/Crisi pecorino. Convocato per il 26 novembre da Regione Toscana, “tavolo di filiera su latte ovino” come richiesto da Cia

Crisi pecorino. Convocato per il 26 novembre da Regione Toscana, “tavolo di filiera su latte ovino” come richiesto da Cia

2018-11-28T12:27:48+00:0020 Novembre 2018|Comunicati stampa 2018|

A San Giovanni d’Asso (Montalcino-Si) l’incontro con l’assessore Marco Remaschi. Nei giorni scorsi la notizia delle disdette sui contratti per ritiro latte da parte dei grandi gruppi lattiero caseari

Come aveva chiesto nei giorni scorsi la Cia Toscana, lunedì prossimo 26 novembre, si terrà il tavolo di filiera del settore lattiero caseario convocato con urgenza dalla Regione Toscana, dopo l’escalation della crisi del prezzo del latte ovino che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera del pecorino toscano. L’annuncio è arrivato martedì 20 novembre a San Giovanni d’Asso (Montalcino-Si) dall’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi, che ha incontrato gli agricoltori senesi nell’incontro organizzato da Cia Siena e dalla Cia Toscana.

«Gli allevamenti ovini sono al collasso in Toscana ed in provincia di Siena – ha sottolineato il presidente di Cia Toscana, Luca Brunelli -. Una situazione particolarmente grave nelle province di Grosseto e Siena dove maggiore è la presenza della pastorizia, ma anche in provincia di Pisa e dovunque, in Toscana ci sia la pastorizia. Il latte viene pagato ai nostri allevatori come trenta anni fa, ma in più ci sono i costi della burocrazia e quindi siamo a rimessa. Inoltre il settore sta scontando la concorrenza della pastorizia della Sardegna dove il latte viene venduto ai grandi caseifici a 20 centesimi in meno al litro».

Ma intanto agli allevatori stanno arrivando lettere di disdetta dei contratti di fornitura del latte: «Una situazione molto grave – ha aggiunto Valentino Berni, presidente Cia Siena – che vede a rischio l’intero sistema di pastorizia nella nostra provincia ed in altre aree della Toscana. Stanno andando in crisi alcuni caseifici intermedi e la situazione si aggrava, ed a cascata chiudono gli allevamenti, già stremati da anni di crisi».

A questo si aggiunge la situazione dei predatori: dei 4mila lupi presenti in Italia, ben 600 sono in Toscana. Così le aziende sono costrette a spendere per recinzioni di difesa – non sempre efficaci – che oltre rappresentano altri costi di produzione per gli allevatori oltre a danneggiare la bellezza del paesaggio e dell’ambiente.

Cia Toscana – Comunicato stampa 40/2018

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di Dimensione Agricoltura

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