A Firenze tavoli di discussione con Cia Agricoltori Italiani della Toscana, Emilia Romagna e Umbria. Per Cia Agricoltori Italiani è necessario approfondire e dettagliare “Il Paese che vogliamo” con specifiche azioni di messa in sicurezza delle aree interne e più a rischio d’Italia, programmandone anche il futuro

Infrastrutture; governo del territorio; filiere produttive legate al territorio; gestione della fauna selvatica; enti locali e politiche europee. Il Paese che Vogliamo, il roadshow di Cia Agricoltori Italiani, ha fatto tappa a Firenze, dove si sono svolti oggi i cinque tavoli tematici, per un progetto in cinque mosse per cambiare l’Italia. Mentre il prossimo 27 novembre, si svolgerà la tavola rotonda de “Il Paese che Vogliamo” della Cia Agricoltori Italiani, in programma (ore 10) al Palazzo dei Congressi (piazza Adua 1).

Cinque i temi nel brainstorming interregionale (Toscana, Emilia Romagna e Umbria) al centro del dibattito questa mattina di fronte ai presidenti di Cia Agricoltori Italiani della Toscana Luca Brunelli; di Cia Emilia Romagna Cristiano Fini e di Cia Umbria Matteo Bartolini; con la presenza di rappresentanti di Cia nazionale; dei presidenti e direttori provinciali, rappresentanti del mondo scientifico e accademico, ricercatori ed esperti del settore, ma anche dagli enti parco a camere di commercio, associazioni di categoria per artigianato e turismo, telecomunicazioni, industria, distribuzione e trasporti, consorzi di bonifica, ma anche organi scolastici e sanitari.

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Al termine della giornata verrà redatto un report (reso pubblico e presentato alle istituzioni il 27 novembre) riguardo alle problematiche e sul futuro della nostra agricoltura, che metta al centro gli agricoltori italiani e lo sviluppo dei servizi e delle esigenze delle aree rurali.

L’obiettivo del roadshow, promosso dagli Agricoltori Italiani di Cia, è quello di attivare un confronto costruttivo a più voci che vada al di là degli obiettivi formali. Occorre, infatti, approfondire e dettagliare “Il Paese che vogliamo” con specifiche azioni di messa in sicurezza delle aree interne e più a rischio d’Italia, programmandone anche il futuro.

Si è parlato di Infrastrutture (al Tavolo 1) con particolare riferimento alle sinergie che il sistema infrastrutturale è in grado di attivare in ambito territoriale. Sistema delle infrastrutture che dovrà includere sia l’aspetto ella viabilità e dalle sue ricadute sulle componenti socio-economiche senza tralasciare altri ambiti come la risorsa idrica; e la componente immateriale che trova nella digitalizzazione e nel grado di accesso alle tecnologie dell’informazione e ella comunicazione massima espressione.

Focus sul Governo del territorio (Tav. 2), in cui si è affrontato il tema politiche di governo del territorio, inteso nella sua dimensione socio-ambientale e interrelazioni che si generano tra tale dimensione e l’attività agricola. Fra gli ambiti principali le politiche di gestione del suolo; i percorsi di valorizzazione del patrimonio forestale locale, le azioni di prevenzione dei disastri ambientali; gli interventi per il mantenimento e la valorizzazione della biodiversità oltre alla tutela della risorsa paesaggistica.

Le Filiere a vocazione territoriale è stato il tema al centro del Tavolo 3: il dibattito verte sulle relazioni tra le componenti dell’economia e della società inserite all’interno delle dinamiche di filiera a spiccata vocazione territoriale. Agricoltori, artigiani, rappresentanti del commercio, della logistica e del turismo, consumatori, enti locali ed Università dovranno essere inseriti in una progettazione di ampio respiro per dare origine a vere e proprie “reti ‘impresa territoriali”, favorendo processi di innovazione sostenibile, anche sociale.

Al tavolo 4 si è parlato dei Modelli di gestione della fauna selvatica: al centro del dibattito l’insostenibilità dei danni da selvatici, localizzabile ormai su tutto il territorio nazionale, tanto da avere assunto una dimensione multi-ambito. Sul piano economico-produttivo, ad esempio, l’attività agricola è a rischio in molti territori e fenomeni di abbandono imprenditoriale sono sempre più diffusi. Oltre ai problemi sul piano ecologico-ambientale che vedono alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, senza trascurare le ripercussioni negative sulla tenuta idrogeologica dei territori.

Il tema degli Enti locali e politiche europee (al Tavolo 5): in concomitanza con il ciclo di riforme legato alla programmazione comunitaria post 2020, si vuole avviare una riflessione per l’elaborazione di proposte concrete e condivise, riguardanti le politiche europee ed i suoi strumenti che trovano applicazione sul territorio.

Nei prossimi giorni sul sito di Cia Toscana, nella pagina dedicata a “Il Paese che Vogliamo” e Cia Agricoltori Italiani www.cia.it saranno pubblicati i documenti redatti quest’oggi, frutto dei cinque tavoli tematici, che saranno poi discussi in occasione della tavola rotonda de Il Paese che Vogliamo del 27 novembre a Firenze.

Cia Toscana – Comunicato stampa


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