Infrastrutture, Pac, ungulati. Il presidente Cia Toscana Luca Brunelli sul Paese che Vogliamo. «Idee ed un rilancio rurale non solo per l’agricoltura ma per riportare al centro la dignità di chi vive fuori dalle mura dei complessi metropolitani»

di Lorenzo Benocci


Presidente Brunelli, Il Paese che Vogliamo arriva in Toscana. Qual è l’obiettivo di questa iniziativa targata Cia?

L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di far comprendere il valore delle aree rurali e con esse dell’agricoltura e degli agricoltori utilizzando, però, uno schema diverso. Fino ad oggi abbiamo portato avanti le nostre idee come mondo agricolo, dalla “Carta di Matera” al “Territorio come destino”.

Ma, se da una parte ci siamo ancor di più convinti delle nostre motivazioni, dall’altra abbiamo dovuto prendere atto che la società civile non era e non è disponibile a farle totalmente proprie.

Quanto affermo lo dimostrano i continui attacchi al mondo agricolo sia da parte di una popolazione che genericamente si autodefinisce “ambientalista” (a mio avviso, senza sapere cosa sia la protezione dell’ambiente; si sta piuttosto professando un integralismo inutile e persino pericoloso), che da parte del resto della società, attraverso un comportamento quantomeno demotivato, se non incapace di comprendere fino in fondo le nostre ragioni.

Quindi oggi, pur non cambiando paradigma, evolviamo il nostro approccio proponendoci come animatori di tutti gli attori che sviluppano il proprio progetto di vita, di impresa, di cooperazione nel contesto rurale della nostra penisola.
Pensiamo che, solo se unito, il mondo rurale oggi possa riproporre il proprio protagonismo e attuare un progetto che renda possibile vivere, e far vivere, questi territori.

Dagli incontri inerenti “Il Paese che vogliamo” emerge con chiarezza che l’impianto delle nostre idee non aiuta solo l’agricoltura, ma riporta al centro la dignità di chi vive fuori dalle mura dei complessi metropolitani.

Fuori dai centri urbani diminuiscono i diritti e aumentano i doveri: è per riequilibrare tutto ciò che anche in questi giorni portiamo il nostro lavoro e lo mettiamo a disposizione della società con lo spirito di sacrificio e la coerenza che da sempre caratterizzano la Cia.

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino siamo noi, oggi, a proporre la caduta del muro dell’indifferenza, dell’indifferenza all’uguaglianza sociale e all’ascolto dei più deboli. Un settore come quello agricolo, che ha modellato e manutenuto l’intera penisola, oggi rischia di estinguersi per l’incapacità di ascolto proprio da parte di chi fino ad ora ha beneficiato di questo operato.


Aree interne ed infrastrutture: come sta il territorio toscano da questo punto di vista?

Il problema di una deficienza infrastrutturale in questa regione è una delle priorità che si devono continuare ad affrontare con tenacia, perché riguarda tutti i livelli. Le responsabilità e gli interessi superano i confini territoriali. Si pensi solo al mancato completamento della “Due Mari” o al mancato raddoppio dell’Aurelia: la miopia del passato e la non realizzazione di questi tratti hanno colpito nel cuore i cittadini italiani e la Toscana.

Si pensi alle vittime di quei tratti: la morte non ha confini regionali, come non ha confini la responsabilità di chi, pur indirettamente, non l’ha evitata. Si pensi alle mancate opportunità commerciali che rendono oggi non competitivo (tra gli altri) il nostro settore, minato da disagi, costi aggiuntivi e incapacità di agevolare un propulsivo flusso turistico.

La competitività economica e sociale di ogni territorio e di ogni società passa oggi sicuramente dall’efficienza strutturale dell’intero sistema.

Abbraccia molti e diversi argomenti, provo a individuarne alcuni che ritengo prioritari:

  • l’efficienza della diffusione degli strumenti informatici (ad esempio la banda larga e tutte quelle risorse afferenti al digitale di cui le nostre aziende necessitano per avere pari opportunità rispetto ai competitor e, non ultimo, per adempiere a ottemperanze obbligatorie);
  • l’efficienza della viabilità sia su ruota che su rotaia (farei particolare attenzione al reticolo stradale minore, quello che avvicina alla società le nostre aziende, i cittadini delle aree rurali. Occorre oggi rilanciare un allarme, quel reticolo mostra criticità estreme tanto da far temere il collasso);
  • l’efficienza passa poi dall’ammodernamento delle aree portuali; la nostra agricoltura di qualità viene esportata in tutto il mondo e la velocità con cui si muovono le merci via mare determina competitività diretta: il potenziamento del porto di Livorno e la riconversione dell’area industriale di Piombino non sono più rinviabili;
  • l’efficienza è oggi, inoltre, sinonimo di autonomia dal punto di vista aeroportuale. Non mi appassiona il tema “Firenze, Pisa o Grosseto first”: il punto è che il nostro operato agricolo rurale, insieme alle risorse architettoniche delle città, rendono unica questa regione. Ora il mondo agricolo e le aree rurali hanno la necessità di beneficiare di un flusso turistico e di poterlo canalizzare su tutto il territorio, per questo è indispensabile partire da una base di attracco regionale);
  • l’efficienza passa inoltre dalla capacità di gestione delle acque, sia quelle destinate all’utilizzo civile che all’irrigazione. Il paradigma della qualità dei prodotti è sempre più legato alla capacità irrigua; i cambiamenti climatici sono una sfida a mio avviso possibile se, con umiltà, diamo priorità alle reali soluzioni: utilizzare bene l’acqua e realizzare un reticolo irriguo efficiente sono necessità inderogabili da ottenere in tempi brevi e, soprattutto, certi.

