Si è svolto nei giorni scorsi l’incontro fra Cia Toscana e Anbi Toscana

Il tema dell’acqua, dell’irrigazione, degli invasi e delle bonifiche è ovviamente sempre al centro dell’attenzione dell’agricoltura toscana. Un tema strategico a cui la politica regionale dovrà fare sempre più attenzione, come abbiamo sottolineato nel nostro documento presentato a tutte le forze che si candidano per guidare la Regione.

Nell’incontro con Anbi abbiamo avuto modo di osservare anche il loro documento realizzato in vista di questa tornata elettorale. Vi proponiamo qualche estratto.

La L.R. 79/2012 secondo Anbi ha funzionato, ed estendere la bonifica a tutto il territorio regionale ha consentito di destinare maggiori risorse alla difesa dal rischio idraulico e idrogeologico, di qualificare e professionalizzare le strutture tecniche dei Consorzi, di eseguire una manutenzione costante del reticolo e attenta alla tutela degli ecosistemi fluviali, di coinvolgere in modo attivo, nel processo di presidio e di sicurezza del territorio, le imprese agricole.

Ma anche se la normativa regionale ha il pregio di aver strutturato meglio il sistema della bonifica, è anche vero che, a sei anni di distanza dall’entrata dalla sua entrata in vigore, necessita di un obbligatorio restyling.
La proposta di Anbi Toscana

Responsabilizzazione dei Consorzi – La Regione Toscana con la LR 79/2012 ha scelto di affidare ai Consorzi di Bonifica l’intera attività di bonifica, ritenendoli enti efficienti, dotati di mezzi e professionalità adeguati per svolgere un ruolo strategico. Enti quindi in grado di assumere le loro responsabilità e, acquisiti gli indirizzi regionali, capaci di realizzare gli obiettivi.

Questo principio deve essere chiarito anche dalla norma, a cui compete di specificare meglio il ruolo di indirizzo e controllo svolto dalla Regione e dare invece piena autonomia operativa agli enti delegati ad operare sul reticolo di gestione.


Lotta alla burocrazia – Il tentativo di snellimento e di sburocratizzazione che sta investendo tutta la pubblica amministrazione deve necessariamente interessare il sistema della bonifica. Per evitare inutili sprechi di tempo e per ottenere sensibili risparmi di energie umane ed economiche da destinare alla manutenzione del territorio occorre intervenire con urgenza su alcuni articoli che appesantiscono inutilmente gli adempimenti richiesti ai Consorzi di Bonifica (es. procedure autorizzative, oneri ittiogienici, convenzioni UC) senza produrre alcun vantaggio per le comunità locali e il territorio.


Gestioni associate solo se utili ed efficaci – La previsione della norma di attuare le attività indicate all’art. 23 in forma associata, a distanza di sei anni, non si è ancora concretizzata, se non in modo parziale e frammentato.

La complessità di alcuni percorsi, che, in qualche caso, per realizzarsi compiutamente, necessitano dell’attivazione di sovrastrutture costose e complicate; richiedono ingiustificate e dispendiose sostituzioni di strumentazioni che, pure, nel tempo si sono dimostrate utili ed efficaci; comportano modifiche sostanziali delle procedure già in essere e una laboriosa attività di formazione del personale, sconsigliano di intraprendere il percorso, anche in via sperimentale.

È necessario esaminare con ponderatezza pregi e difetti delle attività che la legge indica di gestire in forma associata, evitando di intraprendere percorsi incapaci di produrre i risultati di efficienza, efficacia ed economicità invocati dal legislatore.


Un Reticolo idrografico da rivedere – L’idea di individuare un reticolo idrografico regionale è sicuramente importante al fine di garantire gli interventi necessari a mantenere efficiente un territorio. È però necessario che il reticolo individuato sia realmente coerente con quello presente sul territorio e che le norme con cui sono regolate le attività lungo tale reticolo, non comportino gravi disagi per tutti gli operatori economici quotidianamente impegni sul territorio.

È fondamentale rivedere il reticolo idrografico escludendo i tratti dei corso d’acqua, che non sono utili al funzionamento dell’intero reticolo e, nel contempo, rivedere il regolamento 42R/2018 per evitare appesantimenti burocratici per i confinanti che devono svolgere attività di manutenzione ordinaria in prossimità dello stesso reticolo.


Nell’incontro tra Cia e Anbi Toscana ed i presidenti dei Consorzi di bonifica (foto a destra) si è parlato di Climate Change; è emersa una ampia convergenza per superare la carenza idrica per uso agricolo. Soltanto il 9% della Sau infatti è irrigata.

Occorre superare la logica dell’emergenza e cominciare ad agire sulla prevenzione, costruendo percorsi che dotino la Toscana di un moderno sistema irriguo, a supporto di un’agricoltura sempre più attenta all’utilizzo della risorsa idrica e che necessita, anche per colture come la vite e l’olivo, sempre più di irrigazione di soccorso.

Da una parte quindi i Consorzi toscani si dovranno dotare di professionalità adeguate e di esperti del settore – un impegno che Cia Toscana sta portando avanti verso le imprese agricole -; dall’altra la Regione dovrà porre attenzione al tema, stimolando con finanziamenti ad hoc la manutenzione dell’esistente e lo sviluppo di nuove reti. Anche promuovendo progettualità da finanziare a livello nazionale.

La Regione dovrà inoltre dare seguito al recupero dei piccoli e medi invasi ad uso agricolo, che hanno una forte diffusione in tutti i territori ma che, per le difficoltà tecniche e burocratiche nella loro gestione, di fatto sono stati dismessi.

Occorre infine una forte azione integrata tra le istituzioni, i Consorzi di bonifica e le stesse associazioni agricoli per coniugare soluzioni finalizzate ad alleviare situazioni di rischio idrogeologico con la realizzazione di un piano di piccoli e medi invasi e per sviluppare le infrastrutture idriche al solo servizio dell’agricoltura o meglio ancora polifunzionali.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 9/2020