latte di Firenze. Brunelli presidente Cia Toscana: «C’è bisogno di un tavolo di contrattazione e riconoscere giusto valore alla qualità dei produttori»

La rappresentanza pubblica toscana deve rimanere all’interno della governance della Mukki. Il valore ed il brand delle produzioni toscane devono essere tutelati, così come è necessario mantenere una giusta remunerazione per gli allevatori che conferiscono alla Centrale del Latte di Firenze.

È quanto sottolinea la Cia Agricoltori Italiani della Toscana in seguito alle vicende della Mukki, con la nuova proprietà dell’azienda emiliana Newlat che ha subito deciso l’abbassamento di 5 centesimi al litro (da 0.41 a 0.36) – dal 1 aprile al 31 dicembre 2020 – del prezzo del latte bovino.

«La filiera del latte bovino in Toscana, che vede la Mukki come punta di eccellenza sia come presenza sui mercati che come qualità delle produzioni – sottolinea il presidente Cia Toscana Luca Brunelli – non può fare a meno di una forte rappresentatività delle istituzioni che ancora oggi compongono il pacchetto societario (Comune di Firenze, Confidi Toscana, Camera di Commercio Firenze, Regione Toscana e in minima parte Comune di Pistoia). C’è bisogno di un tavolo di contrattazione che sia in grado di essere presente e che abbia voce in capitolo, non possiamo accettare un percorso che non si condiviso, prima di tutto per garantire una tutela agli allevatori toscani. Siamo preoccupati per l’abbassamento del prezzo di 5 centesimi al litro, ci auguriamo almeno che vengano inserite premialità per pareggiare e premiare come meritano i grandi sforzi degli allevatori».

Una qualità del latte toscano – da parte di 60 aziende toscane, in gran parte del Mugello (oltre a Maremma e provincia di Siena), per 300mila litri di latte all’anno – che ha permesso di dare un grande valore al brand Mukki.

Se negli anni la filiera zootecnica legata alla Mukki si è irrobustita – sottolinea la Cia Toscana -, ed oggi il brand ha valore importante sul mercato nazionale del latte vaccino, è anche grazie ai contributi del Psr e all’impegno sul versante della qualità degli allevatori, basti pensare alle linee “Alta qualità, Mugello, Toscano, Biologico”.

Se i prodotti a marchio Mukki – aggiunge la Cia – si vendono così bene, perché abbassare i prezzi alla stalla?

Newlat (famiglia Mastrolia) ha acquisito il 47,3% (quota di maggioranza) del pacchetto dei torinesi (Finanziaria Centrale del Latte di Torino S.p.A con il 40,11% e Lavia s.s. con il 7,16%).

È prevista una ricapitalizzazione dell’azienda pari a 30 milioni di euro (l’aumento di capitale è stato approvato dall’Assemblea dei soci dello scorso 29 aprile) che avrà come effetto quello di diluire il peso dei soci toscani che assieme detengono oggi complessivamente il 25,7%, che a quanto risulta hanno già fatto sapere di non voler partecipare, conclude con preoccupazione Cia Toscana.

Cia Toscana – Comunicato stampa

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