Presentata anche in Toscana l’Associazione dei pescatori italiani PescAgri della Cia

Orate, spigole, trote e cozze: è in salute il pesce made in Tuscany. Sono venticinque gli impianti di acquacoltura, fra Garfagnana e Lunigiana, Casentino (specie acqua dolce), Orbetello (spigole e orate in allevamenti in laguna), e costa livornese, con impianti sia a terra sia off-shore (maricoltura) con realtà in forte crescita (impianti a Capraia e nel golfo di Follonica), così come la miticoltura con due impianti operativi nel golfo di Follonica.

Con una produzione toscana annua proveniente da impianti a terra (fra impianti di acqua dolce e acqua salata) di 4mila tonnellate di pesce, mentre con lo sviluppo dell’off-shore la produzione può considerarsi raddoppiata. Importante anche la pesca in mare, con la presenza di 570 battelli (dato 2020) che valgono il 4,8 del totale nazionale.

È questa in sintesi la fotografia emersa oggi a Firenze al convegno “Pesca e acquacoltura risorse da valorizzare” organizzato da PescAgri, Associazione Pescatori Italiani promossa da Cia-Agricoltori Italiani – in collaborazione con Cia Toscana. Fra gli interventi quello della vicepresidente e assessore all’agroalimentare Stefania Saccardi, del presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo e del presidente della Commissione aree interne del Consiglio regionale Marco Niccolai.

Durante l’appuntamento fiorentino la presentazione di “PescAgri che vogliamo!”, roadmap organizzata da PescAgri, l’associazione dei pescatori Italiani, promossa da Cia-Agricoltori Italiani per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione dell’acquacoltura e della pesca artigianale.

Un settore in forte espansione in Toscana quello dell’acquacoltura, e con prodotti ittici apprezzati sui mercati: per il pesce toscano il mercato di riferimento è in primis quello nazionale della grande distribuzione organizzata.

Obiettivo di PescAgri – nata nel 2020, rappresenta oggi già oltre cento aziende, ed è presente in Veneto, Emilia Romagna, Campania, Puglia e da oggi anche in Toscana – è quello di aumentare l’autosufficienza alimentare, utilizzando meglio i fondi Ue per sviluppare l’allevamento ittico sostenibile e renderlo competitivo, così da ridurre le importazioni di pesce dall’estero che coprono l’80% della domanda dei consumatori italiani.

Anche in Italia il comparto è sempre più in crescita, con un giro d’affari di 510 milioni di euro (suddivisi in 295 milioni per piscicoltura e 215 per la molluschicoltura) e 900 aziende su tutto il territorio. La produzione è di circa 165.000 tonnellate di trenta specie diverse di pesce.

“Ci sono enormi potenzialità di crescita e di reddito da pesca e acquacoltura in Toscana – ha sottolineato Valentino Berni, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana -. L’acquacoltura viene, infatti, definita ‘agricoltura di mare’: allevamenti ittici sia in acqua salata che dolce, finalizzati alla raccolta di pesci, molluschi e crostacei, che possono essere realizzati in mare, nei fiumi, nei laghi o nelle lagune. Ma come il resto dell’agricoltura, anche il comparto pesca, che è strategicamente rilevante per il settore primario, è colpito dai rincari dei costi energetici, servono interventi ed incentivi agli investimenti per produrre di più utilizzando al meglio i fondi del Feampa (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca)”

“Con una crescente domanda e il sovrasfruttamento degli stock ittici – ha sottolineato la presidente PescAgri, Rosa Giovanna Castagna – l’acquacoltura non può più essere considerata ancillare alle attività di cattura. Dal 2013 la crescita di produzione è stata dell’8% e il prodotto ittico d’allevamento è destinato entro il 2030 a superare quello pescato, arrivando a coprire il 70% della domanda”.

Per PescAgri la priorità è, dunque, la promozione dell’itticoltura sotto il profilo ambientale, economico e sociale, oltre alla conservazione delle risorse biologiche acquatiche, contribuendo alla sicurezza alimentare europea e consentendo una blue economy sostenibile nelle aree costiere, insulari e interne.

“Le potenzialità del settore – ha detto Marilena Fusco, segretario PescAgri – passano dalla formazione professionale degli operatori del settore della pesca e gli imprenditori ittici, traghettando il comparto verso gli obiettivi europei di transizione ecologica grazie all’innovazione tecnologica. Dobbiamo lavorare per non far abbandonare la pesca, vogliamo che i nostri figli continuino l’attività”.

PescAgri intende, inoltre, intensificare il dialogo con le istituzioni nazionali per il superamento dei troppi ostacoli amministrativi e difficoltà burocratiche che lo hanno frenato in passato, per esempio nel rilascio delle concessioni demaniali marittime. L’associazione guarda, dunque, alla crescita economica degli allevamenti ittici attraverso una progressiva semplificazione dell’apparato normativo e delle norme vigenti, grazie anche a una maggiore digitalizzazione.

“PescAgri auspica infine – ha concluso Castagna – una campagna di promozione che sostenga e incentivi il settore dell’acquacoltura, così come accadde in passato con gli agriturismi, nell’ottica di una multifunzionalità che garantisca nuove opportunità di reddito alle aziende agricole, favorendo lo sviluppo di attività di allevamento sia di acqua dolce che salata”.

Fra gli interventi della tavola rotonda dedicata all’acquacoltura in Toscana, moderata da Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana, quello di Giovanni Maria Guarnieri Regione Toscana; Giuliana Parisi Ordinario Acquacoltura Università di Firenze; Pierpaolo Gibertoni, ittiologo; e Carlo Chiostri, Accademia dei Georgofili.