La lista potrebbe accogliere altri punti, ma già soffermandosi su queste priorità si evince quanto sia ancora lunga e impervia la strada che porta alla sufficienza in questa regione.


In un modello di governance più efficiente e funzionale alle società, quale deve essere il ruolo degli agricoltori?

La riforma istituzionale incompiuta è la vera sconfitta di tutti noi, siamo fermi in una posizione addirittura pericolosa. Sono convinto che sia oggi indispensabile trovare una nuova stabilità istituzionale basata su una vera riforma; problemi così complessi non si risolvono con le scorciatoie o con gli approcci emozionali.

Penso ad esempio che la mera diminuzione dei parlamentari crei diseconomie allontanando la politica dalla ruralità e che, di fatto, annulli il ruolo del Parlamento facilitando un approccio sommario e superficiale.

Lo Stato aveva, ed ha bisogno di una semplificazione di procedure, di uno snellimento di passaggi ma, soprattutto, necessita del fatto che che la politica e i dirigenti si assumano le responsabilità del fare. Il maggior impegno, oggi, è rivolto alla deresponsabilizzazione a difetto della logica e del buon senso.

L’agricoltura e il nostro mondo organizzato, hanno un ruolo prioritario: siamo in prima fila, rappresentiamo gli interessi di coloro che fanno vivere la ruralità. Occorre che gli strumenti della concertazione siano attivati ad ogni livello e ci permettano di riportare al centro il fare.

Il tentativo di scavalcare i corpi intermedi è debole e pregiudiziale, serve solo a strumentalizzare alcuni aspetti che la società civile fa emerge con la debolezza di non contestualizzarli; il tutto in un panorama più ampio fatto di complessità e differenze non sottovalutabili.

Il Paese che vogliamo è le strumento che noi mettiamo a disposizione per realizzare questo nuovo dialogo.


Fra i problemi irrisolti dell’agricoltura toscana l’emergenza ungulati ed animali selvatici. Cosa non è stato ancora fatto e cosa deve fare la politica?

La Toscana ha affrontato con determinazione questi temi; la Legge Obiettivo e il sostegno al primo “Piano Lupo”, che prevedeva anche il prelievo, sono stati i frutti più evidenti di questo impegno.

Poi la politica ha fatto i conti con le proprie paure e le proprie debolezze.

E’ ingiustificato e ingiustificabile non aver prolungato la Legge Obiettivo: avremmo sostenuto con forza modifiche migliorative ma averla arenata è inaccettabile. Oggi sono a proporre una collaborazione tra regioni illuminate per arrivare a una base legislativa comune che permetta di realizzare tante Leggi Obiettivo fotocopia da approvare in quelle regioni che vogliono davvero affrontare con determinazione il problema.

Questa sarebbe, a mio avviso, la necessaria spallata al governo perché metta davvero sul piatto una modifica della L.157. Tale revisione è per noi prioritaria tanto che, per più di un anno, la Cia ha lavorato alla stesura di un testo di riforma proprio della L. 157, presentato e consegnato nelle mani di tutte le istituzioni pochi mesi fa. Sosteniamo con forza quel lavoro e quella richiesta, inoltre siamo qua con la stessa determinazione a domandare un riscontro che in realtà non c’è mai stato.


Filiere agroalimentari e sviluppo di nuovi mercati: quali sono per la Toscana i settori ancora migliorabili?

Siamo oggi di fronte ad un appuntamento determinante che condizionerà il futuro delle nostre agricolture. Il riferimento è chiaro: parlo della PAC post 2020.

All’interno ci dovremo trovare gli strumenti per mettere in atto riforme necessarie per il nostro settore produttivo. L’agricoltura italiana, e quella toscana in particolare, hanno bisogno di aggregazione su tutti i livelli: dall’aggregazione di processo a quella di approccio verso il mercato. Politiche di aiuto mirate per ogni settore sono irrinunciabili, mi riferisco a OCM dedicate alla maggior parte dei settori produttivi. A tal proposito, la Cia sostiene l’abbandono degli aiuti diretti basati su fonte storica.

Il 7 novembre eravamo a Grosseto a ragionare su come trovare soluzioni per l’ovi-caprino; la consapevolezza degli allevatori è la conseguenza di un lungo processo che ci ha portato a creare, per quel settore, una posizione chiara, capace di ricalcare esattamente quanto proposto sopra.

Emerge inoltre quanto ancora poco il settore agricolo sia consapevole dell’importanza di nuove strade di accesso al mercato. Su questo aspetto non è più rimandabile un dialogo con l’agroindustria e la GDO. Con esse il primo tema è quello di trovare un nuovo approccio per la ripartizione del valore sulla filiera, capace di garantire risposte anche alle imprese agricole.

Immediatamente dopo è da individuare una strategia comune capace di aggredire il mercato mondiale ed europeo con un progetto condiviso ed estremamente ambizioso.

Dobbiamo riappropriarci degli spazi coperti dall’Italian Sounding, dobbiamo garantire dignità e reddito ai nostri agricoltori.