Ogni mese su Dimensione Agricoltura un intervento a cura dell’Accademia dei Georgofili sui temi del settore agricolo, del territorio, del clima, dell’ambiente

di Nicoletta Ferrucci, Ordinario di Diritto forestale e ambientale n ell’Università degli Studi di Padova – Accademica dei Georgofili
e Ilaria Tabarrani, Architetto, Funzionario pubblico


Novembre 2016 – L’agricoltore è artefice e custode attivo del paesaggio agrario che disegna nelle sue molteplici forme in funzione delle esigenze legate all’esercizio della sua attività, in particolare degli indirizzi dettati dalla PAC, delle regole del mercato ormai globalizzato e dell’evoluzione delle tecniche agricole.

La politica paesaggistica adottata dalle Regioni in attuazione delle indicazioni contenute nel D.lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, deve dunque armonizzare nella redazione dei relativi piani paesaggistici, la tutela del paesaggio agrario con la protezione degli interessi economici degli agricoltori onde evitare che questi ultimi a fronte di misure mirate esclusivamente alla tutela conservativa del paesaggio non accompagnate da benefits economici a loro favore, abbandonino l’agricoltura, facendo così perdere al relativo paesaggio quei pregi paesaggistici che ne giustificavano la tutela.

La legge della Regione Toscana 10 novembre 2014, n. 65 “Norme per il governo del territorio” sembra cogliere questa esigenza laddove, all’art. 69, stabilisce che gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica comunale non possono contenere prescrizioni in merito alle scelte agronomico-colturali, anche poliennali, delle aziende agricole; limitando ai soli ambiti di pertinenza dei centri e nuclei storici (art. 66) l’identificazione ad opera degli strumenti pianificatori, degli aspetti di valenza paesaggistica da mantenere e di cui promuovere la riproduzione.

Da marzo 2015 la Regione Toscana è dotata di un Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico (PIT-PP), una delle due forme con cui il D.Lgs. 42/2004 demanda alle Regioni la pianificazione paesaggistica estesa a tutto il territorio regionale; da maggio 2015 la Regione Toscana è altresì dotata di un Programma di Sviluppo Rurale (PSR) per gli anni 2014-2020 che, in linea con le priorità dettate dall’Unione Europea, si propone di contribuire a temi generali come la salvaguardia e ripristino dell’assetto paesaggistico.

Mentre il primo è uno strumento sovraordinato, inderogabile, cogente ed immediatamente prevalente sulle altre forme di pianificazione il secondo, per sua natura, è un programma di carattere strategico che pur non prevedendo una specifica localizzazione territoriale degli interventi può influire (contribuendo o meno in maniera significativa) sull’assetto del mosaico paesaggistico regionale.

Mentre il primo definisce le regole di conservazione, tutela, valorizzazione e trasformazione del paesaggio utilizzando differenti caratteri dispositivi (obiettivi generale, obiettivi di qualità, orientamenti, indirizzi, direttive, prescrizioni, prescrizioni d’uso e progetti di paesaggio) il secondo esplicita specifiche focus area e Misure che, con modalità e intensità diverse, possono contribuire fattivamente alla tutela e valorizzazione del paesaggio rurale.

A tal proposito la Regione Toscana, sulla base delle priorità unioniali, ha definito una precisa distribuzione della dotazione finanziaria riservata al PSR che in parte potrebbe contribuire direttamente alla salvaguardia del paesaggio rurale così attentamente pianificato con il PIT-PP. Tra questi citiamo, oltre alla sottomisura 10.1 inerente i pagamenti per gli impegni agro-climatico-ambientali, il sostegno a investimenti non produttivi elencati nella sottomisura 4.4 che, ad esempio, nello specifico dell’operazione 4.4.1 prevedono un sostegno al 100% per gli interventi diretti alla conservazione e ripristino degli elementi caratteristici del paesaggio rurale toscano (fontane, sentieri, muri a secco, terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.); tale contributo viene concesso sia agli agricoltori che ai gestori di terreni agricoli, agli Enti pubblici ed ad altri soggetti/enti di diritto privato e pubblico.

Tuttavia tra le maglie delle diverse misure del PSR altri sono, o meglio potrebbero essere, gli strumenti che, se adeguatamente orientati in specifici “Progetti di Paesaggio” – peraltro già previsti all’art. 34 della Disciplina del PIT-PP ma ancora non identificati a livello locale – potrebbero costituire un valido supporto finanziario (e quindi concreto) ad alcuni degli importanti obiettivi che entrambi gli strumenti si pongono: tra questi è doveroso ricordare il bando multi misura “Progetti Integrati Territoriali” (con cui si attiva tra le altre anche la misura 4.4.1) finalizzato, tramite specifico accordo territoriale, all’aggregazione di soggetti pubblici e privati per affrontare a livello territoriale specifiche criticità anche di tipo paesaggistico volte al mantenimento o ripristino della diversità del mosaico tipico del paesaggio rurale toscano, al recupero di aree degradate per dissesto o abbandono, alla salvaguardia del paesaggio storico in aree di particolare pregio.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 11/2016