di Ermanno Comegna, Consulente di Italia Olivicola


L’Italia ha mandato ai servizi della Commissione UE il proprio Piano strategico nazionale (PSN) della PAC 2023-2027 il 31 dicembre 2021, il 31 marzo successivo da Bruxelles sono arrivate le osservazioni, con le richieste di integrazioni e di modifiche. È quindi iniziata una fase di revisione che coinvolge il Mipaaf, le Regioni e le Provincie autonome e gli organismi che fanno parte del partenariato. Entro luglio, l’Italia dovrà trasmettere ai servizi comunitari la versione rivista del PSN, in modo che possa essere approvato in poche settimane ed iniziare così ad attuare i nuovi strumenti della politica agraria a partire dal primo gennaio 2023.

Le novità sono molteplici, soprattutto in materia di pagamenti diretti e in generale di primo pilastro della PAC. Si può senz’altro parlare di una chiara discontinuità rispetto alla situazione di oggi, per effetto della crescente sensibilità ambientale da parte delle istituzioni comunitarie e nazionali e per la volontà politica a rendere più equa la distribuzione del sostegno pubblico a favore degli agricoltori.

Per consentire di disporre di un quadro esauriente della situazione e per agevolare gli olivicoltori a cogliere la portata del cambiamento in atto, si ritiene opportuno approfondire dapprima il funzionamento dell’attuale regime dei pagamenti diretti, per poi soffermarsi sulle novità che verosimilmente ci saranno dal 2023 in avanti, alla luce del processo decisionale in corso.


L’attuale regime dei pagamenti diretti

L’anno 2022 è l’ultimo per il quale si applica il regime dei pagamenti diretti in vigore in Italia a partire dal 2015 che per l’olio d’oliva prevede un pagamento disaccoppiato, articolato in una componente di base ed una riservata al greening ed un sostegno accoppiato, composto da tre distinte misure:

  • un premio agli oliveti limitato a sole due regioni, ovvero Puglia e Calabria;
  • un contributo agli oliveti in pendenza di Puglia, Calabria e Liguria;
  • e, infine, un contributo per gli oli DOP ed IGP prodotti sull’intero territorio nazionale.

C’è in aggiunta una quarta componente costituita dal supplemento riservato ai giovani agricoltori con età inferiore a 40 anni che si siano insediati da meno di 5 anni. Tale forma di sostegno è intercettata da un numero limitato di beneficiari.

L’importo dei pagamenti diretti per ettaro di oliveto risulta piuttosto differente in Italia. Ci sono due regioni (Puglia e Calabria) che beneficiano di contributi più elevati, in genere superiori a 500 euro per ettaro e talvolta anche al di sopra della soglia dei 1.000 euro. In tutte le altre regioni i contributi per ettaro sono generalmente inferiori e indicativamente si attestano dai 200 ai 400 euro per ogni ettaro.

La differenza deriva dalla diversa entità dei premi che sono stati corrisposti agli olivicoltori italiani nel corso del quadriennio storico di riferimento per il calcolo dei titoli disaccoppiati che va dal 1999 al 2002. I produttori che in quel periodo hanno incassato, in virtù dei cosiddetti “modelli F”, contributi più elevati, continuano ancora oggi a beneficiare dell’effetto di trascinamento di tale favorevole situazione, in quanto la componente disaccoppiata dei pagamenti diretti di oggi risulta ancora parzialmente dipendente dai premi intercettati nel menzionato periodo storico di riferimento.

In aggiunta ai pagamenti diretti del primo pilastro della PAC, gli olivicoltori possono contare su una serie di misure programmate nell’ambito della politica di sviluppo rurale e sulle ricadute delle politiche di mercato attuate dalle organizzazioni di produttori (OP ed AOP) tramite i programmi operativi finanziati con la cosiddetta OCM unica.


Le novità a partire dal 2023

Il nuovo regime dei pagamenti diretti, le cui scelte applicative nazionali sono in via di definizione, con un serrato confronto tra Ministero, Regioni, Province autonome e Commissione europea, è basato su un diverso approccio, articolato in cinque distinte componenti:

  • Il regime ecologico che assorbe il 25% della dotazione finanziaria disponibile annualmente per l’Italia e cioè 874 milioni di euro per anno;
  • Il sostegno redistributivo a favore delle piccole e medie aziende agricole che può contare su una dotazione annuale di 350 milioni di euro;
  • Il sostegno accoppiato, a favore del quale l’Italia destina 525 milioni di euro per anno;
  • Il sostegno complementare per i giovani agricoltori con una dotazione annuale di 70 milioni di euro;
  • La parte residuale, pari a 1,7 miliardi di euro per anno, è utilizzata per il sostegno di base al reddito, erogato a favore degli agricoltori in virtù dei titoli che sono in portafoglio.

Dal 2023, i titoli oggi in circolazione saranno confermati, ma il loro valore unitario sarà ricalcolato, con una riduzione che indicativamente può essere quantificata pari a circa il 50% rispetto all’importo attuale del titolo comprensivo del greening.

Così ad esempio un olivicoltore che oggi dispone di un diritto all’aiuto di 400 euro e beneficia di un’indennità per l’inverdimento di 200 euro per ettaro, per un totale di 600 euro, nel 2023 avrà titoli per un valore pari a circa 300 euro per ettaro.

