Per ottenere la pensione di invalidità, oltre alla riduzione della capacità lavorativa, il lavoratore deve rispettare altri due parametri:

  • avere almeno 5 anni di contributi accreditati,
  • di cui almeno 3 anni devono risultare accreditati nel quinquennio che precede la data di presentazione della domanda.

Tuttavia, se il lavoratore non soddisfa quest’ultimo requisito a causa della malattia che gli ha impedito di lavorare e di conseguenza non ha potuto versare i contributi nei 3 anni che precedono la domanda, è sufficiente la presenza di soli 5 anni di versamenti.

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A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che ribaltando le conclusioni dei primi due gradi di giudizio, accoglie il ricorso di un dipendente privato al quale l’Inps nel 2009 aveva negato la pensione di invalidità.

L’invalido vantava un totale di poco più di 7 anni di contributi versati tra il 1976 ed il 1989 e dal 2003 gli era stato accertato uno stato invalidante che aveva reso impossibile lavorare e versare ulteriori contributi.

L’INPS eccepiva la mancanza di uno dei due requisiti contributivi, quello dei 3 anni di versamenti nel quinquennio precedente la data della domanda di pensione.

I giudici hanno ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso dell’invalido, rilevando come nei 5 anni precedenti la data di presentazione della domanda lo stesso si trovasse in uno stato già accertato, di impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

L’insorgenza della malattia prima della domanda amministrativa da cui derivano situazioni impeditive che determinano la sospensione del rapporto assicurativo, legittima la neutralizzazione di questi periodi e la conseguente erogazione della prestazione una volta accertato il solo requisito contributivo generico di 5 anni di contributi. Il tutto si basa su un principio di equità, volto ad impedire che il lavoratore perda il diritto alla prestazione previdenziale se il versamento contributivo manca per ragioni a lui non imputabili.