di Raffaele Marras

Questo nuovo approccio alle politiche territoriali sposta l’attenzione e gli investimenti dai settori e dai soggetti verso i territori, calibrando tutti gli sforzi a seconda delle peculiarità del luogo (place). Pertanto la strategia territoriale di sviluppo, immaginata rispetto al ciclo di programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, vedrà una ripartizione delle realtà locale in tre dimensioni: città metropolitane, città medie e aree interne.
Queste ultime sono particolarmente interessanti per l’agricoltura, poiché interessano tutte le aree periferiche e deurbanizzate. Queste realtà sono accomunate dalla bassa accessibilità ai servizi di cittadinanza: l’offerta di istruzione superiore, la presenza di ferrovie e stazioni ferroviarie di livello Silver, la presenza di ospedali di 1° livello. L’idea di fondo è quella di riorganizzare i servizi per la popolazione in maniera più funzionale alle esigenze (precondizione per lo sviluppo) per poi individuare percorsi di sviluppo legati al raggruppamento di più comuni (mediante unioni dei comuni o per poli).
Resta da capire quale sarà l’applicazione e l’impatto sui territori di questo nuovo approccio, ma già da ora si può capire quale sarà il suo punto di forza: la valorizzazione del potenziale socioeconomico di ogni singolo territorio. Con la scarsità di risorse attuale la politica di sviluppo per settori, precedente a quella “place based”, avrebbe avvantaggiato ancor di più le realtà più ricche e strutturate a discapito delle aree periferiche e di una crescita che deve essere armoniosa e tener conto della campagna come della città.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 10/2015