Tale importo sarà corrisposto dal 2023 in avanti, dopo aver applicato la convergenza interna che è un dispositivo in virtù del quale tutti i titoli in circolazione tenderanno ad avvicinarsi, entro l’anno 2026, al valore medio nazionale che sarà di circa 167 euro per ettaro.

Al pagamento disaccoppiato di base, occorre aggiungere i contributi che ogni agricoltore beneficiario riuscirà a percepire grazie al regime ecologico, al pagamento redistributivo, al sostegno accoppiato e all’eventuale supplemento per i giovani agricoltori.

In riferimento alle cosiddette quattro componenti selettive del nuovo regime dei pagamenti, il PSN stabilisce quanto segue:

  • Per quanto riguarda il regime ecologico è stata concepita una pratica specifica per le colture arboree che prevede l’inerbimento tra i filari degli alberi (fuori la proiezione della chioma in caso di alberi sparsi) e l’impegno a ridurre l’utilizzo dei prodotti fitosanitari e ad astenersi dalle lavorazioni sulla parte inerbita, nonché dalla asportazione della stessa. L’importo indicativo dell’aiuto ad ettaro è stato calcolato dal Mipaaf in circa 120 euro.
  • Inoltre, le aziende olivicole possono contare pure su una seconda pratica riservata agli oliveti di valenza paesaggistica, da definirsi a livello regionale. In questo caso gli impegni sono la potatura annuale e il divieto di bruciatura in loco dei residui. L’importo indicativo del premio è stato determinato dal Mipaaf in 250 euro per ettaro.
  • Una terza misura è la realizzazione di colture a perdere negli impianti di coltivazioni arboree, con la semina di essenze che favoriscono la riproduzione degli impollinatori. Il premio indicativo sarebbe di 250 euro per ettaro, ma la dotazione finanziaria risulta piuttosto limitata (circa 10 milioni di euro per anno).
  • In relazione al sostegno accoppiato, l’Italia ha scelto di confermare una sola misura a favore del settore olivicolo e cioè il contributo per gli oliveti che partecipano a sistema di qualità europei (DOP ed IGP). Il premio indicativo calcolato dal Mipaaf è di 117 euro per ettaro e per anno.
  • In relazione al pagamento redistributivo le scelte prevedono l’erogazione di un contributo supplementare a favore dei primi 14 ettari di ciascuna azienda agricola, escludendo quelle con oltre 50 ettari. Il premio ad ettaro indicativo è determinato in circa 80 euro per anno.
  • Per quanto riguarda il supplemento per i giovani agricoltori è confermata l’impostazione valida fino al 2022, con un aiuto uniforme per ettaro, riconosciuto per tutti gli ettari a disposizione del beneficiario, limitata però ad una soglia dimensionale massima di 90 ettari.

Il PSN contiene le scelte applicative formulate dal Ministero, in accordo con le Regioni e Province autonome e previa consultazione con il partenariato economico, in riferimento anche agli interventi settoriali (OCM unica) ed alla politica di sviluppo rurale; oltre che al nuovo regime dei pagamenti diretti di cui si è parlato diffusamente in precedenza.

Al momento in cui è redatto questo testo (primavera 2022), la situazione è ancora in itinere ed ulteriori elementi conoscitivi saranno disponibili nei prossimi mesi. Una volta che le scelte applicative nazionali saranno definitivamente sancite, diverrà possibile svolgere approfondimenti pertinenti, riferiti ai singoli settori produttivi e, magari, anche alle diverse aree territoriali.
Oltre ai pagamenti diretti del primo pilastro della PAC, le aziende olivicole potranno beneficiare, come del resto avviene oggi, degli interventi dello sviluppo rurale, come i contributi a fondo perduto per gli investimenti materiali ed immateriali e i premi corrisposti a seguito dell’accettazione di impegni di natura agro-climatico-ambientale, come può essere, ad esempio, la conversione o il mantenimento all’approccio dell’agricoltura biologica.

La particolarità del secondo pilastro della PAC è data dalla circostanza che la scelta degli interventi da sostenere e dei contributi da erogare a favore delle imprese spetta alle Regioni e alle Province autonome, attraverso la sezione di loro pertinenza del Piano strategico nazionale. Ogni Autorità territoriale individuerà gli interventi maggiormente in linea con le esigenze ed i fabbisogni del sistema produttivo locale, potendo scegliere da una lista definita a livello nazionale, composta da oltre 70 differenti opzioni.

Infine, nel descrivere la futura impostazione della politica di sostegno a favore del settore olivicolo-oleario, non bisogna dimenticare gli interventi messi in campo attraverso i programmi operativi delle organizzazioni dei produttori. Per tale capitolo della politica agraria, l’Italia può contare su una dotazione finanziaria annuale di fonte comunitaria pari a circa 35 milioni di euro, cui si aggiunge una quota di co-finanziamento nazionale che porta l’intero stanziamento attorno a 50 milioni di euro.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 6/2022 (Speciale Olivicoltura a cura di Ota – Olivicoltori toscani associati, campagna finanziata con il contributo dell’Unione Europea e dell’Italia)