Il presidente della Regione Toscana ospite di Dimensione Agricoltura. Ecco come sarà la sua Toscana e l’agricoltura dopo l’emergenza pandemia

di Lorenzo Benocci


Presidente Giani, intanto bentornato su Dimensione Agricoltura, questa volta in veste di governatore. Partiamo. Qual è il modello di Toscana che lei ha in mente, e dove c’è da migliorare e da lavorare?

Semplificazione, efficienza, supporto alla piattaforma di innovazione con la quale contiamo di sostenere le piccole e medie imprese, che sono l’ossatura dell’economia regionale e anche dello sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali. C’è bisogno di investimenti e di infrastrutture, senza i quali le imprese non marciano.

Cia Toscana negli incontri pre-elettorali ha sottolineato la necessità di una maggiore centralità dell’agricoltura. La delega, affidata alla Saccardi, con l’assessorato all’agroalimentare e non all’agricoltura sembra andare in questa direzione, ovvero un riconoscimento all’interdisciplinarietà del settore, che può segnare una strada di maggiore confronto con il resto della giunta, come turismo, ambiente e territorio?

Oltre al valore percentuale del Pil toscano, l’agricoltura vuol dire prodotti agroalimentari, turismo, salvaguardia del territorio, presenza nei territori rurali, sociale. Con le scelte fatte se ne riconosce un ruolo centrale: la situazione attuale, dominata dalla pandemia, lascia intatta la potenzialità della terra ben oltre il richiamo alla capacità di rispondere ai bisogni primari. Siamo fortunati, viviamo in un territorio meraviglioso, che è centrale nelle nostre attività.

Uno dei suoi impegni evidenziati nel programma di governo, è stato quello di voler pensare allo sviluppo e crescita di tutta la Toscana, dai centri minori e aree rurali. Come si arriva a questo obiettivo e con quali azioni politiche?

L’imponente apparato di regole che insistono su territorio e imprese deve essere rivisto, proprio per consentire alle nostre terre, ai nostri agricoltori e alle nostre aziende di promuovere complessivamente i territori, che muoiono se non sono abitati e lavorati.

Infrastrutture, welfare, servizi nelle aree rurali (scuole, sanità): quali iniziative intende portare avanti per colmare dei gap che ancora oggi sono evidenti?

Voglio valorizzare la “Toscana Diffusa”, che è bellissima per la pluralità che offre. Troppo spesso si è parlato di una Toscana a due velocità; invece vogliamo dare a questa regione un’unica ed equilibrata marcia.
Vogliamo una Toscana che salvaguardi la sua diffusa specificità senza distinguere tra città e centri rurali, valorizzando le differenze e investendo su infrastrutture in maniera da colmare ogni divario.
Sarà importante, e per me impegno prioritario, arrivare a internet per tutti i toscani, fondamentale sia per le aziende che per la sanità, ma anche per le scuole e la formazione dei ragazzi.

Covid: oltre all’emergenza sanitaria stiamo vivendo una crisi economica con pochi precedenti. Le misure messe in atto a livello nazionale, in alcuni casi e per certi settori, non riescono a compensare le perdite subite dalle aziende agricole. Che strumenti possono essere attivati?

Abbiamo approvato, alla fine della scorsa legislatura una legge regionale per incentivare l’introduzione di prodotti a chilometro zero nelle mense scolastiche. Alle prese con il Covid penso che queste produzioni debbano essere incentivate a favore delle nostre comunità.

Uno dei problemi più annosi e che più va a pesare sull’agricoltura toscana e sulle aziende è senza dubbio quello della burocrazia: che cosa può essere fatto in tema di semplificazione visto che ancora oggi un agricoltore trascorre un giorno su tre fra scadenze ed adempimenti?

Il mondo reale condanna l’eccessiva burocrazia e in ciò indica la strada alla politica. Non è possibile che le nostre aziende agricole, alle quali dobbiamo la conservazione di territorio e paesaggio e un’importante capacità di richiamo turistico, debbano affrontare sforzi improbi per ogni pratica amministrativa, come del resto per gli stessi interventi su immobili e manufatti destinati alla produzione e al mantenimento dell’attività.

La Cia Toscana, così come le Cia a livello provinciale, fanno del dialogo, della presenza sul territorio, della concertazione con le istituzioni ai vari livelli, un principio imprescindibile: quale sarà il suo modo di rapportarsi con il mondo associativo agricolo regionale?

L’agricoltura della nostra regione ha bisogno di tutela e valorizzazione. Vi chiedo proposte sulle quali cominciare a lavorare fin d’ora, per arrivare a un sistema più virtuoso.

Per concludere: un messaggio ai lettori di Dimensione e agli agricoltori toscani, al termine di un anno quanto mai difficoltoso e caratterizzato da una pandemia mondiale. Possono guardare con ottimismo al futuro?

Insieme possiamo farcela, siamo gente abituata a rimboccarsi le maniche e darsi una mano nei momenti di difficoltà. La terra, l’agricoltura, è qualcosa che nessun virus può portarci via. La terra siamo noi e noi ricominciamo da lì.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 11/2020