È una storia infinita, quasi peggio di quella che è stata per la “Salerno-Reggio Calabria”. L’argomento “pensioni” è sempre attuale. Fatta una riforma, si pensa a “riformare la riforma”. Gli equilibri economici prevalgono su quelli sociali; si pensa (!) di risolvere un problema oggi, quello economico, rimandando al futuro quello sociale, un po’ come hanno fatto i criticatissimi legislatori di “manica larga” di trenta/quaranta anni fa.

La strada per completare l’opera sulle pensioni è purtroppo ancora lunga. E chi nel frattempo ci rimette sono i lavoratori, attuali e futuri. Troppo facile andare in pensione negli anni 80 e 90, complicatissimo e pieno di incognite farlo oggi. E domani, cosa ci riserva il domani?

Non è certamente facile coniugare le ragioni economiche con quelle dello stato sociale ma ci permettiamo rinnovare l’invito già trasmesso in queste pagine: non è meglio fermarsi un attimo, dire chiaramente agli italiani che è necessario un periodo transitorio durante il quale le modalità di pensionamento rimangono le già tante ed intricate oggi vigenti e riscrivere un sistema che coniughi le due ragioni (due, non solo una) di cui sopra?!

Da alcune settimane si parla sempre più insistentemente di Quota 102, alternativa alla pensione anticipata ed alla pensione di vecchiaia.

L’obiettivo di Quota 102 è quello di superare la sperimentazione di Quota 100 ma non piace ai sindacati e non solo a loro per la verità. Per la nuova pensione si ipotizza un mix di età e contributi: 64 anni di età e 38 di contributi. Pensione determinata interamente con il metodo contributivo ovviamente, sdoganato dalla Riforma Dini di 25 anni fa e fin troppo consolidato dalla Riforma Fornero, che prende il nome dalla ministra che all’annuncio della riforma, piangeva… le nostre lacrime.

Sistema che almeno per la stragrande maggioranza dei lavoratori comporta un onere pensionistico meno oneroso per le casse dello Stato, che poi per i lavoratori con retribuzioni e quindi con contributi più modesti, tale sistema produca pensioni da fame, pare che passi in secondo piano. E poi c’è il tema dei lavoratori precoci e di quelli impegnati in attività usuranti.

Temi sensibili per chi rappresenta i lavoratori (speriamo si ricordino di tutte le categorie) ma che si scontra con le ragioni economiche care al Governo e quindi si ritorna punto e a capo: cosa deve prevalere, le ragioni delle parti sociali o quelle del Governo?

Francamente penso che entrambe le ragioni dovrebbero essere in egual modo sentite da entrambe le parti, non a caso, quello a cui si trovano seduti, si chiama “tavolo di confronto e concertazione”, anche se poi spesso produce scontro e prevaricazione! Vista la scarsità di idee che aleggia attorno a quel tavolo, non possiamo che sperare in una folgorazione, divina si intende e che non sia l’ennesima occasione perduta. (c.t.)