Forse questa sarà la volta buona. Dopo il Consiglio di Stato anche l’Ifel – Istituto per la finanza e l’economia locale (una fondazione istituita nel 2006 dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani) interviene sull’inapplicabilità per l’agriturismo delle tariffe della tassa sui rifiuti applicate agli alberghi.

L’Istituto ha richiamato l’attenzione dei comuni sui recenti autorevoli pronunciamenti, in particolare quello noto del Consiglio di Stato, ma anche il precedente del Tar dell’Umbria, sollecitando gli enti a definire tariffe che tengano in considerazione le specificità del settore agrituristico.

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L’Ifel fa notare che il Consiglio di Stato, confermando il pronunciamento del Tar, ha stabilito che seppure le attività agrituristiche non sono assimilabili ad utenze domestiche, questo non implica l’automatica collocazione della stesse attività nell’ambito “commerciale”, dato che le attività agrituristiche sono qualificate come attività connesse a quelle agricole.

I due organi di giudizio hanno considerato illegittima l’applicazione della medesima tariffa ad attività non equiparabili: l’agriturismo non è un albergo.

Le ragioni di proporzionalità e adeguatezza richiedono che la discrezionalità tariffaria del Comune introduca nel regolamento Tari una o più sottocategorie, considerando ad esempio, il numero dei pasti o dei clienti ospitabili e la stagionalità dell’attività. (Alfio Tondelli)

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Tratto da Dimensione Agricoltura n. 7-8/2019